Articoli di Paolo Capriotti per Appalti & Contratti di Maggioli editore
Il prezzario dei lavori pubblici non è un semplice repertorio di voci economiche. È lo strumento attraverso il quale l’amministrazione determina la base d’asta, valuta l’anomalia delle offerte, disciplina la revisione dei corrispettivi e, in ultima analisi, incide sull’equilibrio economico dell’intero contratto. La qualità del prezzario condiziona quindi la qualità della gara e la stabilità dell’esecuzione.
Il tema è tornato centrale anche in ragione del consolidarsi di un sistema strutturato di revisione dei prezzi nei contratti pubblici, che rende la determinazione del valore iniziale ancora più decisiva. In questo contesto, la Legge 30 dicembre 2025, n. 199, ha introdotto il prezzario nazionale e le soglie di variazione territoriale, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la coerenza, la confrontabilità e la stabilità del sistema di formazione dei prezzi pubblici.
Il quadro normativo non nasce oggi. L’articolo 41, comma 13, del Decreto legislativo 36/2023 e l’Allegato I.14 avevano già delineato una disciplina puntuale dei criteri di formazione, aggiornamento e coordinamento dei prezzari regionali, imponendo analiticità e trasparenza nella costruzione delle voci. Eppure, il confronto tra i prezzari regionali 2025 evidenzia scostamenti significativi anche su lavorazioni standardizzate e su filiere industriali a mercato integrato, sollevando un interrogativo che non può essere ricondotto a mere differenze territoriali.
Con questa serie di articoli non si intende mettere in discussione la legittimità dell’impianto normativo, ma analizzarne il funzionamento tecnico. L’attenzione non è rivolta soltanto ai valori pubblicati, bensì al processo che li genera: la formazione del costo tecnico, con le sue componenti di materiali, manodopera, attrezzature, tempi di esecuzione e ipotesi produttive. È in questa fase che si determina la reale comparabilità dei prezzi.

Il presente primo articolo prende le mosse dall’analisi comparativa dei prezzari regionali 2025; i successivi approfondiranno la costruzione del costo tecnico, la portata del prezzario nazionale e delle soglie territoriali e, infine, le possibili linee di miglioramento metodologico.
L’obiettivo è offrire una lettura sistematica che consenta di comprendere se la riforma incida sulle cause strutturali della dispersione o si limiti a governarne gli effetti.
- Il dato empirico: prima i numeri
Il confronto tra dodici prezzari regionali 2025 su otto voci campione restituisce un quadro di dispersione territoriale rilevante.
Le voci considerate appartengono sia a filiere industriali nazionali (ferro, calcestruzzo), sia a lavorazioni ad alta incidenza organizzativa (scuci e cuci, muratura, infissi).
Di seguito si riporta la tabella comparativa. Nei casi in cui il prezzario preveda per la lavorazione una fascia minimo/massimo, è stato assunto il valore medio; la dicitura “nr” indica invece voci non direttamente raffrontabili per difformità descrittiva o assenza di dato omogeneo.
Tabella 1 – Confronto campione prezzari regionali 2025
| Regione / Provincia | Ferro B450C (€/kg) | Casseforme (€/mq) | CLS Rck 400 (€/mc) | Gres 40×40 (€/mq) | Sbancamento (€/mc) | Infissi legno (€/mq) | Scuci e cuci (€/mc) | Muratura 2 teste (€/mc) |
| Abruzzo | 1,50 | 29,50 | 142,50 | 41,27 | 8,00 | 485,00 | 350,00 | 246,38 |
| Basilicata | 2,37 | 34,29 | 142,38 | 44,63 | 6,24 | 494,73 | 356,42 | 238,64 |
| Marche | 2,65 | 33,00 | 134,77 | 46,62 | 8,00 | 535,00 | 513,66 | 587,29 |
| Emilia | 2,60 | 32,00 | 144,68 | 63,58 | 9,50 | 585,00 | 1.342,06 | 537,47 |
| Molise | 2,00 | 45,28 | 184,60 | 57,53 | 7,93 | 510,00 | 583,72 | 331,62 |
| Calabria | 3,60 | 36,00 | 186,29 | 32,49 | 5,42 | 1.064,00 | 1.270,47 | 535,60 |
| Umbria | 1,88 | 36,30 | 202,00 | 46,12 | 6,30 | 303,00 | 992,00 | 428,50 |
| Sardegna | 2,36 | nr | 241,71 | 42,65 | 4,49 | 372,24 | 652,21 | 409,77 |
| Veneto | 2,21 | 51,38 | 186,98 | 63,97 | 7,99 | 950,85 | nr | 723,00 |
| Prov. Trento | 1,61 | 27,32 | 156,80 | 62,46 | 10,36 | nr | 521,20 | 1.788,95 |
| Lazio | 2,75 | 35,56 | 237,87 | 62,20 | 7,25 | 580,00 | 972,16 | 1.002,27 |
| Toscana – FI | 2,48 | 34,92 | 219,19 | nr | 5,62 | nr | 1.906,48 | 681,33 |
- Il caso emblematico del ferro da cemento armato
Il ferro per cemento armato appartiene a una filiera industriale nazionale e internazionale caratterizzata da mercati integrati, con dinamiche di prezzo sostanzialmente uniformi sul territorio.
Eppure, dai dati rilevati emerge un range compreso tra 1,50 €/kg e 3,60 €/kg, con uno scostamento percentuale di circa il 140%.
