Gli appalti a km zero sono possibili?

Qualche mese fa il Ministro Di Maio dichiarò ai cronisti la volontà del Governo di individuare strategie per instaurare il rapporto territoriale tra appalti e imprese, con formule capaci di «valorizzare l’elemento territoriale» delle imprese: una specie di «appalti a chilometro zero», secondo la definizione del ministro.

Ma questa pensata, così come il decreto semplificazioni di fine anno e tante altre iniziative, potrebbe essere una delle tante astrazioni che mai saranno concretizzate dal governo giallo – verde.

L’aspetto che vogliamo trattare, poco noto agli addetti ai lavori, tranne per chi opera in particolari aree geografiche, ha a che fare proprio con le affermazioni del Ministro e con il federalismo e la territorialità negli appalti.

Vedremo che l’appalto a km zero potrebbe essere perseguito su due frangenti della gara e con due modalità differenti: la prima riguarda la prequalificazione in gara, l’altra riguarda l’attribuzione di un punteggio in caso di offerta economicamente più vantaggiosa.

Dagli arresti giurisprudenziali un sistema sembra poter essere percorribile mentre per l’altro pare più dura.

Se gli aspetti soggettivi dell’operatore economico possono essere presi in considerazione come requisito di gara non possono costituire invece premialità per l’offerta economicamente più vantaggiosa che come nota deve guardare all’offerta e non all’offerente.

Chissà che riusciremo con queste riflessioni a dare qualche suggerimento al Ministro Di Maio.

C’è da dire in primis che la territorialità negli appalti intesa come vincolo assoluto di chiusura del mercato a pochi soggetti va contro ogni logica di libero mercato e se così posta è sicuramente di impossibile attuazione.

Quindi pensare di poter avviare una procedura aperta al quale possono partecipare le sole imprese della Regione Marche, ad esempio, sembrerebbe impossibile, ma nemmeno se richiamassimo il principio primario di rilancio occupazionale e sociale per le zone colpite dal sisma del centro Italia?

Nel trattato esiste un’eccezione interessante che è quella che riguarda l’esclusiva degli appalti alle cooperative sociali di tipo B, non c’è un’esclusiva territoriale nel caso ma un’esclusiva per tipologia di impresa, per fini sociali viene creata una netta restrizione del  mercato.

Il principio di libera concorrenza come tutti gli altri principi che conosciamo non è assoluto, i principi possono essere in concorso tra loro e nel caso il giurista deve essere pronto ad effettuare l’applicazione congiunta e bilanciata degli stessi.

Ad esempio nel caso degli appalti riservati alle cooperative sociali di tipo B il principio di concorrenza si piega al principio di diritto di reinserimento nel mondo del lavoro di soggetti svantaggiati, non si annulla ma si flette.

Chi scrive ha spesso scritto, forse anche troppo, in merito alla necessità di riservare gli appalti agli operatori economici delle zone colpite da calamità naturali riconosciute per un chiaro e ovvio motivo di rilanciare l’economia di questi posti, perché terremoti, alluvioni e tempeste non creano solo danni fisici e morti. In questo caso il principio di libera concorrenza del mercato dovrebbe piegarsi al principio per cui i cittadini debbano poter tornare ad una vita decorosa.

Ma torniamo alla traccia dei nostri ragionamenti.

Se invece decidessimo di favorire (non rendere esclusivo) l’accesso agli appalti aperti o ristretti alle imprese meglio organizzate sul territorio ecco che potremmo vedere la soluzione al problema in quanto non avremmo nessun contrasto a principi e nessuna chiusura al mercato: qualsiasi operatore da qualsiasi posto provenga potrebbe organizzarsi e attrezzarsi per poter offrire il migliore gradimento alla stazioni appaltanti.

E’ logico che una stazione appaltante possa favorire chi essendosi organizzato al meglio sul territorio riesca a garantire maggiori garanzie di corretta esecuzione, sappiamo benissimo che la logistica può influire significativamente sull’esecuzione dell’opera.

