Paolo Capriotti per Appalti&Contratti Rivista On Line di Maggioli  

L’entrata in vigore del nuovo codice degli appalti segna un momento di profonda trasformazione nella gestione dei progetti pubblici, poiché introduce una serie di cambiamenti sostanziali, tra cui spicca la limitazione delle varianti progettuali in sede di offerta.

Il nuovo codice, focalizzando l’attenzione sulla sezione dedicata alle modalità di presentazione delle offerte, pone chiare limitazioni alle possibili migliorie progettuali, restringendole a migliorie di aspetti di natura tecnica. Emerge in modo rilevante dall’articolo 108, comma 4, del D.lgs. 36/2023, l’accento sull’importanza di valorizzare gli elementi qualitativi dell’offerta attraverso criteri basati su profili tecnici. Questa nuova prospettiva intende promuovere una maggiore attenzione verso l’aspetto qualitativo dei progetti, incoraggiando la collaborazione tra le diverse parti coinvolte e favorendo la ricerca di soluzioni innovative e avanzate. Un aspetto notevole è l’assenza di qualsiasi menzione alla precedente pratica di consentire varianti progettuali in sede di offerta, un aspetto che aveva occupato un ruolo considerevole nel vecchio codice (art. 95 comma 14 del D.lgs.50/2016).

Questo cambiamento di direzione rappresenta un passo deciso nel riorientare l’approccio complessivo alla gestione dei progetti pubblici. La rimozione delle varianti progettuali in sede di offerta non è solo una modifica tecnica, ma riflette un cambiamento di visione che mette in primo piano la qualità e la solidità dei progetti, promuovendo una progettazione più accurata e una maggiore responsabilità nell’elaborazione delle offerte.

L’introduzione di varianti progettuali in fase di offerta ha innescato una serie di problematiche, oltrepassando le mere formalità procedurali:

  • Introduzione di alternative non contemplate: l’introduzione di nuove alternative o la modifica di un progetto preesistente presenta illogicità, poiché la fase progettuale dovrebbe già contemplare l’analisi di tutte le possibili alternative prima dell’avvio dello sviluppo. L’accettazione di modifiche in questa fase potrebbe essere interpretata solo come un implicito riconoscimento di una carenza nel processo progettuale iniziale e della mancata considerazione di tutte le opzioni disponibili.
  • Coerenza con gli obiettivi iniziali: l’aggiunta di emendamenti nel corso della competizione ha sollevato interrogativi sulla coerenza con gli obiettivi originari. Questi obiettivi spesso comprendono il coinvolgimento di cittadini, figure politiche ed enti competenti nello sviluppo del progetto, e le modifiche potrebbero minare la fedeltà a tali intenti.
  • Preoccupazioni etiche: l’abitudine di apportare cambiamenti da parte di attori economici mossi dalla ricerca di profitto ha sollevato preoccupazioni etiche. Ciò solleva interrogativi sulla compatibilità con gli obiettivi di qualità e coerenza dell’intero progetto.
  • Impatto sulla coerenza e gestione: l’aggiunta di emendamenti durante la fase competitiva, senza un’adeguata documentazione coordinata e senza una struttura di gestione, ha reso difficile valutare l’impatto di tali cambiamenti. Ciò ha potenzialmente generato esiti negativi per il processo decisionale e per la coerenza d’insieme del progetto, compromettendo la sua integrità e la capacità di prendere decisioni informate.

Tutti questi fattori hanno quindi contribuito a rendere il sistema delle varianti in sede di offerta un processo problematico, che metteva in luce le lacune e le difficoltà dell’approccio precedente alla gestione dei progetti pubblici.

Secondo le regole e il buon senso, nello sviluppo di un progetto non poteva esserci alcuna ragione plausibile per consentire modifiche dell’ultimo minuto al momento dell’assegnazione dell’appalto se non le note situazioni imprevedibili legate ad un cambio di scenario.

Le varianti in sede di offerta spesso emergevano come tentativi disperati dell’ultimo momento di migliorare progetti che l’amministrazione stessa non considerava soddisfacenti. Questa situazione derivava spesso da un mancato controllo del progetto stesso durante la fase di sviluppo. In molte circostanze, il progettista elaborava un progetto che, a causa di una comunicazione carente o indirizzamento inadeguato da parte dell’amministrazione, finiva per divergere dal prodotto desiderato.

Questa condizione porta alla luce un’altra questione strettamente correlata: il controllo della qualità durante la fase di sviluppo progettuale. È ormai inaccettabile che il controllo, attraverso la verifica, avvenga solo una volta completato il progetto, con conseguenti ritardi derivanti rilavorazioni radicali. Piuttosto, il controllo di verifica dovrebbe essere un processo attivo, coinvolgendo i verificatori lungo tutto l’arco dello sviluppo. Questo approccio preventivo è fondamentale per prevenire errori anziché doverli correggere in un secondo momento. In tal modo, si ridurrebbe la necessità di affrontare azioni correttive maldestre con l’introduzione di varianti in sede di offerta.

L’illuminante affermazione di Taiichi Ohno, guru della qualità, assume qui un ruolo centrale: “Tutte le ispezioni fatte con l’obiettivo di trovare difetti sono uno spreco di tempo. Le ispezioni dovrebbero prevenire i difetti“. Questo principio dovrebbe essere una guida chiave per perseguire l’eccellenza nella gestione dei progetti pubblici. Tale approccio garantirebbe risultati di alta qualità e una soddisfazione duratura per tutti gli attori coinvolti nel processo.

In definitiva, la transizione dalla possibilità di presentare varianti in sede di offerta a un approccio basato su criteri tecnici rappresenta un passo importante verso una gestione più efficace dei progetti pubblici.

Si auspica che il nuovo codice mantenga questa visione evolutiva e che non si riproponga l’errore di consentire varianti in sede di offerta. La chiave per il successo sta nell’adozione di una prospettiva preventiva piuttosto che correttiva.

Questo modello invita le parti coinvolte a investire tempo e risorse nella fase iniziale di pianificazione e progettazione, riducendo così la probabilità di errori e incongruenze lungo il percorso.