La sospensione dell’esecuzione della pubblica commessa come eccezione di inadempimento in caso di mancati pagamenti

Riportiamo un interessante articolo dell’avv. Andrea Accardo, Partner dello Studio Legale SLATA pubblicato on line su Diritto 24 rubrica del Sole 24 Ore.

E’ sempre più frequente che gli appaltatori si trovino a fare i conti con ritardi, spesso non trascurabili, di pagamenti ed incassi da parte della Pubblica Amministrazione, con esposizioni finanziarie crescenti e molte volte non ristorate dalla mera applicazione degli interessi previsti dalla Legge e dai Capitolati, al punto da ricercare altre e più incisive contromisure da poter porre in essere.

In ambito civilistico, si rinviene la previsione dell’art. 1460 che disciplina l’eccezione di inadempimento, e facoltizza il contraente di un contratto a prestazioni corrispettive, di rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione se l’altro non adempie.

Il codice civile, secondo la consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione (tra le tante, Cass. Civ., Sez. I, 27.10.2016, n. 21740) trova pacifica applicazione anche negli appalti pubblici.
A dire il vero già da tempo la Cassazione aveva riconosciuto all’appaltatore la facoltà di negare la propria prestazione, e quindi sospendere i lavori, nei confronti della pubblica amministrazione inadempiente, sottoponendo tale facoltà alla condizione che fosse dimostrata la colpa grave o il dolo dell’amministrazione, e sempre che l’inadempimento presentasse una gravità idonea a compromettere l’equilibrio fra le contrapposte prestazioni (cfr. Cass. Civ., Sez. I, 24.10.1985, n. 5232).

Successivamente, la normativa specialistica, a partire dalla Legge Merloni, aveva previsto un meccanismo specifico per dare applicazione all’art. 1460 c.c.: l’art. 26 L.n. 109/1994 (nella versione introdotta dalla L.n. 415/1998, c.d. “Merloni ter”), con un testo riportato nell’art. 133 D.Lgs. n. 163/2006, specificava infatti che “In caso di ritardo nella emissione dei certificati di pagamento o dei titoli di spesa relativi agli acconti, rispetto alle condizioni e ai termini stabiliti dal capitolato speciale, che non devono comunque superare quelli fissati dal capitolato generale, spettano all’esecutore dei lavori gli interessi, legali e moratori, questi ultimi nella misura accertata annualmente con decreto del Ministro dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, ferma restando la sua facoltà, trascorsi i termini di cui sopra o, nel caso in cui l’ammontare delle rate di acconto, per le quali non sia stato tempestivamente emesso il certificato o il titolo di spesa, raggiunga il quarto dell’importo netto contrattuale, di agire ai sensi dell’art. 1460 del codice civile, ovvero, previa costituzione in mora dell’Amministrazione e trascorsi sessanta giorni dalla data della costituzione stessa, di promuovere il giudizio arbitrale per la dichiarazione di risoluzione del contratto“.

Tale disciplina non brilla per chiarezza ma permette, ad un’attenta lettura, di sostenere (anche se si rinviene un solo precedente di senso opposto, che però non tratta l’aspetto se non in via incidentale: Tribunale di Tivoli, 8.02.2011, n. 153) che la facoltà di sospendere i lavori si verifica in due ipotesi:

  1. subito, quando il debito dell’Amministrazione raggiunga un quarto dell’appalto,
  2. quando il debito sia inferiore, purché – in questa ipotesi – siano scaduti i termini per l’emissione del certificato o del titolo di spesa.

Vale la pena aggiungere che con D.L. 8.04.2013 n. 35 convertito in L. 6.06.2013 n. 64, “recante disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonche’ in materia di versamento di tributi degli enti locali” la facoltà di agire ex art. 1460 c.c. è stata temporaneamente ricondotta ad un’unica fattispecie e vale a dire al raggiungimento di un debito pari al 15% del corrispettivo d’appalto.