In tal senso abbiamo dei precedenti diffusi, in Trentino Alto Adige abbiamo visto che negli ultimi anni, con la scusa della filiera corta degli appalti, è stato praticamente impossibile partecipare alle procedure in quelle zone per chi venisse dall’esterno. Avevano creato una chiusura assoluta giustificata dalla ricaduta economica locale, manco fossero stati in crisi, e questo come detto non si può fare.

L’Antitrust ha richiamato e credo sanzionato più volte la Regione Trentino per un atteggiamento anticoncorrenziale ma che si sappia la prassi di esclusiva alle imprese locali persiste.

La Regione Friuli Venezia Giulia invece, da anni premia gli operatori che dimostrano la migliore operatività sulla base dei luoghi ove intervenire, quindi nessuna chiusura assoluta ma solo premialità a chi dimostra di essere meglio organizzato degli altri.

La Regione Marche ancora, dove vive lo scrivente, è in una crisi profonda socio economica per la devastazione verificatasi con degli eventi sismici violenti attivatisi dal 2016 e per questo sembra che il lungimirante governo regionale, per riattivare il tessuto socio economico attraverso la ricaduta territoriale degli appalti,  abbia volontà di attivare un sistema di premialità simile a quello friulano.

La cosa è sfuggita ai molti,  la Regione Marche con un atto estremamente coraggioso e innovativo ha introdotto un concetto molto importante per il rilancio dell’economia locale che va verso le idee del Ministro Di Maio, introdurre la dimostrazione dell’idoneità operativa dell’impresa per l’accesso agli appalti pubblici.

No! Se lo aveste pensato, il ministro Di Maio e il Governatore della Regione non sono della stessa parte politica. Il fatto fa per questo credere che la volontà di andare verso gli appalti a km zero, almeno per gli importi sotto soglia comunitaria, potrebbe essere politicamente condivisibile.

La grande novità marchigiana è contenuta nel provvedimento con il quale viene costituito l’elenco fornitori regionale che contiene i criteri di gestione dello stesso, la DGR 1511/2017.

Ma cos’è idoneità operativa?

Per rispondere è importante capire cosa vuole risolvere questo concetto, prenderemo per esempio il territorio della Regione Marche che per densità di cantieri, frammentazione degli stessi, difficoltà logistiche derivanti il danneggiamento del 70 – 80 % degli edifici, offre spunti di riflessione estremamente calzanti.

Molte imprese esterne dei territori della Regione Marche si sono riversate sul territorio colpito dal sisma credendo che quella prima gara d’appalto aggiudicata potesse essere la grande occasione per entrare nell’immenso mercato della ricostruzione.

Il più delle volte la realtà è stata un’altra e contraria alle aspettative, queste imprese estranee ai territori si sono trovate schiacciate dalle difficoltà logistiche: dove reperire materiali, come risolvere il vitto e l’alloggio dei lavoratori, come raggiungere zone impervie, a fronte di queste concrete difficoltà hanno tentato di risolversi girando in toto i lavori, a volte rischiando di infrangere le norme sul subappalto, in altri casi hanno rinunciato, in altri hanno lavorato male in preda a evidenti difficoltà organizzative.

Questo fare ha portato a situazioni sotto gli occhi di tutti di sfruttamento della manodopera e a pessime realizzazione dei lavori.

Per questo si deve entrare in un’ottica di idoneità operativa delle imprese per cui chi vorrà cimentarsi nella ricostruzione pubblica dovrà organizzarsi al meglio e risultare idoneo per poter partecipare alle procedure di gara.

Nei prossimi articoli descriveremo le due possibilità di intervento atte a favorire l’idoneità operativa:

  • prequalificazione in gara;
  • attribuzione di premialità quale criterio per l’OEPV.

E’ tutto.

Arch. Paolo Capriotti

19/01/2019

© Riproduzione riservata Capriotti Appalti Solutions

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *