Ormai da qualche anno portiamo avanti una rubrica per portare a conoscenza di alcune brutte abitudini delle stazioni appaltanti di tutta Italia, modi di fare che urtano bruscamente contro le regole che abbiamo voluto denunciare per solo spirito di migliorare le cose e non mandare nessuno in galera.

Già in alcuni casi abbiamo anticipato la Giurisprudenza su alcune situazioni che parevano illegittime per sproporzione e/o illogicità, era il caso dell’ infelice richiesta di obbligo di sopralluogo ante manifestazione interesse e dell’invito a tempo per cui è illegittimo selezionare i concorrenti sulla base dell’ordine di arrivo delle richieste di invito, entrambe questioni risolte dall’ANAC dopo nostre denunce.

Questo è il manuale delle scorrettezze da trattare che si arricchisce di punti ogni qualvolta venga riscontrato un nuovo espediente:

1- il sorteggio a porte chiuse; trattato
2 – il sopralluogo ante manifestazione di interesse; trattato
3- il sorteggio a tempo, chi prima manifesta viene invitato; trattato
4- i finti invitati, inviti cinque risponde uno; trattato
5- la sottostima del valore dell’appalto per il rientro nella procedura negoziata o affidamento diretto;
6- il frazionamento artificioso in lotti; trattato
7- l’aggregazione artificiosa in lotti;
8- l’abito su misura, quando il requisito di gara è sproporzionato;
9- l’obbligo di presa visione dei luoghi per conoscere chi e quanti partecipano;
10- la presa visione ristretta ad un solo giorno e al solo legale rappresentante;
11- criteri super discrezionali per l’OEPV;
12- la caccia all’errore nelle giustificazioni/spiegazioni di gara;
13 – la proroga perpetuamente eterna…;
14- la somma urgenza per niente somma ma solo urgenza;
15 – sbarramento escludente su criterio discrezionale nel caso di OEPV;
16- il promotore in ambito di concessioni con diritto di prelazione ma concessione non è, manca il rischio;
17- l’invito territoriale per la filiera corta, invenzioni dal Trentino Alto Adige;
18- l’inserimento di prodotti e specifiche tecniche troppo specifiche;
19 – l’erronea volontaria collocazione in ambito fuori Codice (concessioni demaniali, convenzioni, opere effettuate da affittuari o concessionari su immobili pubblici, interventi privati con finanziamenti pubblici, ecc..);
20- appalti mascherati da vendita materiale (raccolta olii esausti, vendita legna su demanio, ecc..);
21- quando il trucco diventa elettronico;
22- la determina del 31 dicembre;
23- l’indagine di mercato che poi era una richiesta di offerta e viceversa;
24- la gestione fantasiosa dell’albo fornitori;
25- forzature su cooperative sociali di tipo B;
26- quando il servizio e/o la fornitura diventano lavoro, per restare sotto soglia;
27 – l’anticipo della data di consegna dei plichi;
28 – scatole cinesi in house, me la canto e me la suono.

Questa volta trattiamo in punto 28 dell’elenco, le scatole cinesi in house, come noto a particolari condizioni di controllo la stazione appaltante può affidare direttamente le commesse ad una sua azienda partecipata. Non stiamo qui a spiegare quale sia la condizione di controllo anche perché risulta situazione ancora non del tutto definita alla giurisprudenza ma per sintesi diciamo che se il rapporto tra stazione appaltante e sua partecipata è stretto ed esclusivo questa può affidare direttamente la commessa perché in qualche modo i due soggetti sono la stessa cosa.

L’espediente in questione è stato riscontrato come in tutti gli altri casi da un esperienza personale ma al contrario degli altri casi dove si sono riscontrati dei piccoli espedienti isolati per questa storia si è avuta l’impressione di un sistema consolidato e di ampia portata.

La storia riguarda una delle più grandi stazioni appaltanti italiane e la sua partecipata mentre eseguivano un importante opera strategica a livello nazionale.

Dunque alla partecipata viene affidato l’appalto per la realizzazione di un’importante opera, svariate centinaia di milioni di euro, ad un ribasso medio rilevato da una statistica degli anni precedenti.

Ora lo schema di organizzazione della partecipata per eseguire la grande opera è essenzialmente quello di subappaltare le opere con esclusione dei materiali che acquista direttamente, in pratica vengono coinvolte una serie di grandi imprese in subappalto che portano la loro organizzazione e manodopera per eseguire ciascuno il proprio lotto di lavoro.

Le anomalie che si sono riscontrate da cui possiamo comprendere che la partecipata si carica di fare il lavoro sporco schiacciando i subappaltatori al limite della legittimità ottimizzando i ricavi esponenzialmente sono le seguenti:

  • in primo luogo la partecipata pretende dai suoi subappaltatori di operare attraverso interventi cd. a spot e regia interventi frammentari da cui deriva una bassissima produttività dell’impresa subappaltatrice, settimanalmente viene detto al subappaltatore cosa fare, sottraendo allo stesso l’organizzazione effettiva del lavoro ma lasciandogli il rischio della produttività della manodopera, in altre parole trattasi di un distacco di manodopera non genuino dove il rischio del personale viene lasciato ingiustamente al subappaltatore;
  • altra questione ben studiata dalla partecipata è la questione che riguarda il rispetto dell’affidamento dei prezzi ai subappaltatori entro i limiti del 20%,  forti del fatto che il materiale viene fornito dalla partecipata stessa questi hanno creduto di poter impossibilitare tale verifica della congruità del prezzo di affidamento al subappaltatore, ma semplicemente verificando i prezzi affidati con costi medi dei materiali si è appurata una significativa elusione della norma sul subappalto in danno del subappaltatore;
  • ultima questione è che la partecipata non si è dispensata a chieder maggiori somme applicando riserve milionarie sempre prontamente corrisposte dalla stazione appaltante madre, viceversa le richieste analoghe del subappaltatore per maggiori riconoscimenti sono stati respinti.

In sintesi la partecipata prende affidamenti a prezzi medi, si vede riconoscere tutto di più con accordi bonari milionari, ma dall’altra parte fa operare i subappaltatori in maniera del tutto illegittima con prezzi da fame e schemi fraudolenti.

Fate attenzione.

E’ tutto.

16/11/2019

Arch. Paolo Capriotti

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