A settembre decreto legge con i primi ritocchi al Codice Appalti

Da Edilizia e Territorio del 01/08/2018

Un decreto legge a settembre con i primi ritocchi al Codice appalti. La stabilizzazione delle detrazioni fiscali all’edilizia. L’analisi costi benefici sulle grandi opere di legge obiettivo. E poi: priorità alla mobilità collettiva ed ecologica al posto dell’auto privata e dei veicoli diesel e benzina. Piccole opere diffuse e manutenzione al posto delle grandi infrastrutture, ma sì al rilancio degli investimenti pubblici come chiave per aumentare il Pil.

Il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ha illustrato ieri in Senato i programmi del suo ministero. Tra le novità anche il definitivo stop del governo alla fusione Anas-Fs («è un fallimento annunciato») e la conferma dell’obiettivo 51% italiano per l’Alitalia («ma non significa nazionalizzazione»).

Alcune delle novità erano state anticipate in mattinata al presidente dell’Ance (costruttori) Gabriele Buia. Sul Codice il governo punta a un’azione in due fasi: prima un decreto legge con modifiche circoscritte e di immediato impatto soprattutto con l’obiettivo semplificazione e sblocca-cantieri. E poi, in tempi più lunghi, una riforma più complessiva.

Ance soddisfatta – oltreché sul Codice – anche sul fronte edilizia e urbanistica. «Punteremo sulla stabilizzazione delle detrazioni fiscali come l’ecobonus» – ha detto Toninelli «e faciliteremo il più possibile il ricorso al sisma-bonus». «Rilanceremo il settore delle costruzioni – ha anunciato – «promuovendo rigenerazione urbana, edilizia di qualità e digitalizzazione».

L’Ance preoccupata invece sul fronte grandi opere, sul fatto che l’analisi costi benefici finisca per fermare «opere già iniziate da anni e con progetti approvati». Toninelli in commissione ha spiegato che la priorità del suo ministero sarà «dotare il Paese di una rete di tante piccole opere diffuse» piuttosto che «le grandi opere mastodontiche e dispendiose». Su queste Toninelli ha confermato che è in corso un’analisi costi-benefici oggettiva, scientifica e “terza”, cordinata dal Ministero, i cui risultati «saranno resi note nei prossimi mesi». Tra le opere oggetto di analisi ha citato «la Gronda autostradale di Genova, l’aeroporto di Firenze, la Pedemontana Lombarda, l’Alta Velocità Brescia-Padova, il Terzo Valico, il Nodo di Firenze, la Torino-Lione».

CODICE, IL NODO APPALTO INTEGRATO

«Circa l’obiettivo di rifomare il Codice appalti», più volte annunciato dal governo, «faremo a settembre un decreto legge che cominci a toccare alcuni punti». Lo ha annunciato il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli in audizione al Senato. «Pubblicheremo delle linee guida di principio, su cui apriremo le consultazioni». Il Ministro ha spiegato meglio in mattinata al presidente dell’Ance, Gabriele Buia, che il governo punta a un’azione in due fasi: prima appunto un decreto legge con modifiche circoscritte e di immediato impatto soprattutto con l’obiettivo sblocca-cantieri, cioè di semplificare e accelerare alcune procedure dell’attuale Codice ritenute fonte di rallentamento e complicazione. E poi, in tempi più lunghi, lavorare a una riforma più complessiva, che dovrebbe necessariamente passare per un disegno di legge o una legge delega che superi quella del 2015, da attuare con Dlgs. Il tavolo per la riforma del Codice appalti è coordinato dalle presidenza del Consiglio, ma con un ruolo chiave dell’ufficio legislativo del Mit.

Su cosa significhi “semplificare” il Codice appalti in audizione Toninelli ha detto che «il Ministero sta lavorando, di concerto con l’Anac, per avere regole più chiare e semplici sul tema dell’affidamento degli appalti», che «snellire le procedure non è in contraddizione con la difesa della legalità», che «è necessario alzare il livello qualitativo della progettazione, abbattendo al tempo stesso gli sprechi e i casi di incompiute. Ma, soprattutto, gli appalti pubblici necessitano di grande trasparenza per scongiurare i gravi fenomeni corruttivi e gli scandali cui assistiamo da troppo tempo».

Lunedì era stato il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, sempre in audizione al Senato, a mettere in guardia in modo diretto sul fatto che ai tavoli in corso presso il Mit, o nelle proposte che circolano, dietro l’obiettivo di “semplificare” ci può essere quello di ribaltare gli obiettivi chiave del Codice 2016, che secondo Cantone restano validi, furono condivisi da un’ampia maggioranza nella legge delega 2015, e devono essere semmai attuati fino in fondo: ridurre i maxi-ribassi, le varianti e i contenziosi in corso d’opera, i subappalti; migliorare la qualità della progettazione e ridurre e qualificare le stazioni appaltanti. Il tutto anche come strumento anti-corruzione. Cantone ha in particolare messo in guardia da marce indietro, che snaturerebbero questi obiettivi, sul tema dell’appalto su progetto esecutivo e sulla qualificazione delle stazioni appaltanti, approvando un Dpcm che è in sostanza pronto ma ha trovato pesanti resistenze soprattutto negli enti locali.

PRIORITA’ ALLE PICCOLE OPERE, ANALISI COSTI-BENEFICI SULLE GRANDI

Stop alla priorita’ per le «grandi opere mastodontiche e dispendiose», e spinta invece a «una rete di tante piccole opere diffuse, che servano realmente ai cittadini». Così il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli in audizione alla Commissione Lavori pubblici del Senato. «Le opere figlie della legge obiettivo sono sottoposte a un’attenta analisi costi-benefici». «Le grandi opere che necessitano di questo tipo di intervento – ha spiegato il Ministro – sono note: tra le altre la Gronda autostradale di Genova, l’Aeroporto di Firenze, la Pedemontana Lombarda, oltre al complesso della cosiddetta linea dell’Alta Velocità che comprende tra le altre le opere relative al Terzo Valico, il Nodo di Firenze, il collegamento tra Brescia e Padova e la tratta Torino-Lione».

Nella lista di Toninelli spiccano due cose: ci sono opere a fasi di avanzamento progettuale e giuridico molto diversi, alcune ancora in progettazione e da approvare, come l’ampliamento dell’aeroporto di Firenze, altre già contrattualizzate con le imprese e in fase avanzata di realizzazione, come il Terzo Valico di Genova e il Nodo di Firenze. L’altra cosa che colpisce sono le “illustri assenze”: non ci sono il tunnel del ferroviario del Brennero e l’alta capacità Napoli-Bari, opere che Toninelli ha già definito strategiche e di fatto confermato (senza far riferimento ad analisi costi-benefici). Non è stata citata la ferrovia Catania-Palermo e soprattutto il Ponte sullo stretto (o altre forme di collegamento stabile). Nessun riferimento anche al maxi-piano di ampliamento dell’aeroporto di Roma Fiumicino, certo molto più impattante rispetto alla nuova pista di Firenze. Nè alla Roma-Latina, l’autostrada Tirrenica, la Romea, la Pedemontana veneta.

Appalti a km zero e pagamenti certi: Di Maio «spinge» le Pmi

Da Edilizia e Territorio del 13/07/2018 di Mauro Salerno

Si torna a parlare di tutela delle Pmi negli appalti pubblici. Ad annunciare una serie di misure per garantire maggiore partecipazione delle piccole e piccolissime imprese nel mercato dei contratti assegnati da Stato, aziende pubbliche e enti locali è stato il vicepremier Luigi Di Maio. Ascoltato alla Camera, in forza del suo ruolo di superministro con doppia delega a Sviluppo economico e Lavoro, Di Maio ha spiegato di voler agire sul nuovo codice degli appalti per rafforzare le norme a favore delle piccole e medie imprese.

