Noi di CAS stiamo lavorando su una pubblicazione nuova nel suo genere, un vademecum per l’ufficio gare dell’impresa, una guida semplificata per gli operatori economici che intendono operare nel settore appalti pubblici di lavori, il linguaggio è accessibile e il punto di vista è solo quello dell’impresa.

La pubblicazione sarà disponibile nell’autunno 2019 e sarà aggiornata alla Legge 55/2019 conterrà tanti schemi semplificativi e tutta la modulistica necessaria all’impresa per la partecipazione alle gare d’appalto di lavori.

Tra i temi trattati nella pubblicazione c’è  quello che riguarda una errata diffusa convinzione, da entrambe le parti della trincea, tra imprese e stazioni appaltanti, per cui quando l’appalto è a corpo, ovvero sarà contabilizzato a corpo, l’appaltatore dovrà in qualche modo subire l’eccedenza di eventuali imprevisti e/o sovraprezzi essendo l’importo a corpo immutabile.

Alle convinzioni infondate seguono le esclamazioni di imprenditori “offrirò poco sconto a quella gara in quanto è a corpo e non si sa mai..” o di RUP che dicono “mancano i soldi per questa opera quindi andrò a corpo così poi in qualche modo completerò…”.

Non si comprende sinceramente come possa esistere questa credenza in quanto tale situazione non sarebbe sostenuta da nessuna logica di parità nei reciproci rapporti tra le parti e andrebbe a cozzare proprio sulla natura dei soggetti: l’imprenditore non è uno scommettitore, il RUP non è un truffatore.

Se fosse vero che con il prezzo a corpo l’importo è immutabile non dovevano esistere varianti in corso d’opera per tal tipologia, invece ci sono e come.

Dovrebbe essere facile da comprendere che se qualcosa manca nella contabilità del progetto a corpo la responsabilità sarà di chi ha progettato non della povera ditta che ha partecipato fidandosi del lavoro della stazione appaltante.

Quindi falsa e sciocca l’esclamazione del RUP al momento che l’impresa contesta la mancanza di qualche lavorazione “ma il progetto è a corpo lei doveva valutare il progetto, non possiamo riconoscerle nulla”.

Ma scherziamo? Il progettista non ha previsto il ponteggio per fare il lavoro in copertura e l’impresa deve pagare di tasca sua perché non si è accorta. Ma chi doveva accorgersi dell’errore? Prima dell’impresa ci sono: un progettista, un validatore del progetto, un RUP.

In verità la mancanza di eventuali somme, per mancata previsione di una lavorazione o errata quantificazione, sarà proprio pagata da chi ha fatto l’errore attraverso una variante in corso d’opera suppletiva in danno.

Vedete come è diversa la realtà.

Vi comincia a suonare tutto un po’ strano? Se siete sottostati avete sbagliato, vi hanno fregato purtroppo.

Se vi ricapiterà per il futuro di incontrare qualche RUP furbo o semplicemente incompetente che ci proverà, contestate.

L’art. 3 del D. Lgs. 50/2016 definisce così le due tipologie:

ddddd) «appalto a corpo» qualora il corrispettivo contrattuale si riferisce alla prestazione complessiva come eseguita e come dedotta dal contratto;.

eeeee) «appalto a misura» qualora il corrispettivo contrattuale viene determinato applicando alle unità di misura delle singole parti del lavoro eseguito i prezzi unitari dedotti in contratto.

In pratica, solo una differente tipologia di contabilità, per gli appalti a corpo si paga in percentuale sui lavori svolti, per appalti a misura si paga per prezzi e quantità delle lavorazioni eseguite.

L’immodificabilità del prezzo “a corpo” non è un principio assoluto e inderogabile quindi?

A questa domanda risponde la Corte di Cassazione, Sezione Prima Civile, con l’ordinanza 25 settembre 2017, n. 22268, con la quale ha statuito che, pur in presenza di un appalto di opere pubbliche la cui determinazione del prezzo sia “a corpo”, il significativo incremento dei lavori da eseguire fa sorgere in capo all’impresa appaltatrice il diritto al compenso per l’eccedenza delle opere realizzate.

La Cassazione, con la pronuncia in esame, ha rivisto questa statica distinzione, conferendo il carattere della flessibilità alla modalità di fissazione del prezzo “a corpo” per la realizzazione di opere pubbliche.

I giudici si sono soffermati sulla questione dell’ immodificabilità del prezzo “a corpo”, richiamando in proposito una delibera (Delib. 21 febbraio 2002, n. 51) dell’ Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici. Quest’ultima ha previsto che nei contratti pubblici in cui la determinazione del prezzo sia avvenuta “a corpo”, non vi può essere, in linea generale, la modifica del compenso spettante all’appaltatrice, che si assume il rischio del possibile aumento o diminuzione delle risorse utili alla realizzazione dell’opera, rispetto a quelle specificate nell’offerta dalla stazione appaltante.

