Caro lettore queste righe sintetiche per cercare di analizzare le possibilità che potrebbero esserci in ambito di ricostruzione post sisma e ricaduta diretta dei benefici derivanti l’assegnazione degli appalti ad imprese sui territori colpiti dal disastroso evento.

Spesso abbiamo parlato di quanto sarebbe bello se le imprese marchigiane potessero in qualche modo riservarsi uno spicchio consistente della ricostruzione per il fatto che ci sarebbe una ricaduta occupazione ed economica sui territori colpiti, quindi una sorta di doppio aiuto, a chi viene ricostruita la casa e all’impresa che viene rilanciata con nuova occupazione (una virtuosa amplificazione degli effetti benefici).

Uso il condizionale perché come ben sappiamo il tema di “riservare” in qualche modo gli appalti di ricostruzione alle ditte del territorio  va in conflitto con il fondamentale principio di libera concorrenza tra gli operatori economici di tutto il territorio europeo.

Ma è proprio fondamentale questo principio di concorrenza? Non potremmo metterlo da parte per qualche anno?

E’ chiaro che l’eventuale limitazione alla concorrenza di cui si parla dovrebbe essere temporanea, non so 2 -3 anni almeno, e non sarebbe perpetua.

Personalmente credo che tutto si possa fare, i conflitti in ambito giuridico vanno sempre risolti soppesando i vantaggi che l’una o l’altra scelta possano portare, detto in altri termini, è vero che la concorrenza deve essere libera e mai limitata ma è anche vero che l’economia delle zone colpite deve essere rilanciata, in maniera assoluta.

Sappiamo bene che la capillarità dell’edilizia in termini di occupati e dislocazione territoriale può essere un volano di rilancio eccezionale perché toccherebbe tutto il tessuto sociale colpito in un modo o nell’altro (imprese, fornitori, cottimisti, personale tecnico ecc..).

Quindi aldilà delle regole scritte nel trovarci in questa situazione di conflitto dovremmo porci le seguenti due domande:

A – quanto vale per l’interesse pubblico una restrizione momentanea della concorrenza per la ricostruzione post sisma?

B – quanto vale per l’interesse pubblico il rilancio economico occupazione dei territori colpiti dal sisma?

Vale di più A o vale di più B per il conseguimento dell’Alto Interesse Pubblico del Paese?

Credo che sia difficile se non impossibile pesare i due valori, più semplice pesare l’anima di qualcuno forse, se non altro traguardando i due concetti, con il buon senso più che la matematica, ritengo che chiunque opterebbe per  B anche in vista del fatto che la concorrenza sarebbe limitata territorialmente per un periodo determinato, non la perderemmo per sempre.

Quindi se vale di più B ovvero il rilancio economico occupazione dei territori colpiti dal sisma perché non possiamo trovare una soluzione temporanea derogatoria che consenta questo coinvolgimento prevalente delle aziende delle regioni colpite dal sisma?

Si può fare e si deve fare!

Certo che questa situazione deve essere ben ponderata, non possiamo permettere che nella deroga facciano tutti senza rispetto delle altre regole e principi del trattato (proporzione, trasparenza, buon fede, rotazione occasioni ecc..).

Nota bene che deroghe analoghe sono già ordinarie nel mondo degli appalti, pensiamo alle gare riservate alle cooperative sociali di tipo B, sono delle gare riservate a cooperative che si occupano di reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.

E allora? I nostri terremotati non sono svantaggiati in qualche modo?  Spero che non si offenda nessuno in questa comparazione ma la trovo perfettamente analogica.

Per gli svantaggiati delle cooperative sociali di tipo B si può limitare la concorrenza e senza limiti temporali, per le aziende dei nostri territori non possiamo limitare temporalmente (per due, tre anni) la concorrenza?

Il concetto è lo stesso si limita la concorrenza perché ci sono valori in gioco superiori.

 

ALCUNE PROPOSTE

1 – DEROGA ALLA CONCORRENZA

Se per quanto detto il Legislatore nel soppesare la prevalenza dell’interesse comprendesse che il rilancio occupazionale sia più importante di una temporanea limitazione della concorrenza, al fine di garantire una prevalente ricaduta degli affidamenti dei lavori sui territori colpiti potremmo:

1A – Per gli appalti pubblici sotto il milione di euro vincolare l’invito del 75% delle ditte che hanno sede nel territorio delle Regioni colpite utilizzando un qualsiasi albo fornitori o anagrafe ricostruzione o white list (anche se a quello non servirebbero);

1B – Per le procedure ordinarie sopra al milione siano esse con criterio prezzo più basso (impiegabile da 1 mil a 2 mil) che con la qualità prezzo potremmo definire che una ditta esterna alle regioni colpite non potrà partecipare alla gara se già affidataria di un lavoro nell’anno precedente.

Le due opzioni facili da applicare sono chiaramente temporanee e legate all’emergenza.

 

2 – SOLUZIONE VALIDA ANCHE SENZA DEROGHE

Se non ci fossero deroghe e si debba trovare una soluzione tra le pieghe del Codice un’altra soluzione potrebbe essere quella di elaborare delle premialità in ambito di gare con offerta economicamente più vantaggiosa.

Quando si imposta una gara con l’offerta economicamente più vantaggiosa, che ricordiamo è il criterio generale utilizzabile sempre salvo alcune facoltative eccezioni legate alle gare di importo lavori fino a 2.000.000 di euro, si deve comporre il quadro dei criteri motivazionali e criteri premianti.

Questi sono degli aspetti che vengono messi a punteggio per la definizione della migliore offerta.

La materia è regolata dall’art. 95 del Codice e dalle Linee Guida Anac n. 2.

L’art. 95 (comma 6) individua un elenco di possibili criteri-base, utilizzabili dalle SA per valutare gli elementi dell’offerta economicamente più vantaggiosa, pertinenti alla natura, all’oggetto e alle caratteristiche del contratto:

  1. a) Qualità, con attenzione a particolari certificazioni (criticità: anticipabile in istanza con certificazione per riduzione cauzione)
  2. b) Possesso Ecolabel per prodotti, in misura pari o superiore al 30% del valore del contratto (criticità: anticipabile in istanza con certificazione per riduzione cauzione)
  3. c) Costo di utilizzazione e manutenzione avuto anche riguardo ai consumi di energia e delle risorse naturali, alle emissioni inquinanti e ai costi complessivi, inclusi quelli esterni e di mitigazione degli impatti dei cambiamenti climatici, riferiti all’intero ciclo di vita dell’opera, bene o servizio, con l’obiettivo strategico di un uso più efficiente delle risorse e di un’economia circolare che promuova ambiente e occupazione.
  4. d) Compensazione delle emissioni di gas ad effetto serra associate alle attività dell’azienda (sempre connessa a ciclo di vita)
  5. e) L’organizzazione, le qualifiche e l’esperienza del personale effettivamente utilizzato nell’appalto, qualora la qualità del personale incaricato possa avere un’influenza significativa sul livello dell’esecuzione dell’appalto.
  6. f) Il servizio successivo alla vendita e assistenza tecnica (sempre correlabile al ciclo di vita).
  7. g) Le condizioni di consegna quali la data di consegna, il processo di consegna e il termine di consegna o di esecuzione.

Non sono criteri base ma contribuiscono anche al punteggio

  1. h) Varianti progettuali ai sensi del art. 96 comma 14
  2. i) Criteri premiali ai sensi dell’art. 96 comma 13 rating di legalità, partecipazione microimprese, piccole medie imprese, per i      giovani professionisti e per le imprese di nuova costituzione.

Le linee guida ANAC invece suggeriscono altri importanti aspetti:

Mediante le indicazioni contenute nell’art. 95 viene definitivamente superata la rigida separazione tra requisiti di partecipazione e criteri di valutazione che aveva caratterizzato a lungo la materia della contrattualistica pubblica. Requisiti di natura soggettiva nella valutazione delle offerte possono essere introdotti quando questi permettono di valutare meglio il contenuto e l’affidabilità dell’offerta o per premiare il concorrente che presenta determinati requisiti ritenuti particolarmente meritevoli.

E ancora

– Limitato deve essere, di regola, il peso attribuito ai  criteri  di natura soggettiva o agli elementi premianti, ad esempio non  più  di 10 punti sul totale, considerato che  tali  elementi  non  riguardano tanto il contenuto dell’offerta ma la natura dell’offerente. Tuttavia si  puo’  attribuire  un  punteggio  maggiore   in   relazione   alla specificità dei  servizi   come   avviene   per   quelli   relativi all’ingegneria  e  all’architettura  in  ordine  ai  quali  è alta l’interrelazione  tra  la  capacità dell’offerente  e  la  qualità dell’offerta.