Qualche passo in questa direzione, anche su impulso delle direttive europee, si era già tentato di farlo con la riforma del codice varata due anni fa. Ma a parte gli aiuti sulle garanzie da presentare in gara, molte altre norme (vedi alla voce suddivisione degli appalti in lotti) sono state tradotte in formule di principio, dunque scarsamente applicate.

È proprio su questi aspetti che Di Maio ha annunciato di volersi concentrare. «Vogliamo garantire alla Pmi la possibilità di partecipare agli appalti pubblici, evitando che siano coinvolte solo nei subappalti», ha spiegato il vicepremier. L’idea è quella di rafforzare le tutele previste “in nuce” nel codice «garantendo che la disciplina non sia facilmente derogabile da parte delle stazioni appaltanti come accade ora», ha aggiunto Di Maio. Ma non si tratterà solo di questo.

Una delle strategie è quella di puntare sul rapporto territoriale tra appalti e imprese, con formule capaci di «valorizzare l’elemento territoriale» delle imprese: una specie di «appalti a chilometro zero», secondo la definizione del ministro.

L’altra novità forte riguarda l’intenzione di voler individuare un recinto di gare contendibili solo dalle piccole e medie imprese. Si tratterà di appalti sotto lo soglia europea che dovrebbero essere aggredibili solo dalle Pmi «contemplando una riserva anticipata di quote di appalti».

Il Governo, ha spiegato Di Maio, intende intervenire anche «per risolvere la questione dei debiti insoluti della Pa nei confronti delle imprese (circa 30 miliardi)». Anche in questo caso l’intenzione è quella di agire sulla leva del codice dei contratti con due mosse. Da una parte, ha detto il ministro vogliamo « contrarre il tempo di gestione dei pagamenti delle fatture negli appalti pubblici». Dall’altra « si procederà per potenziare la compensazione tra crediti e debiti nei confronti della pubbliche amministrazioni, ampliando le fattispecie finora ammesse».

Pmi a parte, rispondendo alle sollecitazioni dei deputati Di Maio ha poi annunciato anche semplificazioni sul Durc e una revisione del meccanismo dell’avvalimento che consente il prestito di requisiti tra le imprese che partecipano alle gare pubbliche.

Il Codice appalti che vorrei

E’ notizia di questi giorni che un gruppo di soggetti delle istituzioni sta rimettendo mano al codice appalti visto il flop pauroso ottenuto dalla riforma Cantone.

Dovrebbero far parte del gruppo la stessa ANAC, il Ministero Infrastrutture, associazioni di categoria e altri.

Sul tema della semplificazione c’è, in realtà, un largo consenso. «Semplificare è positivo» per il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che ricorda come sugli appalti ci sia una “questione temporale, cioè in quanto tempo facciamo le infrastrutture che indichiamo di realizzare”.

Questo non toglie che «il Codice degli appalti non ha funzionato e quindi – dice il vicepresidente Ance Edoardo Bianchi – riteniamo che debba essere rivisitato in tutte quelle parti in cui non ha dato l’esito sperato».

I costruttori chiedono «un esame in serenità senza schierarsi politicamente».

I risultati – dice Bianchi – «dovevano essere più trasparenza e velocità nell’impegnare le risorse pubbliche ma alla legge delega i cui contenuti ancora oggi sono fondamentali è succeduta una genesi elefantiaca di un codice che con quella legge non c’entra per nulla».

Nel mirino dei costruttori le promesse “mancate” di una soft regulation che invece si è tradotta «in regolamenti più lunghi e copiosi del passato, con solo una ventina di provvedimenti attuativi adottati su 60.

Il motto dovrebbe essere allora “Meno anticorruzione e più semplificazione”.

Visto il particolare momento, sperando di stimolare qualche riflessione, portiamo in evidenza alcune problematiche riscontrate negli ultimi anni nel settore dei lavori pubblici con qualche personale proposta di soluzione:

  • Eliminazione delle certificazioni tra i requisiti di partecipazione alla gara, la corsa alla certificazione sta diventando un ostacolo per l’accesso agli appalti delle piccole imprese, dove sta scritto che per poter partecipare ad una gara occorrano la ISO, OHSAS, SA, RATING, ecc… Non basta essere l’unico paese in Europa dove per partecipare ad una gara occorre la SOA?
  • Eliminare definitivamente la sciagurata disposizione che prevede l’indicazione dei costi aziendali sicurezza e del costo del personale in sede di offerta. Non serve a nulla. Rimandiamo gli approfondimenti degli aspetti in sede di aggiudicazione. Abbiamo riempito i TAR con questa malsana pensata. E’ causa di esclusione? Soccorso istruttorio? Non è esclusione? No! E’ semplicemente inutile.
  • Terne subappaltatori in genere, eliminare la dichiarazione in gara, al momento dell’autorizzazione del subappalto richiederemo quello che serve e approfondiremo finchè si vorrà.
  • Terne subappaltatori per attività a infiltrazione mafiosa, eliminare assolutamente, non è applicabile, impossibile per un’impresa trovare forniture di bitume o ferro disponibili a disporre il DGUE dall’altra parte dell’Italia.
  • Contenere la deriva telematica, troppe centrali di acquisto telematiche, di fatto il proliferare di questa situazione sta diventando ostacolo per le piccole imprese che devono accreditarsi su una miriade di stazioncine e albetti. Obbligo di Mepa nazionale e un portale per Regione e basta! Oltre tutto quanti soldi si stanno inutilmente spendendo per portali e piattaforme di enti che fanno si e no due gare all’anno?
  • Gravi illeciti professionali, capiamo che significa e disegniamo una casistica chiara.
  • Favorire il criterio dell’idoneità operativa per la selezione degli inviti alle negoziate, favorire chi è meglio organizzato sul territorio da più garanzie di corretta esecuzione e minore impatto sull’ambiente.
  • Risolvere definitivamente i margini di interpretazione per i sistemi di calcolo dell’anomalia anche fornendo dei fogli elettronici o formule di calcolo.
  • Ridurre il campo alle gare con offerta economicamente più vantaggiosa, queste gare sono troppo onerose e lunghe.
  • In caso di gare con offerta economicamente più vantaggiosa portare tutti i criteri sia quantitativi che qualitativi in ambito di on/off predisponendo una griglia di possibili migliorie. Mi offri questo ti assegno questo punteggio e fine della storia così riducendo ogni discrezionalità di scelta.
  • Eliminare il pagamento della tassa ANAC. Unico paese europeo ad avere una tassa del genere.
  • Attuare delle misure che consentano il pagamento delle commesse pubbliche in trenta giorni. Questo è uno dei grandi problemi che non vogliamo prendere in considerazione.
  • Avviare dei corsi di specializzazione per formare il personale che redige i bandi di gara, spesso il problema deriva da gare mal congeniate.
  • Eliminare il controllo della documentazione amministrativa su tutti i partecipanti di gara. Si parte dall’apertura dell’offerta economica, si controlla sollo la correttezza della documentazione di gara dell’aggiudicatario. Per le gare si impiegherebbe metà del tempo in meno.
  • Realizzare un regolamento unico del codice andando ad eliminare il più possibile decreti ministeriali e linee guida al contorno. Si faciliterebbe la lettura delle norme in questo modo.
  • Ridurre la possibilità del cd. cumulo alla rinfusa dei consorzi stabili impensabile che alcuni lavori su beni culturali e categorie SIOS possano essere effettuate da soggetti non qualificati sfruttando l’attestazione del consorzio.
  • Inserire un obbligo di puntuale verifica della correttezza dei computi metrici estimativi dei progetti posti a base di gara da parte del validatore del progetto. La verifica deve riguardare: l’adozione di prezziari attuali, correttezza delle analisi dei nuovi prezzi introdotti (in termini di mancanza voce prezzo nel prezziario e impiego analisi prezzi corretti e supportati da preventivi di dettaglio dei materiali), completezza delle voci di computo e mancanza di voci di spesa che possano introdurre contenzioso e maggiori rischi per l’appaltatore. Ricordiamo in proposito a chi demonizza le riserve e le varianti che queste il più delle volte sono causate da progetti sbagliati e contabilità sottodimensionate.

11/07/2018

Arch. Paolo Capriotti

© Riproduzione riservata Capriotti Appalti Solutions

Cosa semplificare del codice appalti

Consultazione on line per le modifiche al Codice. Tutti invitati a partecipare.

E’ on line fino al prossimo 10 settembre 2018, sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la consultazione pubblica sul Codice degli appalti propedeutica a una proposta di riforma che il Governo intende presentare in autunno.

L’obiettivo dell’intervento di riforma è quello di garantire l’efficienza del sistema dei contratti pubblici, di procedere alla semplificazione del quadro normativo, assicurandone la chiarezza, di eliminare le criticità sul piano normativo e, conseguentemente, sul piano applicativo.

La consultazione on line, (http://consultazioni.mit.gov.it/) è effettuata su una serie di primi temi di riflessione, separatamente proposti col riferimento ad argomenti indicati sinteticamente, preceduti dalla puntuale indicazione del riferimento normativo all’interno del Codice, in  formato interattivo.

I temi sottoposti a consultazione, benché indicati ove possibile in forma volutamente neutra, costituiscono altrettanti punti di emersione di criticità più urgenti rilevate durante la costante opera di monitoraggio effettuata dal Ministero nei primi due anni di vigenza del Codice, ovvero segnalate nel tempo al Ministero da un’ampia platea di stakeholders, tra cui associazioni di categoria, fondazioni di studio e ricerca, liberi professionisti, altre Amministrazioni pubbliche.

Inoltre, alcuni temi sono accompagnati da un corredo di riferimenti minimi a giurisprudenza, pareri e altri atti (ad esempio di Autorità indipendenti), che possono costituire un’utile bussola orientativa per gli stakeholders nella messa a fuoco degli elementi di criticità e nell’elaborazione di proposte emendative puntuali del tessuto normativo del Codice.

In ogni caso, l’indicazione dei temi di riflessione non esaurisce il perimetro della consultazione. Ciascuno stakeholder potrà infatti segnalare ulteriori tematiche in relazione alle quali ritiene sussistano profili di criticità, contestualmente indicando le soluzioni normative puntuali.

Nell’ambito della consultazione, gli interventi saranno innanzitutto nominativi e visibili a tutti i partecipanti registrati che, in piena applicazione del principio di trasparenza, potranno effettuarne una breve recensione.

Invitiamo tutti i partner e lettori a dare le proprie osservazioni soprattutto per quelle problematiche ben note che ci hanno afflitto negli ultimi anni: si veda in particolare la terna subappaltatori; la profilazione non richiede molto tempo.

Noi di Capriotti Appalti Solution abbiamo già effettuato le seguenti osservazioni con spirito di snellire il lavoro delle piccole medio imprese del settore:

Focus su: Consorzi stabili articolo 47, comma 2. Disciplina dei consorzi stabili con particolare riferimento alla necessità dell’avvalimento (prevista dalla norma) di imprese consorziate non designate per l’esecuzione, anche in relazione di cui all’art. 89.
Proposta: Deve allinearsi la questione della qualificazione interna al consorzio con i divieti di avvilimento già determinati dal codice. Come non è possibile ricorrere all’avvalimento extra consorzio: per SIOS quando rilevano più del 10% e sempre per SOA culturali lo stesso deve avvenire per i consorzi. Quindi deve rendersi obbligatorio l’avvalimento interno alle consorziate e il rispetto dei limiti imposti in linea generale.

