Ho seguito con estremo interesse negli ultimi anni l’erosione lenta ma costante del principio noto ai molti tender specialist che prevedeva un’equivalenza tra quota di qualificazione, quota di partecipazione e quota di esecuzione nell’associazione temporanea di impresa (ATI).

Ai corsi, che effettuiamo con cadenza costante, per far memorizzare il concetto usavamo la seguente proporzione:

QQ = QP = QE

La proporzione ci diceva in maniera chiara e lineare che in un raggruppamento temporaneo c’era una rispondenza perfetta tra le tre quote che derivava dall’altro principio dittico elementare che “esegue chi sa fare” e “sa fare chi ha i requisiti”.

Ho usato il passato in quanto questo principio si è lentamente logorato negli ultimi anni, ma vediamo come in quali passaggi e cerchiamo di capire come il venir meno di questo principio stravolge in maniera totale la qualificazione in ATI.

Vedremo che si crea una fusione di concetti propri della qualificazione in ATI, vecchia maniera, combinata con la cooptazione ultravigente e l’avvalimento.

Il principio di corrispondenza è venuto meno da prima negli appalti di servizi e forniture, con rifermato a qualunque tipologia di commessa tale principio era infatti originariamente contenuto nell’articolo 37, comma 13 del D.lgs. 163/2006.

Esso è stato tuttavia successivamente limitato ai soli appalti di lavori, con esclusione degli appalti di forniture e servizi, prima di essere totalmente eliminato.

Per le forniture e i servizi, dunque, nessuna previsione normativa imponeva – già nella vigenza del D.lgs. 163/2006 – la corrispondenza tra quote di partecipazione al raggruppamento e quote di esecuzione delle prestazioni.

Questa impostazione ha trovato conferma nel D.lgs. 50/2016, in particolare, l’articolo 48, comma 4, si limita a prevedere che nell’offerta devono essere unicamente specificate le parti del servizio o della fornitura che saranno eseguite dai singoli componenti del raggruppamento.

Tale previsione va letta in coordinamento con l’altra – inserita all’articolo 83, comma 8, dal D.lgs. 56/2017 – secondo cui gli enti appaltanti indicano nel bando le eventuali misure in cui i requisiti di qualificazione devono essere posseduti da ciascuna delle imprese raggruppate.

Il quadro che ne deriva, per qualsiasi tipologia di commesse, non prevede quindi alcuna corrispondenza tra quote di partecipazione al raggruppamento e quote di esecuzione delle prestazioni né, ancor prima, tra la misura dei requisiti di qualificazione richiesta a ciascuna impresa raggruppata e le suddette quote di partecipazione in capo ad ognuna di esse.

In sostanza l’ente appaltante può imporre che ciascuna impresa raggruppata abbia una soglia minima di qualificazione, cioè una percentuale predeterminata dei relativi requisiti.

Tuttavia, a tale percentuale non deve necessariamente corrispondere la medesima percentuale di partecipazione al raggruppamento e, conseguentemente, di esecuzione delle prestazioni.

Sotto entrambi i profili, infatti, le imprese raggruppate mantengono un’ampia autonomia, potendo quindi conformare le modalità di partecipazione al raggruppamento e la suddivisione dell’esecuzione delle prestazioni secondo criteri svincolati da qualunque previsione normativa di carattere prescrittivo.

E’ come se in qualche modo l’istituto dell’ATI vada ordinariamente ad assorbire quella transizione dei requisiti propria dell’avvalimento interno ad una compagine.

Traguardando i concetti dal punto di vista delle responsabilità dell’esecutore, nulla cambia, le responsabilità per una corretta esecuzione della commessa restando agli esecutori in concreto. La solidarietà degli esecutori è la stessa che potrebbe esserci tra ausiliario e ausiliato.

Questa riforma comporta che il raggruppamento si qualifica in maniera unica, cumulando i requisiti tecnico economici organizzativi del gruppo, poi in maniera indistinta e slegata dalla qualificazione possono essere eseguite percentuali di lavori.

Potrebbe pertanto avvenire che i requisiti tecnico economici e organizzativi possano essere coperti da un solo operatore economico mentre un altro operatore sia totalmente sprovvisto.

Praticamente è come se nella “nuova” versione di aggregazione l’avvalimento interno sia assorbito ordinariamente dall’associazione temporanea.

Dal punto di vista di produzione documentale potremmo quasi dire che il contratto di ati, nel caso di scostamento tra quota di qualificazione ed esecuzione, debba assorbire anche il contratto di avvalimento andando a determinare quindi i requisiti e mezzi messi a disposizione dall’ausiliario e all’ausiliato.

Si perché un operatore per poter eseguire i lavori in parziale o completa assenza dei requisiti dovrà trovarsi un garante che in questo caso è proprio il suo consociato.

E’ tutto.

Arch. Paolo Capriotti

01/03/2018

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