Detta normativa, all’art. 6-bis, ha infatti introdotto, all’art. 253 del D.Lgs. n. 163/2006, il comma 23-bis a mente del quale “In relazione all’articolo 133, comma 1, fino al 31 dicembre 2015, la facolta’ dell’esecutore, ivi prevista, di agire ai sensi dell’articolo 1460 del codice civile puo’ essere esercitata quando l’ammontare delle rate di acconto, per le quali non sia stato tempestivamente emesso il certificato o il titolo di spesa, raggiunga il 15 per cento dell’importo netto contrattuale“.

La normativa oggi non è più in vigore in quanto il nuovo Codice dei Contratti (D.Lgs. n. 50/2016) non prevede alcunchè al riguardo. Ciò tuttavia non significa affatto che la facoltà di sospendere i lavori per mancato pagamento sia venuta meno, visto che l’art. 1460 C.C. continua ad applicarsi agli appalti pubblici, tanto per via della giurisprudenza citata, quanto per espressa previsione dell’art. 30 comma 8 del nuovo Codice, bensì semplicemente che sono venute meno le condizioni ed i limiti che la precedente disciplina pubblicistica dettava.

Oltre mille emendamenti allo Sblocca Cantieri, quali orientamenti?

Abbiamo spulciato gli emendamenti allo Sblocca Cantieri presentati dalle parti politiche.

Ci sono chiaramente orientamenti contrastanti ma su alcune situazioni sembra esserci una certa convergenza per cui cerchiamo di dare alcuni indirizzi:

  • appalti pubblici, tipologie di gara, potrebbe essere inserita una soglia intermedia le gli affidamenti in procedura negoziata, probabilmente fino ad un milione di euro, per la soglia inferiore di affidamento diretto tutti d’accordo sulle 40.000 tranne la lega che insiste su una soglia maggiore di 350.000 euro;
  • per gli appalti pubblici di servizi tecnici per il post sisma c’è confusione sul criterio di aggiudicazione chi vuole la vantaggiosa chi il solo prezzo, certo sembra che sotto le 40.000 sarà possibile l’affidamento diretto, per la soglia superiore fino alla soglia comunitaria (215 mila euro) sarà negoziata con almeno 10 operatori;
  • per la ricostruzione privata post sisma sembra confermarsi l’eliminazione del confronto concorrenziale, quindi il beneficiario di contributo si sceglierà direttamente dall’anagrafe l’impresa che meglio lo aggrada;

Per i più coraggiosi lasciamo la lettura degli oltre milleduecento emendamenti:   tutti gli emendamenti

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A presto.

13/05/2019

Arch. Paolo Capriotti

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31/05/2019 Giornata di approfondimento sullo Sblocca Cantieri, le novità per gli appalti pubblici e per la ricostruzione post sisma

Il subappalto potenziato al 50% dello sblocca cantieri e il subappalto mutaforma delle ricostruzioni post sisma

Questi giorni in Senato è in atto una frenetica raccolta di emendamenti allo Sblocca Cantieri che come noto riporta significative modifiche al codice contratti pubblici e ai decreti per le varie ricostruzione post eventi sismici del Paese.

IL SUBAPPALTO DEL CODICE CONTRATTI PUBBLICI

Tra le diposizioni più importanti contenute nello Sblocca Cantieri c’è un ritocco importante alla disciplina del subappalto per gli appalti pubblici art. 105 del Codice, la disposizione impone che:

“Fatto salvo quanto previsto dal comma 5, il subappalto è indicato dalle stazioni appaltanti nel bando di gara e non può superare la quota del cinquanta per cento dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture.”

La questione del limite al subappalto è stata al centro del dibattito per diversi mesi, il controverso tetto del 30% al subappalto giustificato come una soluzione contro le infiltrazioni mafiose non è in regola con i principi comunitari,  il parere di Bruxelles è chiaro: non possono esserci limiti.

La Corte di Giustizia europea ha ripetutamente censurato i limiti imposti dagli Stati membri al subappalto, chiarendo che le uniche restrizioni sono possibili per l’esecuzione di parti essenziali del contratto.

Secondo la Corte di Giustizia, il Codice Appalti italiano sembra creare, un clima in cui il subappalto è in linea generale vietato. Il subappalto viene infatti consentito solo dietro espressa autorizzazione della Stazione Appaltante e, in ogni caso, entro il limite massimo del 30% dell’importo dell’opera.

