Da anni lavoro negli appalti pubblici, circa 15 – 20 per l’esattezza, lavorare in questo settore è stato sempre il mio sogno, se qualcuno mi avesse detto a vent’anni “cosa vuoi fare da grande?” di certo avrei risposto “voglio lavorare nel settore appalti pubblici”.

Ci sono riuscito a raggiungere l’obiettivo con non pochi sforzi, delusioni e vittorie, e da piccoli enti ad enti più importanti mi sono sempre occupato di gare d’appalto, perlopiù dalla parte delle stazioni appaltanti.

In verità pensavo che lavorare nel settore degli appalti fosse tutt’altra cosa, immaginavo un po’ di poter essere come un astatore di opere d’arte che nelle maison Christie’s aggiudicano lotti di Monet e Picasso a cifre esorbitanti e con compensi altrettanto astronomici.

Purtroppo mi sbagliavo tra gare d’appalto pubbliche e aste per opere d’arte c’è una bella differenza, da una parte tante carte e responsabilità (gare d’appalto) dall’altra tanta poesia e soldi (le aste d’arte).

Dopo essere stato dalla parte delle stazioni appaltanti sono poi stato progettista di opere pubbliche e poi, oggi, consulente dalla parte delle imprese operanti negli appalti pubblici.

Diciamo che la materia l’ho vista e l’ho applicata da tutte le parti della trincea. Visto contenziosi milionari e riserve in difesa della stazione e viceversa.

Posso dire che una cosa con certezza accomuna tutti i soggetti seduti al tavolo degli appalti pubblici, siano essi RUP o siano essi imprese o Direttore Lavori, tutti sono tremendamente appassionati a questa materia.

Chi lavora negli appalti pubblici parla tutto il giorno di appalti pubblici.

La materia appassiona e cattura l’interesse degli operatori, non c’è niente da fare.

Anche io che scrivo sono appassionato, forse anche un po’ ossessionato da questa materia, non sono avvocato ma architetto ma la giurisprudenza mi piace, il diritto vivente in questa materia conta più dell’articolo di Legge.

Se per altre materie ci si deve aggiornare una volta all’anno per questa materia ci si deve aggiornare quotidianamente, quello che era vero ieri non è più vero oggi. Questa cosa mi fa impazzire.

Si pensi a cause di esclusione, soccorsi istruttori liberi e a pagamento. In uno stesso anno, il 2016, si poteva essere esclusi per la mancata allegazione di un PassOE, poi in successiva fase non si era più esclusi ma si pagava il soccorso, poi in fine non serviva più nemmeno pagare.

Qualcuno potrebbe anche uscire di senno in questa continua incertezza di lettura ma a me piace inseguire un traguardo che continuamente scappa, si nasconde, si allontana.

Ho deciso di effettuare questa rubrica per portare conoscenza di alcune brutte abitudini delle stazioni appaltanti riscontrate nel settore in tutta Italia  che urtano bruscamente contro i principi del trattato, per solo spirito di migliorare le cose e non mandare nessuno in galera.

Nonostante si parli sempre più di lotta alla corruzione, di parità di trattamento, di equa distribuzione delle occasioni, alcune stazioni appaltanti insistono con trucchi e trucchetti per aggirare  la Norma e favorire questo e quello.

Battezzeremo ogni trucco o svista che si voglia dire con un nome e analizzeremo la fattispecie come se si trattasse del manuale della giovane marmotta, il tono è ironico ma la questione è seria e ci si augura che descrivendola si possa portare attenzione a queste cattive abitudini che molto spesso sconfinano in vere e proprie condotte criminose.

Chiaramente in questa rubrica non parleremo di “corruzione a norma di legge” per usare il termine coniato dai due autori Giorgio Barbieri e Francesco Gavazzi (libro molto bello che invito a leggere) che parla di tutte quelle malefatte condotte nel settore appalti che negli anni sono state sostenute e coperte da Legge Speciali, Leggi Obiettivo e che quindi per dirla tutta non sono riconducibili a condotte di stazioni appaltanti.

Perché scrivere di questo tema? Perché non se ne può più di trucchi e trucchetti di RUP furbi che poi tanto furbi non sono…

Anticipiamo qualche trucco di cui parleremo:

  • il sorteggio a porte chiuse;
  • il sopralluogo ante manifestazione di interesse;
  • il sorteggio a tempo, chi prima manifesta viene invitato;
  • i finti invitati, inviti cinque risponde uno;
  • la sottostima del valore dell’appalto per il rientro nella procedura negoziata o affidamento diretto;
  • il frazionamento artificioso in lotti;
  • l’aggregazione artificiosa in lotti;
  • l’abito su misura, quando il requisito di gara è sproporzionato;
  • l’obbligo di presa visione dei luoghi per conoscere chi e quanti partecipano;
  • la presa visione ristretta ad un solo giorno;
  • la presa visione a cui può partecipare il solo legale rappresentante;
  • criteri super discrezionali per l’OEPV;
  • la caccia all’errore nelle giustificazioni/spiegazioni di gara;
  • la proroga perpetuamente eterna…;
  • la somma urgenza per niente somma ma solo urgenza;
  • sbarramento escludente su criterio discrezionale nel caso di OEPV;
  • il promotore in ambito di concessioni con diritto di prelazione ma concessione non è;
  • l’invito territoriale per la filiera corta, invenzioni dal Trentino Alto Adige;
  • l’inserimento di prodotti e specifiche tecniche troppo specifiche;
  • l’erronea volontaria collocazione in ambito fuori Codice (concessioni demaniali, convenzioni, opere effettuate da affittuari o concessionari su immobili pubblici, interventi privati con finanziamenti pubblici, ecc..);
  • appalti mascherati da vendita materiale (raccolta olii esausti, vendita legna su demanio, ecc..);
  • quando il trucco diventa elettronico;
  • la determina del 31 dicembre;
  • l’indagine di mercato che poi era una richiesta di offerta e viceversa;
  • la gestione fantasiosa dell’albo fornitori;
  • forzature su cooperative sociali di tipo B;
  • quando il servizio e/o la fornitura diventano lavoro, per restare sotto soglia;
  • altro…

Devo dire che mentre alcuni espedienti sono proprio di basso livello e palesemente contro legge alcune soluzioni sono davvero geniali e si infilano tra le zone d’ombra della norma.

Il massimo livello di raffinatezza riscontrato? il Maradona del trucco, l’ho incontrato a Nord, a Trento per l’esattezza, ne parleremo nei prossimi appuntamenti. Per questo fenomeno dell’illusione non c’è TAR e non c’è ANAC,  chapeau quindi!

E non venga in mente a nessuno di dire che conosco i trucchi perché sono l’artefice, sono solo riscontri nel mio piccolo girare per le stazioni appaltanti di tutta Italia.

Sarei lieto di accogliere spunti da chi ne volesse dare.

A presto.

Arch. Paolo Capriotti

14/09/2017

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