Da un articolo per Appalti & Contratti di Maggioli di Paolo Capriotti

Il Consiglio di Stato ribalta il TAR Lazio e legittima la gara-ponte: un segnale decisivo per i Comuni, che ora non possono più tergiversare. 

1. Il contesto: un banco di prova per l’attuazione del D.L. 131/2024 

La vicenda prende le mosse dall’avvio delle prime procedure pubbliche per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime, a seguito dell’entrata in vigore del Decreto-Legge 131/2024. Tra i primi ad attivarsi, Roma Capitale ha emanato un avviso pubblico – la cosiddetta “gara-ponte” – per l’affidamento temporaneo delle spiagge libere attrezzate di Ostia, in attesa del completamento del Piano di Utilizzazione degli Arenili (PUA). A fronte di questa iniziativa, alcuni operatori economici hanno proposto ricorso al TAR Lazio, contestando la legittimità della procedura. Il caso si è immediatamente trasformato in un test nazionale per l’applicazione del nuovo assetto normativo.

2. L’ordinanza del TAR Lazio, n.1624 del 13/03/25: lettura formalistica e vincoli paralizzanti 

Il TAR Lazio aveva accolto l’istanza cautelare sospendendo l’efficacia della gara, con un’ordinanza che muove da tre principali rilievi:

  • Insufficiente titolarità del Comune sull’area: in assenza di concessioni formalmente scadute, il TAR ritiene che non vi fosse “piena disponibilità” dell’area demaniale, condizione ritenuta pregiudiziale per la legittimità della gara;
  • Durata dell’affidamento inferiore al minimo legale: l’avviso prevedeva una durata di un anno, prorogabile di altri due, mentre l’art. 4 del D.L. 131/2024 stabilisce una soglia minima di cinque anni;
  • Previsione di royalties aggiuntive al canone concessorio, ritenute prive di fondamento normativo. In sostanza, il TAR adotta un’impostazione rigidamente formale, che sembra ignorare la ratio del riordino e l’urgenza operativa delle amministrazioni.

3. L’ordinanza del Consiglio di Stato, n. 1149 del 26/03/2025: equilibrio tra legalità e funzionalità 

Accogliendo l’appello del Comune, il Consiglio di Stato ribalta l’ordinanza del TAR e consente la prosecuzione della procedura. I giudici di Palazzo Spada compiono un’operazione chiarificatrice su tre punti fondamentali:

  • Disponibilità dell’area demaniale: il Consiglio chiarisce che la disponibilità dell’area da parte dell’amministrazione non richiede necessariamente la preventiva rimozione fisica delle strutture esistenti. È sufficiente che l’ente abbia titolo giuridico e capacità operativa di garantire l’immissione in possesso del nuovo concessionario;
  • Durata dell’affidamento: la “gara-ponte” è qualificata come strumento transitorio, funzionale alla gestione ordinata delle spiagge in attesa del completamento della pianificazione di spiaggia. In tale contesto, la deroga alla durata quinquennale è ritenuta coerente con i principi del decreto e proporzionata all’interesse pubblico;
  • Royalties e valore pubblico: il meccanismo delle royalties è considerato compatibile con il quadro normativo, nella misura in cui mira a massimizzare il ritorno economico per l’ente, in coerenza con il principio di valorizzazione del demanio.

L’ordinanza riconosce il valore della tempestività e dell’efficienza dell’azione amministrativa, sottolineando come l’inerzia non possa più essere giustificata né premiata.

4. Il valore strategico della decisione 

L’ordinanza del Consiglio di Stato rappresenta un riferimento importante per i Comuni: pur in attesa della sentenza definitiva, contribuisce a consolidare l’idea che sia possibile avviare percorsi di evidenza pubblica anche in contesti non ancora pienamente pianificati, a condizione che l’azione amministrativa sia motivata, coerente e inserita in una visione strategica. Un passaggio che apre la strada a transizioni ordinate, basate su gradualità, responsabilità e capacità operativa. In questo quadro, assumono un ruolo decisivo le scelte strategiche e la volontà politica degli enti locali. È il caso di Roma Capitale, dove l’assessore al Patrimonio, Tobia Zevi, ha accompagnato con coraggio l’azione amministrativa, intervenendo pubblicamente con dichiarazioni improntate a trasparenza e determinazione, in particolare sul tema delle royalties: “Esiste lo storico dei fatturati, le bizzarrie emergerebbero. E manderemo i vigili a controllare”, ha dichiarato in un’intervista. Un segnale politico netto che – al di là delle polemiche – manifesta chiaramente la volontà di ricondurre la gestione del litorale all’interno di un quadro di controllo pubblico responsabile, ispirato a legalità, trasparenza e valorizzazione equa del bene comune.

5. Conclusioni: una linea da seguire 

Quella di Ostia non è una vicenda isolata, ma il primo caso concreto in cui il nuovo quadro normativo è stato messo alla prova. La decisione del Consiglio di Stato sembra voler segnare un passaggio decisivo: restituire centralità all’interesse pubblico, consentire alle amministrazioni di agire in presenza di una strategia chiara, e chiarire che le procedure di evidenza pubblica non possono essere paralizzate da formalismi svincolati dal contesto. Il messaggio ai Comuni è inequivocabile: si può – e si deve – agire, anche in fase transitoria. L’ordinanza legittima strumenti ponte, valorizza la funzione regolativa del bando, ammette una visione pragmatica sulla gestione delle spiagge e riconosce la possibilità di forme di ritorno economico che vadano oltre i canoni minimi. Sono finiti gli alibi per chi, di fronte a scenari nuovi e complessi, continua a nascondere l’incapacità di affrontare processi non ordinari dietro la presunta mancanza di un quadro normativo definitivo. Il vero nodo non è l’assenza di regole, ma la difficoltà ad uscire dal perimetro delle consuete operazioni amministrative di routine verso progetti complessi. Ora la sfida è passare dalle regole ai fatti, perché il 2027 è vicino. E l’interesse pubblico non può più aspettare.

31/3/2025