Con lo Sblocca Cantieri potremmo pensare ad un avvicinamento “di prova” al subappalto senza limiti richiesto dall’Europa, da 30% passiamo a 50% e magari al prossimo giro elimineremo del tutto il limite ma a leggere bene, per formulazione della norma, sorge qualche dubbio.

In realtà la stazione appaltante potrà decidere la quota di subappalto e perfino vietarlo, le solite supercazzole italiote.

Stiamo a vedere con la conversione che succederà.

IL SUBAPPALTO NELLA RICOSTRUZIONE POST SISMA DEL CENTRO ITALIA

Per arrivare al riverbero della norma nazionale sul tema subappalto in ambito di ricostruzione post sisma del centro Italia abbiamo importanti riflessioni da fare.

In primo luogo tutti, dico tutti, hanno ritenuto che la ricostruzione privata post sisma fosse soggetta ad un limite quantitativo del 30 per cento per un espresso rimando del Decreto 189 alla normativa sugli appalti pubblici, pur non trattandosi di appalto pubblico; la ricostruzione privata ricordiamo non è un appalto pubblico.

Il rinvio alla disciplina  degli appalti pubblici in realtà non ci sarebbe. La disposizione che ci ha in qualche modo ingannato è contenuta nell’art. 31 comma 6 del Decretone Sisma “Nei contratti fra privati, è possibile subappaltare lavorazioni speciali, previa autorizzazione del committente, nei limiti consentiti dalla vigente normativa” .

L’articolo non rimanda a nulla! I limiti consentiti dalla vigente normativa. Quale normativa?

Trattando l’articolo di edilizia privata e non pubblica non possiamo in nessun modo pensare che la vigente normativa di cui si fa riferimento sia quella degli appalti pubblici, potremmo invece sostenere con qualche certezza in più che potrebbe trattarsi di un rinvio al Codice Civile che di fatto non ha limiti quantitativi.

Il dubbio c’è, il fatto che le successive ordinanze hanno poi detto qualcosa in più non risolve la questione.

Inoltre lo specifico rimando alle lavorazioni speciali cosa vuole dire?

Possiamo pensare alle lavorazioni speciali come definite dalla qualificazione negli appalti pubblici?

Trattasi di Opere Specialistiche OS?

I dubbi arrivano perché chi scrive conosce bene la differenza tra subappalto come inteso dal codice civile e subappalto per il codice contratti pubblici.

Sono fattispecie e ambiti non sempre coincidenti e la norma speciale della ricostruzione non aiuta a delineare un profilo preciso,  viste le penalità che sono in gioco per un subappalto illegittimo sarebbe bene capire meglio la questione.

In tutto questa variabilità e confusione poi come opererà il limite al subappalto di ultima generazione descritto dallo Sblocca Cantieri?

Il committente privato, corrispondente alla stazione appaltante nel ciclo della commessa pubblica, potrà decidere se aumentare la percentuale di subappalto?

Difficile da capire.

SPUNTI DALLA RICOSTRUZIONE AQUILANA

Per finire di complicarci la vita andiamo alla ricostruzione della città dell’Aquila dove attraverso circolari dell’ufficio proposto il limite al subappalto sarebbe sull’importo del contratto e non legato alla tipologia di opere: generali o specialistiche, prevalenti o scorborabili.
Altra cosa di interesse  è che, nella ricostruzione aquilana, il committente dei lavori può liquidare direttamente i subappaltatori, senza passare dalla ditta che si è aggiudicata la commessa, per superare il collo di bottiglia generato da un’altra legge scritta anch’essa in modo poco chiaro, la numero 99 del 2013, sulla certificazione degli avvenuti pagamenti che spetterebbe, appunto, alla ditta aggiudicataria.

CONCLUSIONI

La confusione regna sovrana.

08/05/2019

Arch. Paolo Capriotti

© Riproduzione riservata Capriotti Appalti Solutions

Progettazioni al massimo ribasso per la ricostruzione pubblica del post sisma. Un errore colossale nel Decreto Catania che si deve evitare.

