Articolo di Paolo Capriotti per Appalti & Contratti di Maggioli editore
- Dal dato numerico alla struttura del prezzo
La dispersione evidenziata nella Parte I non può essere compresa senza tornare alla struttura del prezzo delineata dall’articolo 41, comma 13, del Decreto legislativo 36/2023 e dall’Allegato I.14.
Il cuore del sistema è il costo tecnico: è in questa fase che il prezzo prende forma.
Secondo l’Allegato I.14, il costo tecnico deve derivare da un’analisi analitica dei fattori produttivi, che comprende materiali, manodopera, attrezzature e noli, eventuali semilavorati, trasporti e oneri connessi. La norma impone analiticità, trasparenza e ricostruibilità della voce; non ammette valutazioni forfettarie. Ogni lavorazione deve essere scomposta nei suoi elementi costitutivi.
Il problema, dunque, non risiede nell’assenza di disciplina, ma nella modalità concreta con cui il costo tecnico viene costruito.
- Il costo tecnico non è un dato neutro
Il costo tecnico non è una fotografia del mercato, ma il risultato di ipotesi tecniche ed economiche che incidono direttamente sulla misura del prezzo.
Esso incorpora tre macro-componenti:
- Materiali, valorizzati in base al prezzo unitario della fornitura, alla scala commerciale considerata, alle condizioni di vendita e agli eventuali costi logistici;
- Manodopera, determinata attraverso il costo orario contrattuale e i tempi unitari di esecuzione assunti nell’analisi;
- Attrezzature e noli, stimati in funzione del costo orario del mezzo, delle ore di utilizzo per unità di misura e del grado di saturazione produttiva presunto.
Le componenti materiali e manodopera sono, nella maggior parte delle lavorazioni, economicamente prevalenti. Le attrezzature assumono un ruolo particolarmente significativo nelle lavorazioni ad alta meccanizzazione, dove la variabile decisiva non è soltanto il costo del mezzo, ma il rendimento produttivo attribuito all’organizzazione del cantiere.
Il costo tecnico nasce quindi dall’interazione tra prezzi dei fattori e ipotesi produttive. Se una sola di queste variabili è stimata in modo non omogeneo, l’intero equilibrio del prezzo ne risente.
- Materiali: tra prezzo dichiarato e prezzo effettivo
L’Allegato I.14 prevede la rilevazione diretta dei prezzi e l’utilizzo di strumenti statistici quali media, mediana ed esclusione degli outlier. Sotto il profilo formale, il sistema è coerente.
Nella pratica, tuttavia, il prezzo del materiale può variare sensibilmente in funzione del contesto implicito.
Il fornitore può indicare un prezzo di listino, formalmente corretto ma spesso distante dal valore effettivamente praticato su volumi medi, oppure un prezzo fortemente scontato, riferibile a condizioni negoziali particolari. Entrambe le informazioni possono essere veritiere; ciò che cambia è la scala commerciale e il contesto contrattuale sotteso.
La disciplina non prescrive una parametrizzazione uniforme delle quantità di riferimento né una parametrizzazione vincolante delle condizioni di vendita. Ne consegue che il prezzo rilevato, pur corretto, può incorporare presupposti non omogenei.
Considerando che i materiali possono incidere per quote rilevanti del CT, anche una variazione significativa su questa componente produce effetti proporzionalmente amplificati sul prezzo finale. Non si tratta di irregolarità, ma di eterogeneità metodologica.
- Manodopera: uniformità normativa e variabilità operativa
Per la manodopera il sistema appare più strutturato. L’Allegato I.14 rinvia alle tabelle ministeriali del costo del lavoro, ancorate ai CCNL, garantendo così un parametro orario oggettivo.
La variabile non uniformata è il tempo di esecuzione.
Il Codice non stabilisce produttività standard nazionali, né tempi unitari vincolanti per le singole lavorazioni. Due analisi prezzo possono pertanto utilizzare il medesimo costo orario ma assumere durate diverse per la stessa attività.
È in questa differenza di ipotesi produttive che si genera una parte consistente della dispersione. Il sistema resta conforme alla norma, ma la comparabilità sostanziale tra analisi diverse non è automaticamente garantita.
- Attrezzature: la dimensione organizzativa del costo
Anche le attrezzature devono essere valorizzate in modo analitico, attraverso il costo orario del mezzo e le ore di utilizzo necessarie per l’unità di misura. Tuttavia, la disciplina non impone criteri uniformi di ammortamento, di saturazione produttiva o di rendimento minimo.