Focus su: Vicende soggettive relative ai raggruppamenti temporanei e ai consorzi ordinari di operatori economici articolo 48, comma 19-ter. Rapporto tra mancanza dei requisiti prima e durante la gara e perdita degli stessi successivamente anche ai fini della sostituzione dell’operatore economico.
Proposta: Va bene come il codice si è evoluto negli ultimi anni in tal senso. In caso di perdita di requisiti o cause di forza maggiore già definite dal codice deve essere possibile l’agevole sostituzione del raggruppato. La situazione da tutelare è in primo luogo la chiusura della commessa senza lungaggini.

Focus su: Appalto integrato articolo 59, commi 1 e 1-bis. Obbligo, per i lavori, di appaltare su progetto esecutivo e possibili deroghe a tale obbligo
Proposta: L’appalto integrato è troppo oneroso per le imprese e non riduce il contenzioso in quanto si produce una pericolosa discontinuità tra le fasi progettuali (una parte in capo alla stazione, una parte in capo all’impresa). Per particolari situazioni ad elevato contenuto tecnologico ci sono i dialoghi competitivi e il partenariato per l’innovazione quindi da abolire in maniera assoluta.

Focus su: Rating di impresa, articolo 83, comma 10. Sistema delle rating di impresa e delle relative premialità, anche con riferimento alla dimensione dell’impresa. Definizione dei parametri per l’attribuzione del rating, modalità di assegnazione dei punteggi e suoi effetti.
Proposta: Da eliminare al fine di evitare la messa in piedi di un sistema elefantiaco per degli aspetti marginali di premialità.

Focus su: Sistema unico di qualificazione esecutori di LL.PP. – requisiti, articolo 84, comma 4. Disciplina dei requisiti rilevanti ai fini della qualificazione, con particolare riferimento all’esperienza maturata negli anni precedenti per i lavori eseguiti e all’arco temporale di riferimento.
Proposta: Allineare quello che succede per la soglia sotto SOA con il resto. Non può accadere, come è successo negli ultimi anni, che ci siano disparità di trattamento. Cinque anni per il sotto SOA, dieci anni per il sopra SOA.

Focus su: Criteri di aggiudicazione, articolo 95, commi 4 e 5. Disciplina dei criteri di aggiudicazione (minor prezzo o OEPV) nel rispetto delle direttive, anche con riferimento alle soglie e all’affidamento sulla base del progetto esecutivo.
Proposta: Alzare l’obbligo di oepv a 5 milioni e normare l’utilizzo del criterio imponendo bandi che disegnino regole dettagliate, chiuse, e facilmente soppesabili.

Focus su: Costi manodopera articolo 95, comma 10. Indicazione separata dei costi aziendali e dei costi della manodopera
Proposta: Eliminare in quanto aspetto verificabile in sede di verifica di congruità.

Focus su: Punteggio attribuito all’offerta economica. articolo 95, comma 10-bis. Tetto massimo del punteggio economico: Disciplina relativa alla previsione, in norma primaria, del peso massimo da attribuire all’offerta economica.
Proposta: Come accade in Europa e abbiamo mal tradotto a livello nazionale esiste un solo criterio: quello qualità prezzo con valori percentuali che variano da 0 a 100 per entrambi gli aspetti. Invito a leggere: http://www.gareappaltipubblici.it/quanti-criteri-di-aggiudicazione/

Focus su: Calcolo anomalia, articolo 97, comma 2 e 3. Disciplina della soglia di anomalia. Criteri di calcolo anche con riferimento al numero delle offerte.
Proposta: Rendere obbligatoria l’esclusione automatica per il sotto soglia. Salva dai ribassi eccessivi e velocizza la procedura. Eliminare i demenziali 5 sistemi di calcolo e creare un unico sistema che preveda come variabile la percentuale del taglio ali sulla base di un’estrazione.