Più volte ci siamo trovati a scrivere e riscrivere delle regole della ricostruzione pubblica del post sisma del centro Italia  sperando che qualcuno ci leggesse e che si capisse che alcuni problemi, senza particolari deroghe e invenzioni, si possono facilmente risolvere.

Abbiamo scritto al On. Prof. Coltorti marchigiano presidente alla Commissione del Senato che si occupa della revisione normativa per la contrattualistica pubblica, abbiamo scritto al Governatore delle Marche Prof. Ceriscioli, abbiamo poi scritto al Commissario Straordinario alla Ricostruzione Dott. Farabbollini anche lui marchigiano.

Abbiamo offerto umilmente e gratuitamente spunti di riflessione ma a quanto pare nessuno ci ha letto e nessuno ci ha pensato.

Le problematiche sollevate, su articoli pubblicati e lettere inviate, riguardavano:

  1. la necessità di ricaduta delle occasioni agli operatori economici del territorio, imprese e tecnici;
  2. evitare gare di affidamento delle commesse pubbliche al massimo ribasso che come noto non garantiscono la qualità delle realizzazioni;
  3. l’importanza di armonizzare le due riforme che corrono parallelamente quella sulla ricostruzione post sisma (decreto Catania) e quella del codice contratti pubblici (decreto sblocca cantieri).

Come era facile pensare siamo inciampati alla grande sulle problematiche per il quale si invitava a prestare attenzione, per il quale si voleva animare una discussione, e questo non va assolutamente bene perché il miliardo di euro di opere pubbliche in avvio nelle Marche deve essere un’occasione di rilancio e non la solita solfa vista per le opere pubbliche del Paese: contenziosi, infiltrazioni mafiose, incompiute e fallimenti.

Volendo mettere per una volta le vesti del cittadino voglio dire con profonda stima ai soggetti deputati che così non va, non è comprensibile che si vada in difficoltà con problematiche semplici e di soluzione arcinota a chi è nel settore.

Non è possibile poi che il braccio destro non sa cosa fa il braccio sinistro e mi riferisco al doppio binario di riforma.

Non possiamo minimamente parlare di gare al massimo ribasso per i tecnici perché ci sono soluzioni migliori per raggiungere semplificazione e garantire qualità della commessa.

Anche i muri sanno che progetti al massimo ribasso sono l’inizio di un percorso tortuoso e difficile per l’amministrazione che appalta, questo lo dico io, lo dice ANAC, lo sanno tutti, lo capisce chiunque che un progetto realizzato con uno sconto massimo porta a progetti carenti, deboli, e conseguenti redazioni di varianti, riserve, lungaggini, quello di cui proprio non abbiamo bisogno.

Volete fare gare veloci? Bene!

Aumentiamo il numero degli invitati cosicché le offerte possano raggiungere il numero minimo di dieci e andiamo con l’esclusione automatica delle offerte anomale che salva dai ribassi selvaggi e ci fa fare gare più veloci perché supera la fase di verifica di congruità.

Come facciamo a non aver ancora capito questo?????

Si può fare senza deroghe, dobbiamo alzare il numero minimo di soggetti da invitare così come previsto per le gare delle imprese.

Questo è veramente l’A B C.

L’articolo del Decreto Catania, art. 19:

“2-bis. L’affidamento degli incarichi di progettazione e dei servizi di architettura e ingegneria ed altri servizi tecnici e per l’elaborazione degli atti di pianificazione e programmazione urbanistica in conformità agli indirizzi definita dal Commissario straordinario,  per importi inferiori a quelli di cui all’articolo 35 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, avviene, mediante procedure negoziate previa consultazione di almeno cinque professionisti iscritti nell’elenco speciale di cui all’articolo 34 del presente decreto, utilizzando il criterio di aggiudicazione del minor prezzo.  Agli oneri derivanti dall’affidamento degli incarichi di progettazione e di quelli previsti dall’articolo 23, comma 11, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, si provvede con le risorse di cui all’articolo 4, comma 3, del presente decreto.