Or bene si potrebbe definire una griglia di punteggi per le gare da aggiudicare con l’offerta economicamente più vantaggiosa che contengano oltre agli opportuni criteri legati all’offerta e discrezionali da chi appalta:

– 10 punti di natura soggettiva alle aziende ricadenti nei comuni colpiti per rilancio economia, ai sensi delle Linee Guida Anac;

– 10 punti legati alla riduzione delle emissioni di gas serra legate alla vicinanza della sede dell’impresa alla zona di cantiere, ai sensi dell’art. 95 comma 6 lett. c) su base chilometrica;

– 10 punti legati ad una più efficace cantierizzazione dei lavori, più la sede è vicina più si hanno punti, di fatto chi è più vicino è più rapido e agevole a cantierare anche per conoscenza di fornitori oltre che luoghi  ai sensi dell’art. 95 comma 6 lett. e);

– 10 punti in fine li legherei alla natura dell’impresa, come criterio premiale ai sensi dell’art. 96 comma 13 in qualche modo anche così si favorisce il territorio, difficile per altre piccole imprese arrivare dall’esterno;

In questo modo, nel rispetto della norma, si riuscirebbe ad agevolare l’azienda prossima al cratere che di fatto garantirebbe  in qualche modo una miglior offerta e allo stesso modo non precluderemmo ermeticamente le possibilità di concorrenza.

Certo la strada è tortuosa ma a mio avviso è valida, in questo modo si aiuta l’offerta della ditta del posto perché da maggiori garanzie nei termini descritti.

Non si favorisce la ditta del posto ma l’offerta della ditta del posto.

E’ sottile la differenza ma comprensibile.

La province del Trentino da qualche anno a questa parte combattono un’ingiustificata battaglia , a mio avviso, sulla filiera corta degli appalti. Ingiustificata perché non hanno un’emergenza e un bisogno di rilancio economico lavorativo come noi marchigiani.

Nonostante i rilievi contrari dell’Antitrast non demordono perché ritengono che le loro imprese vanno supportate e devono essere preferite negli appalti trentini.

Di certo, aldilà di questa controversia in atto, c’è che da sempre in Trentino appaltano esclusivamente per le loro imprese.

Vista la gravità della situazione del  Centro Italia non potremmo parlare con gli stessi termini? Sempre per un periodo determinato e non che l’eccezione diventi regola.

Questo è il link dell’articolo che racconta la vicenda trentina molto interessante che ci fa capire sia la caratteristica tutta trentina di non sentirsi poi del tutto italiani ma ci fa anche capire anche una cosa importante, cioè che bisogna sostenere con forza le proprie idee anche andando allo scontro se necessario.

http://www.ildolomiti.it/economia-e-lavoro/lantitrust-boccia-la-legge-sugli-appalti-del-trentino-il-cna-si-sistemi-subito

3 – SOLUZIONE ALTERNATIVA

Una soluzione alternativa che a me piace molto che ben si fonda sui principi del trattato e altrettanto bene si relaziona al concetto di divieto di restrizione della concorrenza è il seguente.

L’art. 30 del Codice Contratti pubblici (Principi per l’aggiudicazione e l’esecuzione di appalti e concessioni) dispone quanto segue:

  1. L’affidamento e l’esecuzione di appalti di opere, lavori, servizi, forniture e concessioni ai sensi del presente codice garantisce la qualità delle prestazioni e si svolge nel rispetto dei principi di economicità, efficacia, tempestività e correttezza. Nell’affidamento degli appalti e delle concessioni, le stazioni appaltanti rispettano, altresì, i principi di libera concorrenza, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, nonché di pubblicità con le modalità indicate nel presente codice. Il principio di economicità può essere subordinato, nei limiti in cui è espressamente consentito dalle norme vigenti e dal presente codice, ai criteri, previsti nel bando, ispirati a esigenze sociali, nonché alla tutela della salute, dell’ambiente, del patrimonio culturale e alla promozione dello sviluppo sostenibile, anche dal punto di vista energetico.

Sfruttando la deroga al principio di economicità ispirato da esigenze sociali, insito già nel codice, si potrebbe definire un sistema che contenga gli sconti sia per il criterio del prezzo più basso sia per il criterio dell’OEPV. Come?

1)      Obbligo di contenimento del peso prezzo a max 10 punti per l’OEPV

2)      Tetto massimo di un ribasso di aggiudicazione e diritto di precedenza sull’aggiudicazione dell’impresa locale.

Chiaramente le esigenze sociali sono quelle legate al rilancio occupazionale delle zone colpite.

Nota bene che le tre tipologie di soluzioni proposte possono essere sovrapposte e connesse tra loro.

Spero di aver dato buoni spunti.

Resto a disposizione per qualsiasi cosa. Se qualcuno avesse desiderio di confronto.

Arch. Paolo Capriotti

10/05/2017

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