Una forbice di tale entità difficilmente può essere giustificata esclusivamente da:
- differenze nei costi di trasporto,
- variazioni locali del costo del lavoro,
- incidenze marginali legate alla posa in opera (durata e produttività).
Se la materia prima proviene da una filiera unica e opera in un mercato sostanzialmente integrato, una divergenza così ampia non appare fisiologica, ma pone un serio problema di rappresentatività e coerenza del dato pubblicato.
In altri termini, la questione non è solo quantitativa, ma metodologica:
quando il differenziale supera determinate soglie, non si è più di fronte a una variabilità territoriale, bensì a un possibile disallineamento nei criteri di formazione del prezzo.
- Il calcestruzzo conferma la criticità
Anche il calcestruzzo, prodotto standardizzato pur con incidenza logistica, presenta uno scostamento significativo:
- minimo: 134,77 €/mc
- massimo: 241,71 €/mc
La differenza percentuale è pari a circa il 79%.
La variabilità risulta elevata rispetto alla natura industriale del prodotto e conferma che il fenomeno non può essere considerato marginale.
- Le lavorazioni organizzative amplificano la dispersione
La forbice si amplia ulteriormente nelle lavorazioni ad alta incidenza di manodopera e organizzazione:
- scuci e cuci: da 350 €/mc a 1.906 €/mc;
- muratura portante due teste: da 238 €/mc a 1.788 €/mc.
In tali casi lo scostamento supera il 400–500%.
Qui incidono variabili strutturali quali:
- la produttività implicita nelle analisi;
- i tempi standard assunti;
- le condizioni operative considerate “normali”;
- la scala e la continuità dell’intervento.
Tuttavia, poiché la dispersione è rilevante anche per prodotti industriali standardizzati, il fenomeno non può essere ricondotto esclusivamente alla dimensione organizzativa.
- Un problema di affidabilità del prezzo di riferimento
L’Allegato I.14 al Decreto legislativo 36/2023 disciplina in modo analitico:
- la rilevazione diretta dei dati;
- l’utilizzo di indicatori statistici (media, mediana, esclusione di outlier);
- la pubblicazione in formato open data.
Il modello è formalmente coerente.
La dispersione osservata suggerisce però che il prezzo rilevato non coincide pienamente con il prezzo effettivamente praticato in condizioni reali di mercato.
Se tale ipotesi fosse confermata, il nodo critico non risiederebbe nella differenza territoriale in sé, ma nella qualità e rappresentatività del dato originario.
- Implicazioni sulla base d’asta
Il prezzo unitario di ciascuna lavorazione, ai sensi dell’articolo 5 dell’Allegato I.14, è determinato attraverso un’analisi che parte dal costo tecnico (CT) e vi applica:
- spese generali (13%–17%);
- utile d’impresa (10%).
La relazione è la seguente: PO = CT + SG + U
equivalente a un coefficiente moltiplicativo compreso tra 1,243 e 1,287 applicato al costo tecnico.
Ne consegue che ogni variazione nel costo tecnico si riflette automaticamente sul prezzo finale, con un effetto moltiplicativo che amplifica eventuali scostamenti originari.
Se il costo tecnico risulta sovrastimato o sottostimato, anche solo del 10%, l’alterazione si amplifica sull’intero prezzo unitario, generando una base d’asta strutturalmente distorta.
- L’equilibrio contrattuale come effetto a cascata
Il prezzo iniziale rappresenta il punto di equilibrio dell’intero rapporto contrattuale.
È la base su cui si costruiscono offerta, ribasso, programmazione finanziaria ed esecuzione.
Se il dato di partenza è strutturalmente variabile o metodologicamente non pienamente aderente al mercato, l’effetto non rimane confinato alla fase statistica, ma si propaga lungo tutto il ciclo del contratto.
In particolare:
- la competizione rischia di essere distorta, poiché le imprese osservano i trend di aggiudicazione e tendono a polarizzarsi su determinate soglie percentuali, indipendentemente dalla reale struttura dei costi;
- la revisione prezzi interviene su una base già instabile, amplificando scostamenti originari anziché correggerli;
- la programmazione finanziaria pubblica risente della variabilità territoriale, con effetti disomogenei sulla capacità di spesa e sull’equilibrio dei quadri economici.
La questione, dunque, non è soltanto statistica, ma è contrattuale.
Il prezzario non incide esclusivamente sulla fase di gara: incide sulla stabilità economica dell’esecuzione, sull’equilibrio del sinallagma e, in ultima analisi, sulla probabilità di contenzioso.
Per questa ragione, la qualità del costo tecnico rappresenta il punto critico dell’intero sistema: se questo è metodologicamente solido, l’equilibrio contrattuale è più stabile; se è debole o disomogeneo, l’instabilità si trasferisce a cascata lungo tutto il rapporto.
- Conclusione della Parte I
La dispersione dei prezzari 2025 non appare episodica, ma sistemica. Riguarda filiere industriali nazionali, lavorazioni organizzative e prodotti standardizzati.
Prima di discutere il prezzario nazionale introdotto dalla Legge 30 dicembre 2025, n. 199, occorre interrogarsi sul processo di costruzione del prezzo.
È in quella fase che potrebbe annidarsi la criticità principale del sistema.
Arch. Paolo Capriotti





Connettiamoci