Mentre l’articolo 97 comma 8 del codice contratti pubblici prevede l’applicazione dell’esclusione automatica:

“8. Per lavori, servizi e forniture, quando il criterio di aggiudicazione è quello del prezzo più basso e comunque per importi inferiori alle soglie di cui all’articolo 35, la stazione appaltante può prevedere nel bando l’esclusione automatica dalla gara delle offerte che presentano una percentuale di ribasso pari o superiore alla soglia di anomalia individuata ai sensi del comma 2. In tal caso non si applicano i commi 4, 5 e 6. Comunque la facoltà di esclusione automatica non è esercitabile quando il numero delle offerte ammesse è inferiore a dieci.

Se sapessimo fare una lettura combinata tra i due articoli dovremmo riuscire a capire che per come è scritto il Decreto Catania le gare dei servizi tecnici saranno per forza di cosa gare al massimo ribasso senza possibilità di esclusione automatica e quindi senza possibilità di andare a media.

Un danno colossale direi.

La velocità della gara non è data dal numero di offerte che arrivano ma dal fatto di superare un lungo subprocedimento di verifica della congruità dell’offerta anomala, pertanto, se facessimo una gara a quindici soggetti e decidessimo di applicare l’esclusione automatica dell’offerta anomala faremmo una gara senza ombra di dubbio più veloce e riusciremmo a calmierare i ribassi.

Facciamo un esempio elementare per i più duri di comprendonio:

    • se ad una gara a cinque soggetti tipo Decreto Catania abbiamo i seguenti ribassi di sconto 50, 40, 30, 20, 10 la gara verrà aggiudicata a chi ha offerto 50 di sconto, gli verranno richieste delle giustificazioni, un approfondimento all’offerta, e dopo aver perso un mese si aggiudicherà allo stesso soggetto.
    • se ad una gara a quindici soggetti con esclusione automatica abbiamo le seguenti offerte i seguenti ribassi 50, 48, 46, 44, 42, … 14, 12, 10 la gara viene aggiudicata a chi si è avvicinato di più alla media (faccio una sintesi, c’è un sistema multiplo di calcolo della media che non stiamo qui a descrivere) quindi vince la gara chi ha offerto 30 e a questo punto non deve effettuarsi nessuna verifica di congruità.

Quindi il Decreto Catania in sintesi prevede che per i servizi tecnici vengano effettuate gare lunghe e rischiose in termini di qualità dei progetti.

Più di questo non possiamo più fare.

Siamo veramente sconfortati. Si può capire tutto ma non è accettabile questa situazione che manifesta inadeguatezza e mancata preparazione. Se non riusciamo a risolvere le cose elementari come possiamo sperare di risolvere i grandi e complessi problemi di questa ricostruzione?

Viene chiesto agli attori di scrivere e partecipare alle decisioni ma se ascoltate e fate il contrario che partecipazione è questa?

Ci auguriamo che qualcuno proponga un emendamento per cambiare questa dannosa situazione.

Si approfitta per dare un nuovo spunto, si deve rivalutare l’effettiva necessità di ricorrere ad aggregazioni di stazioni appaltanti considerati gli ultimi contrari arresti giurisprudenziali. Pare che, fino alla definizione delle regole di qualificazione delle stazioni appaltanti, non ci sono vincoli di ricorrere a sistemi aggregati.

Arch. Paolo Capriotti

07/04/2019

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Sbocca cantieri rissa in atto: Ance contro Governo

Da un articolo di Edilizia e Territorio del 05/04/2019 di Mauro Salerno

Toninelli e Coltorti: Ance appoggiò riforma che oggi chiede di correggere. Buia e Bianchi: noi sempre contrari a codice del 2016

Si fa sempre più febbrile l’attesa per la versione definitiva dello Sblocca-cantieri, atteso a giorni in Gazzetta Ufficiale dopo la “bollinatura” della Ragioneria sulle coperture. Dopo aver denunciato senza sosta la gravità della crisi l’intero settore delle costruzioni italiano guarda a questo provvedimento (e al decreto Crescita) come l’ultimo salvagente disponibile per non far affondare il comparto, con poca o nessuna distinzione tra chi lavora negli appalti pubblici o nell’edilizia privata.