Nelle lavorazioni meccanizzate, il tempo di impiego e l’effettivo grado di utilizzo del mezzo possono incidere sensibilmente sul CT. La differenza non nasce da errori formali, ma dalle diverse ipotesi organizzative incorporate nell’analisi.
- Il vero nodo metodologico
Poiché il prezzo unitario deriva dall’applicazione al costo tecnico di un coefficiente moltiplicativo compreso tra 1,243 e 1,287, ogni variazione del CT si riflette automaticamente sul risultato finale. Il meccanismo previsto dal Codice è coerente, ma amplifica qualunque divergenza generata nella fase di costruzione del costo tecnico.
Se il CT è elaborato sulla base di ipotesi non pienamente comparabili — in termini di scala commerciale, tempi di esecuzione o condizioni operative — il prezzo finale risulterà formalmente conforme alla disciplina, ma economicamente diverso rispetto a quello costruito con presupposti differenti.
Il Codice impone analiticità, trasparenza e rilevazione diretta dei dati; non uniforma però in modo vincolante le ipotesi produttive e commerciali che stanno a monte della stima. È in questo spazio tecnico che si genera la dispersione osservata tra i prezzari regionali.
Va tuttavia osservato che la dispersione non può essere ricondotta esclusivamente a carenze metodologiche.
In assenza di criteri uniformi e vincolanti, il sistema può risentire non solo di eterogeneità tecniche, ma anche di logiche di posizionamento settoriale e di equilibri economici propri delle diverse categorie di lavorazioni.
Non è un dato neutro, ad esempio, che talune macro-categorie — si pensi a comparti ad alta specializzazione— presentino talvolta scostamenti percentuali più marcati rispetto a lavorazioni edilizie tradizionali, dove il mercato è storicamente più concorrenziale e maggiormente comparabile.
Se la filiera produttiva è integrata e i fattori di costo sono sostanzialmente omogenei, differenze strutturali tra settori possono difficilmente essere spiegate soltanto con variabili tecniche.
Non si tratta necessariamente di anomalie, ma di un effetto fisiologico che si produce quando il metodo di rilevazione non è pienamente standardizzato e lascia spazio a ipotesi produttive non uniformi.
- La dimensione economico-istituzionale del dato
La dispersione osservata tra prezzari regionali non può essere spiegata esclusivamente con variabili tecniche o differenze operative.
Quando il metodo di formazione del costo tecnico lascia margini interpretativi ampi — in termini di scala commerciale, ipotesi produttive o condizioni di mercato — il prezzo rilevato può riflettere non soltanto il costo dei fattori produttivi, ma anche l’equilibrio tra interessi economici presenti nel processo di rilevazione.
In comparti caratterizzati da maggiore concentrazione dell’offerta o da elevata specializzazione, il livello medio dei prezzi può risentire della capacità di rappresentanza del settore. Il mantenimento di valori più elevati rispetto ad altri ambiti — ad esempio rispetto alle lavorazioni edilizie tradizionali, storicamente più frammentate e concorrenziali — produce effetti economici rilevanti:
- maggiore base d’asta;
- maggiore margine potenziale;
- minore pressione competitiva in fase di gara.
Non si tratta necessariamente di fenomeni patologici.
È una dinamica strutturale che può emergere quando il metodo non è pienamente standardizzato e il processo di formazione del dato coinvolge attori portatori di interessi economici diretti.
Quando il prezzo tecnico diventa anche terreno di rappresentanza settoriale, la funzione statistica rischia di intrecciarsi con logiche di posizionamento.
La questione, dunque, non è soltanto metodologica ma sistemica: riguarda la capacità del sistema di garantire neutralità, comparabilità e impermeabilità rispetto a dinamiche di influenza economica.
- Verso la Parte III
Se l’origine delle discordanze risiede nella costruzione del costo tecnico, l’interrogativo non riguarda soltanto l’armonizzazione dei valori finali, ma la qualità del processo che li genera.
Un prezzario nazionale può coordinare il risultato, ma non necessariamente uniformare le ipotesi produttive, le scale commerciali e i presupposti organizzativi che stanno a monte del costo tecnico.
La vera riforma non si misura nella riduzione aritmetica degli scostamenti territoriali, bensì nella capacità di rendere il metodo trasparente, replicabile e sottratto a logiche di posizionamento.
È su questo crinale — tra tecnica, mercato e governance del dato — che si gioca la portata effettiva dell’intervento normativo.
Nella Parte III si analizzerà se il prezzario nazionale rappresenti un correttivo sostanziale del metodo oppure un meccanismo di coordinamento che agisce prevalentemente a valle della formazione del prezzo.
Arch. Paolo Capriotti





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