Focus su: Subappalto, Articolo 105. Disciplina dei limiti con riferimento alla quota subappaltabile e alle categorie dei lavori, servizi e forniture.
Proposta: Eliminare la terna subappaltatori da indicare in gara. Costituisce di fatto aggravio atto a produrre la restrizione della concorrenza.

Focus su: Incentivi per funzioni tecniche, articolo 113, comma 1, 2 e 3. Disciplina degli incentivi anche con riferimento alle attività incentivabili
Proposta: Da eliminare. Nulla da incentivare in quanto mansione ordinaria.

Focus su: pareri di precontenzioso dell’Anac, articolo 211, comma 1. Disciplina dei pareri di precontenzioso, Tempi, Rafforzamento del ruolo dell’Anac, Effetto deflattivo, Potere di impugnativa.
Proposta: Confermare i poteri di impugnazione dell’Anac. Non è pensabile che un operatore di fronte ad un ingiustizia palese possa difendersi esclusivamente di fronte ad un oneroso TAR.

Focus su: altre tematiche
– Eliminazione delle certificazioni tra i requisiti di partecipazione alla gara, la corsa alla certificazione sta diventando un ostacolo per l’accesso agli appalti delle piccole imprese, dove sta scritto che per poter partecipare ad una gara occorrano la ISO, OHSAS, SA, RATING, ecc… Non basta essere l’unico paese in Europa dove per partecipare ad una gara occorre la SOA? Lasciare la premialità in caso di oepv ma eliminare la possibilità di requisito di gara.

– Contenere la deriva telematica, troppe centrali di acquisto telematiche, di fatto il proliferare di questa situazione sta diventando ostacolo per le piccole imprese che devono accreditarsi su una miriade di stazioncine e albetti. Obbligo di Mepa nazionale e un portale per Regione e basta! Oltre tutto quanti soldi si stanno inutilmente spendendo per portali e piattaforme di enti che fanno si e no due gare all’anno?

– Favorire il criterio dell’idoneità operativa per la selezione degli inviti alle negoziate, favorire chi è meglio organizzato sul territorio da più garanzie di corretta esecuzione e minore impatto sull’ambiente.

– Eliminare il pagamento della tassa ANAC. Unico paese europeo ad avere una tassa del genere.

– Attuare delle misure che consentano il pagamento delle commesse pubbliche in trenta giorni. Questo è uno dei grandi problemi che non vogliamo prendere in considerazione.

– Eliminare il controllo della documentazione amministrativa su tutti i partecipanti di gara. Si parte dall’apertura dell’offerta economica, si controlla sollo la correttezza della documentazione di gara dell’aggiudicatario. Per le gare si impiegherebbe metà del tempo in meno.

– Inserire un obbligo di puntuale verifica della correttezza dei computi metrici estimativi dei progetti posti a base di gara da parte del validatore del progetto. La verifica deve riguardare: l’adozione di prezziari attuali, correttezza delle analisi dei nuovi prezzi introdotti (in termini di mancanza voce prezzo nel prezziario e impiego analisi prezzi corretti e supportati da preventivi di dettaglio dei materiali), completezza delle voci di computo e mancanza di voci di spesa che possano introdurre contenzioso e maggiori rischi per l’appaltatore. Ricordiamo in proposito a chi demonizza le riserve e le varianti che queste il più delle volte sono causate da progetti sbagliati e contabilità sottodimensionate.

14/08/2018

Arch. Paolo Capriotti

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Ricostruzione pubblica sisma centro Italia. Chi appalta cosa e come?

Sono in avvio le progettazione per le Ordinanze relative alla ricostruzione pubblica del centro Italia.