Con l’attesa sale evidentemente anche il livello di tensione, sfociato negli ultimi giorni in duri e botta e risposta tra esponenti della maggioranza e del mondo delle imprese. A innescare la miccia una dichiarazione del ministro Toninelli, a proposito dei tempi di approvazione del decreto.

Il ministro ha chiamato in causa costruttori e industriali, in pratica accusandoli di aver appoggiato il codice degli appalti che oggi invece chiedono insistentemente di modificare. «Dove erano Ance e Confindustria nel 2016, quando venivano approvati un nuovo Codice degli appalti che ha creato dei disastri, enormi e incomprensibili fonti normative che non si parlavano tra di loro?», ha chiesto il ministro spiegando che «noi le stiamo semplificando». «Ovvio che ci si metta qualche giorno, – ha continuato – ma vedrete che il decreto varrà tanti miliardi di euro da poter utilizzare in tanti cantieri». «Mi dispiace ma le affermazioni del ministro Toninelli, senza volontà di fare polemica, non corrispondono a verità: l’Ance è sempre stata contraria a questo codice degli appalti», ha risposto a stretto giro il presidente dei costruttori Gabriele Buia.
Sembrava finita lì.

Poi invece è arrivata la bordata del presidente della commissione Lavori pubblici del Senato, Mauro Coltorti. «Stupisce e non poco l’atteggiamento garibaldino del numero uno di Ance Buia nei confronti del ministro Toninelli – ha attaccato il senatore M5S -. L’Ance nel 2016 accolse con toni assolutamente pacifici la nefasta riforma del codice degli appalti voluta dall’allora governo Renzi e dal ministro Pd Delrio in particolare: c’è una nota ufficiale dell’associazione stessa datata 14 gennaio che riporta i rilievi positivi del vicepresidente di Ance Edoardo Bianchi». Conclusione: per Coltorti i costruttori sarebbero autori di «un’opera di mistificazione reiterata», visto che «la riforma dei contratti del 2016 purtroppo si è rivelata disastrosa sotto tutti i punti di vista» e «Buia», dunque, «deve raccontarla tutta invece che inveire contro Toninelli».

La nota chiamata in causa da Coltorti farebbe riferimento all’approvazione della legge delega relativa ai criteri da tenere in considerazione per la riforma che dal punto di vista operativo sarebbe stata approvata, con decreto, soltanto ad aprile.

Elemento che ha spinto i costruttori dell’Ance a tornare sul tema per bocca del vicepresidente Edoardo Bianchi, autore dei commenti contenuti in quella nota. «Non accettiamo che venga tutto buttato in rissa perché è in gioco la messa in sicurezza del Paese e sono in ballo migliaia di posti di lavoro – scrive Bianchi – . È di tutta evidenza che attribuire ad un comunicato del gennaio 2016 giudizi su di provvedimento che avrebbe visto la luce tre mesi dopo rappresenta una forzatura gratuita (il Senatore forse la definirebbe, una mistificazione)». «Oggi come allora condividiamo i principi generali delle Legge Delega ma oggi come allora attendiamo quale attuazione concreta avranno quei principi. «Purtroppo – continua Bianchi – i principi contenuti nella Legge Delega vennero completamente travisati e stravolti al momento del parto del Codice (aprile 2016). A dicembre 2016 presentammo con la Filiera delle costruzioni un documento di aperta critica evidenziando della necessità di “modifiche indispensabili al Codice”. Fummo facili profeti (inascoltati); dopo tre anni di vita, il dato è del Presidente Cantone, solo il 20% del Codice ha avuto attuazione».

«Appena conosceremo il testo definitivo del Dl Sblocca-cantieri – chiude Bianchi – esprimeremo le nostre valutazioni e continueremo con lealtà e responsabilità a proporre di migliorare il migliorabile. Senatore una sua affermazione però la facciamo nostra, il richiamo al “garibaldino Buia”; Garibaldi ed i garibaldini contribuirono alla costruzione dello Stato Italiano non vorremmo che dopo oltre 150 quei sacrifici venissero vanificati».