Aderendo a questa impostazione i giudici hanno sottolineato che in ipotesi di variazioni “abnormi“ dei lavori da eseguire (nel caso di specie corrispondenti addirittura al doppio del valore delle opere progettate) si è in presenza di un’alea contrattuale non più accettabile e sostenibile da parte della società appaltatrice che, pertanto, pur in presenza di un appalto “a corpo”, ha diritto a vedersi aumentato il compenso per i lavori aggiuntivi realizzati.

La Cassazione sancisce, in definitiva, che il principio della immodificabilità del prezzo stabilito “a corpo” non è assoluto ma derogabile, per cui in presenza di incrementi dei lavori da eseguire che esulino la normalità e che si ritengano abnormi rispetto a quelli previsti inizialmente, si va incontro a possibili variazioni del prezzo.

Non siete ancora convinti?  Leggetevi questi lodi arbitrali degli ultimi dieci anni.

Come sostenuto dal collegio arbitrale di Roma del 23 ottobre 1997Il criterio di determinazione del prezzo dell’appalto a corpo non costituisce, e non può costituire, strumento per trasformare l’appalto in una scommessa o in un contratto aleatorio, né tantomeno in un espediente per ottenere a spese dell’appaltatore l’esecuzione di opere pubbliche a costi inferiori a quelli effettivi, ma è consentito ed ammissibile, in via di principio, soltanto se ed in quanto sia possibile procedere preventivamente alla precisa determinazione dell’opera, quando cioè la possibilità di calcolare e misurare, precisamente tutte le categorie di lavoro richieste, consente di forfettizzare il corrispettivo globale e di lasciare quindi a carico oppure a vantaggio dell’appaltatore il rischio o l’utile delle maggiori o minori quantità che risultassero necessarie” (Lodo arbitrale Roma 23 ottobre 1997 n. 89). Ed ancora “In caso di contratto a forfait (…) il rischio che grava sull’;appaltatore in tale tipo di contratto deve essere inteso nel senso che sull’impresa non possono gravare oneri correlati a difficoltà che siano insorte nel corso del rapporto e che siano al di fuori di ogni previsione originaria”; (Lodo Roma 27 Maggio 2002).

Roma – Lodo 25/01/2010 n. 8/2010. “Nell’appalto a corpo l’appaltatore sopporta infatti il rischio delle quantità rispetto al prezzo pattuito, ma nell’ambito (e non potrebbe essere diversamente) di quanto disegnato e progettato, senza che ciò legittimi la trasformazione dell’appalto in un contratto aleatorio, né escluda che competano all’appaltatore compensi per i maggiori oneri sostenuti in dipendenza di circostanze a lui non imputabili. La pattuizione di immodificabilità del prezzo in cui l’appaltatore assume, sulla base del progetto a base di gara, il carico dell’alea rappresentata dalla maggiore o minore quantità dei fattori produttivi che concorrono alla realizzazione dell’opera, e la contemporanea necessità di non sovvertire l’equilibrio del sinallagma contrattuale, accentuano l’ineludibile necessità di un adeguato approfondimento del progetto esecutivo ad un livello tale da definire in modo compiuto l’opera da realizzare, al fine di garantire la possibilità di individuare le singole parti dell’opera ed assicurare la pedissequa rispondenza della medesima agli elaborati grafici ed alle specifiche tecniche. Le modalità di pagamento del corrispettivo “a corpo” non trasformano, dunque, l’appalto in un contratto aleatorio. Come ricordato dall’Autorità di Vigilanza per i Lavori Pubblici nella deliberazione n. 51 n. 21/2002 “…che il progetto (caratterizzato dai disegni esecutivi e dalle specifiche tecniche) costituisca un fondamentale elemento di riferimento nel contratto di appalto con corrispettivo “a corpo”, si riscontra anche dalla lettura dell’art. 1661 c.c., laddove è, appunto, prevista come causa di derogabilità alla immodificabilità del prezzo la variazione, tipologica e dimensionale, dell’opera.”

In conclusione quindi che cambia tra i contratti a corpo e i contratti a misura?

Poco niente direi, cambia solo la modalità di contabilizzazione e non il riconoscimento di maggiori spese derivanti eventuali imprevisti da cui derivino varianti in corso d’opera.

Unica vera differenza in sostanza è la tolleranza con cui scatta la variazione dell’importo contrattuale, se per l’appalto  a misura una qualsiasi minima lavorazione aggiuntiva crea un maggior compenso per l’appalto a corpo non è così.

Nei contratti a corpo esiste una sorta di approssimazione contabile che non genera però di fatto un prezzo chiuso.

Questioni di lana caprina …

Dott. Paolo Capriotti

06/06/2019

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