I valori in gioco riguardano le seguenti somme e ordinanze:

a) in relazione all’ordinanza n. 33/2017: euro 105.000.000,00 a valere sulle disponibilità 2018, euro 98.346.752,31a valere sulle disponibilità relative all’esercizio 2019;
b) in relazione all’ordinanza n. 37/2017: euro 100.000.000,00 a valere sulle disponibilità 2018, euro 101.014.218,62 a valere sulle disponibilità relative all’esercizio 2019;
c) in relazione all’ordinanza n. 38/2017: euro 62.000.000,00 a valere sulle disponibilità 2018, euro 108.600.000,00 a valere sulle disponibilità relative all’esercizio 2019;
d) in relazione all’ordinanza n. 56/2018 euro 500.000.000,00 a valere sulle disponibilità 2018, euro 397.037.141,17 a valere sulle disponibilità 2019.

E’ evidente che ci sarà un bel da fare per tecnici e imprese di costruzione ma vediamo quali saranno le regole dei giochi.

Quali tipologie di gara impiegate?

Negoziate o aperte?

Appalti su esecutivo o “appalti integrati zoppi”?

Come avverranno gli inviti e chi inviterà?

Solo prezzo o anche qualità?

Per sapere tutto prima di tutti iscriviti al corso del 29/06/2018 oppure continua a seguirci.

11/06/2018

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Intervento. «Appalti e concorrenza, via “forcella” e sorteggio dal nuovo codice»

Si riporta integralmente un articolo di Edoardo Bianchi del 15/05/2018, il Vicepresidente dell’ANCE è veramente un faro in questa notte fonda e senza luna. Che si prenda spunto anche per la ricostruzione post sisma. Criteri premianti e non lotterie.

Sul tema della riscrittura (totale o parziale) del Codice degli appalti vi sono varie opinioni, anche discordanti, ma sicuramente un punto sul quale tutti gli operatori sono d’accordo è quello della inaccettabilità del sorteggio per individuare i partecipanti da invitare alle procedure di gara.

Nella recente determina Anac n. 348 il tema del sorteggio viene lambito e trattato in forma residuale.

In relazione alla citata determina, per quello che qui interessa, come Ance, non vogliamo sollevare l’attenzione sulla pratica, anche essa inaccettabile, sempre più diffusa dell’utilizzo della forcella come fattore riduttivo della concorrenza in maniera ingiustificata.

Soffermiamoci invece su una singolarità che adeguatamente testimonia l’urgenza del completamento del percorso della qualificazione delle stazioni appaltanti: la prassi del sorteggio. Questa pratica che possiamo definire cabalistica è utilizzata come «refugium peccatorum» per nascondere la incapacità della pubblica amministrazione di selezionare gli operatori che possano garantire l’effettiva esecuzione dell’opera nei tempi e con i prezzi stabiliti.

Nella fascia sino ad 1 milione di euro, sebbene l’Anac lo abbia relegato a un ruolo residuale, è ancora il criterio principe per selezionare le imprese da invitare. Ed è sempre più utilizzato anche per importi rilevanti, per scremare le candidature.

Ci troviamo quindi davanti a due paradossi.

Da un parte si pretende di avere operatori sempre più qualificati e poi li si vuole selezionare con il sorteggio. Dall’altra si invoca a tutti i livelli maggiore partecipazione per garantire più concorrenza e poi si ricorre alla forcella per ridurre e comprimere la concorrenza, prima, auspicata.

Il vicepresidente Ance: se il sorteggio diviene il metodo preminente per essere invitati alle gare che senso ha investire in professionalità, attrezzature e patrimonializzazione?

Se il sorteggio diviene il metodo preminente per essere invitati alle gare che senso ha che gli operatori continuino ad investire in professionalità, attrezzature, risorse umane, formazione, certificazioni e patrimonializzazione della impresa ?

Come Ance auspichiamo che nella prossima riscrittura del codice venga accantonato l’utilizzo della “forcella” e definitivamente eliminato “il sorteggio”. Oppure perché non lo utilizziamo anche per selezionare parlamentari, avvocati, componenti dell’Anac, giornalisti e comunque tutti quelli che svolgono una attività che necessità di competenze e professionalità.

15/05/2018

Arch. Paolo Capriotti

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