DECRETO SBLOCCA CANTIERI: le novita’ per appalti e interventi in zona sismica

Come noto il Decreto Sblocca Cantieri è lo strumento immediato con cui il Governo Conte intende rilanciare il settore degli appalti pubblici e velocizzare gli interventi infrastrutturali nel nostro Paese rimettendo in moto un settore, quello delle costruzioni, che negli ultimi anni ha subito molti rallentamenti sia per mancanza di investimenti sia per la troppa burocrazia.

Lo scorso 20 marzo il Consiglio dei Ministri ha approvato la bozza del Decreto Legge le cui modifiche entreranno in vigore con la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale; andiamo ad analizzare le principali novità che verranno introdotte.

APPALTI PUBBLICI:

Regolamento unico del Codice Appalti che dovrà unificare tutti i provvedimenti già emessi in attuazione al D.lgs. 50/2016 entro 90 giorni dall’entrata in vigore della Legge conversione del Decreto e comporterà la decadenza delle linee guida ANAC;

Abolizione della terna dei subappaltatori con la soppressione del comma 6 dell’articolo 105 del Codice Appalti; rimane invece invariata la soglia limite del 30%;

Anticipo del 15% del prezzo a tutti i tipi di appalto e non solo alle opere pubbliche;

– Possibilità, da parte del Presidente del Consiglio, di nominare commissari per la gestione degli interventi strutturali ritenuti prioritari;

Estensione del criterio del prezzo più basso a tutti gli appalti sotto soglia;

– Possibilità di affidare i lavori sulla base del progetto definitivo semplificato anziché su quello esecutivo per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria;

Variazioni nel numero di invitati alle procedure negoziate e agli affidamenti diretti;

Inversione nell’apertura delle buste in sede di gara, le stazioni appaltanti potranno quindi esaminare per prima l’offerta economica;

 

Il Decreto prevede anche disposizioni in materia di interventi in zona sismica:

– L’Articolo 3 Decreto (“Disposizioni in materia di semplificazione della disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche”) indica che prima del loro inizio, “le opere realizzate con materiali e sistemi costruttivi disciplinati dalle norme tecniche in vigore, …, devono essere denunciate dal costruttore allo sportello unico”. A tale denuncia devono essere allegati:
– il progetto dell’opera a firma del progettista con indicazione esauriente dei calcoli eseguiti;
– relazione illustrativa firmata dal progettista e dal direttore dei lavori che indichi caratteristiche, qualità e
prestazioni dei materiali che verranno impiegati nella costruzione.

I progetti relativi ai lavori di interventi strutturali in zone sismiche dovranno essere corredati da una dichiarazione del progettista che asseveri il rispetto delle norme tecniche per le costruzioni e la coerenza tra il progetto esecutivo strutturale e architettonico, nonché il rispetto delle eventuali prescrizioni sismiche contenute negli strumenti di pianificazione urbanistica.

Il MIT definirà le linee guida per l’individuazione, dal punto di vista strutturale, degli interventi e delle varianti di carattere non sostanziale per le quali non occorrerà il preavviso di cui all’articolo 93 del Testo Unico.

Non si potranno iniziare lavori relativi ad interventi “rilevanti” senza preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della regione: per gli stessi interventi, non soggetti ad autorizzazione preventiva, quelli di “minore rilevanza” e quelli “privi di rilevanza”, le Regioni potranno istituire controlli anche con modalità a campione; restano invece ferme le procedure di cui agli articoli 65 e 67 comma 1 del Testo Unico.

Ricordiamo ai nostri lettori l’appuntamento con il nostro corso del prossimo 19 aprile in cui si discuterà di appalti pubblici di ricostruzione post-sisma del Centro Italia.

