Recentemente  abbiamo avuto la fortuna di lavorare in supporto ad una delle stazioni appaltanti più attive del centro Italia per la progettazione procedurale e la stesura della disciplina di gara di un dialogo competitivo, procedura prevista dall’art. 64 del D.lgs. n. 50/2016 s.m.i. da affidarsi con il criterio dell’offerta economicamente  sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo.

L’intervento in questione riguarda i lavori di rimozione dei sedimenti per il ripristino della funzionalità degli scarichi di fondo della diga di mercatale nel Comune di Sassocorvaro (PU) per un importo di 12 milioni di euro.

In fondo l’articolo pubblicato su una pagina locale che descrive le aspettative della stazione appaltante e aspetti di rilievo.

A conclusione della fase di pubblicazione del bando vorremmo fare alcune considerazioni a freddo.

Il sistema adottato è formidabile in quanto attraverso una prima consultazione di mercato si riesce a definire il miglior parco progetti da approfondire in una procedura di gara a più livelli.

Questo modo di pensare è un’assoluta eccezione nel concepire la pianificazione dell’opera pubblica, un’eccezione sostanziale che vede la possibilità di appaltare la commessa senza porre un progetto a base di gara.

Ingenuamente potremmo credere di trovarci nella stessa situazione di un appalto integrato, ed invece no!

Nell’appalto integrato un progetto c’è (preliminare o definitivo) e l’amministrazione ha deciso che strada intraprendere lasciando possibilità ai partecipanti alla gara di definire come guidare e con quale mezzo: la strada è stata però definita a priori.

Con il dialogo competitivo l’amministrazione non sa che strada prendere e decide solo da dove partire per dove arrivare, da Roma a Milano ma decidete voi che strada fare e con quali mezzi.

Mi scuso della banalità degli esempi ma sembrano efficaci a far comprendere la differente sfumatura tra le procedure di gara in paragone.

La procedura di dialogo ha però un grande problema, la pubblica amministrazione deve essere capace di ammettere la propria ignoranza in tema di tecnologie ed innovazione e deve avere l’umiltà di chiedere aiuto al mercato.

D’altronde non è richiesto alla pubblica amministrazione di conoscere tecnologie e processi reperibili sul mercato in un particolare momento storico.

E’ successo poi che lavorando al dialogo ho avuto un’intuizione che ha scosso alcune mie convinzioni.

Se guardiamo all’origine del ciclo della commessa pubblica, quando si valuta il rapporto costi – benefici o costi – efficacia per capire la valenza di un progetto da realizzare o meno, non possiamo fare a meno di pensare che spesso potremmo non riuscire a valutare tutte le possibili soluzioni progettuali esistenti, soprattutto in tema di scelte tecnologiche e di processo, semplicemente perché potremmo non conoscere un prodotto recentemente inventato o un mezzo di nuova generazione.

Ebbene il dialogo competitivo risolverebbe anche questa criticità non da poco, attraverso la procedura potremmo accertare concretamente di aver valutato ogni possibilità di soluzione alla nostra problematica.

Voglio dire che, se come amministrazione che sta programmando un’opera pubblica non ho certezza di riuscire a valutare sulla base costi – benefici tutte le possibilità impiegabili, in quanto non ho contezza che tutte le ipotesi che conosco sono le possibili, dovrei necessariamente ricorrere al dialogo competitivo.

Il rischio è chiaramente quello di non valutare soluzioni realizzabili ed esistenti che potrebbero risolvermi il problema con un rapporto migliore con conseguente rischio di danno all’erario.

Badate che non trattasi di formalità ma sostanza.

Potremmo dire allora che il 70% delle gare probabilmente dovrebbero essere calibrate su dialogo competitivo in quanto per natura la stazione appaltante non può conoscere tutte le soluzioni del mercato.

Sempre che la pubblica amministrazione ammetta la propria ignoranza…

A presto.

22/09/2018

Arch. Paolo Capriotti

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