Maggiori informazioni al link: http://www.gareappaltipubblici.it/negozio/corsi-da-fare/10-appalti-pubblici-di-ricostruzione-post-sisma-del-centro-italia-le-regole-e-i-tempi-dei-primi-mille-interventi-per-un-miliardo-di-euro-in-programma-marzo-2018/

 

02/04/2019

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Riforma del nuovo Codice degli appalti: approvato dal Governo il Ddl Delega

Lo scorso 28 febbraio 2019 il Consiglio dei Ministri ha approvato una serie di disegni di legge delega finalizzati a realizzare decreti legislativi per le semplificazioni e lo specifico riordinamento normativo.

La Delega in materia di riforma degli appalti pubblici, se venisse approvata dal Parlamento, autorizzerebbe il Governo ad adottare “un nuovo codice dei contratti pubblici in sostituzione del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, nonché del decreto legislativo 15 novembre 2011, n. 208, ovvero modificandoli per quanto necessario.”

La bozza del Ddl, seppur scarna (due articoli contenuti in cinque pagine), si prefigge chiaramente l’obiettivo di abbandonare l’attuale impianto normativo che, con i numerosi provvedimenti attuativi previsti non ancora definiti, rimane in larga parte incompiuto.

L’articolo 1 contiene una serie di principi direttivi che offrono spunti interessanti per comprendere verso quale direzione ha intenzione di muoversi il Governo:

– volontà di aderire alle direttive europee con discipline opportunamente differenziate negli appalti di lavori, servizi e forniture e “apposita regolamentazione per l’«affidamento dei contratti di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato, formazione e gestione degli elenchi di operatori economici”

– possibili novità in materia di contenzioso con l’intenzione di “razionalizzare i metodi di risoluzione delle controversie, anche alternativi ai rimedi giurisdizionali, riducendo gli oneri di impugnazione degli atti delle procedure di affidamento”

– intervento generale di riordino della centralizzazione delle gare intervenendo sulle attuali centrali di committenza e soggetti aggregatori muovendosi verso gli appalti di lavori gestiti dalla piattaforma Consip. I due principi e criteri direttivi contenuti alle lettere m) e n) dell’art. 1, comma 2 indicano quanto segue:

– “riordinare e riorganizzare l’attuale disciplina concernente le centrali di committenza e i soggetti aggregatori, con riferimento agli obblighi e alle facoltà inerenti al ricorso agli strumenti di acquisto e negoziazione messi a disposizione dagli stessi e provvedere all’introduzione di strumenti di controllo sul rispetto della disciplina in materia di razionalizzazione della spesa per gli acquisti delle pubbliche amministrazioni” [lettera m)]

– “promuovere lo sviluppo di forme di acquisto di beni, servizi e lavori gestite attraverso i sistemi informatici di negoziazione, anche in modalità ASP (Application Service Provider) messi a disposizione da Consip Spa e dai soggetti aggregato” [lettera n)]

possibilità per le imprese di detrarre gli oneri di gara informativi e amministrativi [art.1, lettera v)]

– “armonizzare, semplificare e razionalizzare la disciplina dei controlli, ad eccezione di quelli fiscali” con l’obiettivo di realizzare un sistema di controlli su imprese e professionisti le cui attività “siano svolte in modo da recare il minore intralcio possibile al normale esercizio delle attività, tenendo conto dell’esito delle verifiche e delle ispezioni già effettuate”.

Nel testo del Ddl viene specificato che verranno acquisiti i pareri della Conferenza unificata, Consiglio di Stato e Anac, i quali avranno 45 giorni per formulare i loro pareri e comunque, trascorsi 45 giorni “il Governo può comunque procedere”. Per le commissioni parlamentari, invece, “se il termine previsto per l’espressione del parere cade nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto per l’esercizio della delega o successivamente, la scadenza medesima è prorogata di novanta giorni”. Se poi il Governo non riterrà di conformarsi alle indicazioni del Parlamento, avrà la possibilità di rispondere “con le proprie osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione”. Le Commissioni potranno replicare entro 10 giorni ma “decorso tale termine, i decreti possono comunque essere adottati”.

Il regolamento attuativo, invece, dovrà arrivare al massimo entro due anni dall’entrata in vigore del nuovo codice.

 

Per un’approfondita consultazione riportiamo di seguito il Disegno di Legge Delega.

DDL DELEGA_APPALTI

 

04/03/2019

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