Nasce il comitato per la tutela dei tecnici della ricostruzione

Da molti colleghi e colleghe del settore tecnico, operativi soprattutto della regione Marche, viene la proposta di costituire un comitato di soggetti aderenti alle professioni tecniche per tutelare il decoro delle professionalità in ambito di ricostruzione post sisma del centro Italia.

Il perché di questa libera scelta nasce in particolare dal fatto che gli stessi professionisti non si sentano opportunamente tutelati e rappresentati nell’esercizio delle proprie attività professionali.

Questo perché nella ricostruzione le professioni tecniche sono spesso state rappresentate da soggetti giuridici distanti dai territori colpiti e soprattutto distanti dagli interessi dei professionisti tecnici operanti.

L’idea che aleggia negli studi tecnici professionali del centro Italia è che, qualcuno estraneo alle dinamiche della ricostruzione, decida con assoluta incompetenza e contezza su quale debbano essere le regole della ricostruzione post sisma.

Diciamolo pure che i ritardi nella ricostruzione arrivano di certo anche per un’incertezza normativa che non può che derivare dalla bassa conoscenza delle dinamiche e degli scenari.

Non è pensabile che qualcuno a Roma, che magari non ha mai visto una crepa su un muro, possa scrivere delle ordinanze che impongano le regole della ricostruzione; i maggiori conoscitori della materia sono i tecnici della ricostruzione pertanto questi debbono essere coinvolti nella definizione delle norme affinché le cose comincino a girare per il verso giusto.

C’è da dire poi, tema assolutamente centrale, che i tecnici del centro Italia sono esausti, logorati economicamente e amareggiati per come stanno andando le cose.

Sono costretti ad anticipare le spese progettuali, lavorare sotto pressione con scadenze inique, sottostare a penali assurde, e come se non bastasse debbono disfare il proprio lavoro ogni volta che un’ordinanza modifica l’assetto di uno scenario.

Il tutto per quattro becchi di quattrino che non tengono conto della complessità dei progetti, si pensi alla sovrapposizione di aspetti progettuali: alle strutture, alla geotecnica, all’impiantistica, alla sicurezza e all’acustica ecc..

Come primo obiettivo ci sarebbe proprio da addrizzare un torto originario troppo grande, quello che riguarda dei prezzi troppo bassi imposti per le competenze tecniche di ricostruzione privata.

Uno svilimento della professionalità che non può essere accettato soprattutto da chi, da due anni, gratuitamente corre a destra e a sinistra, con notti insonni e ritmi disumani, a rincuorare e dare supporto al sistema ricostruzione come ai cittadini.

 

RICOSTRUZIONE E SPESE TECNICHE 

La normativa per la ricostruzione ha creato una palese disparità di trattamento in ambito di remunerazione dei servizi tecnici prestati: per le opere pubbliche si è definita una determinazione della tariffa a base di gara sulla scorta del Decreto ministeriale 17 giugno 2016 (cd. Decreto Parametri), per la ricostruzione privata invece si sono definiti delle soglie massime di contribuzione fisse che di fatto determinano il corrispettivo esatto spettante (né minimi, né massimali, né importi a base di gara su cui trattare).

Queste sono le percentuali di contributo destinate alle competenze tecniche per la ricostruzione privata contenute nell’art. 7 del “Protocollo d’intesa tra il Commissario Straordinario per la ricostruzione e il Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali, il Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori, il Consiglio Nazionale Ingegneri, il Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati, il Consiglio Nazionale dei Geologi, il Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e Periti Industriali Laureati, il Consiglio Nazionale dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati, il Consiglio Nazionale dei Chimici, il Consiglio Nazionale dei Tecnologi Alimentari, riuniti nella Rete Nazionale delle Professioni dell’area tecnica e scientifica” allegato all’ordinanza 29 del Commissario.

§ 3. Per gli interventi relativi ai lavori di riparazione con rafforzamento locale/ripristino con miglioramento sismico/demolizione e ricostruzione degli immobili relativi alle attività economiche, con tipologia prefabbricata o similare, la percentuale massima, differenziata in base all’importo dei lavori, è la seguente:

– per lavori con importi fino a € 500.000,00                                                                      11,5%

– per lavori con importi eccedenti € 500.000,00 fino a € 1.000.000,00                          9%

– per lavori con importi eccedenti € 1.000.000,00 fino a € 2.000.000,00                       8%

– per lavori con importi eccedenti a € 2.000.000,00                                                             7%

§4. Per gli interventi relativi ai lavori di riparazione con rafforzamento locale/ripristino con miglioramento sismico/demolizione e ricostruzione per gli edifici residenziali, prevalentemente residenziali o riconducibili alla tipologia residenziale, la percentuale massima, differenziata sulla base dei diversi importi dei lavori, è la seguente:

– per lavori con importi fino a € 150.000,00                                                                       12,5%

– per lavori con importi eccedenti € 150.000,00 fino a € 500.000,00                          12%

– per lavori con importi eccedenti € 500.000,00 fino a € 1.000.000,00                      10%

– per lavori con importi eccedenti € 1.000.000,00 fino a € 2.000.000,00                   8,5%

– per lavori con importi eccedenti a € 2.000.000,00                                                          7,5%

Dall’esperienza pregressa si comprende immediatamente che le percentuali imposte per la ricostruzione privata sono troppo basse, comunque al fine di fondare analiticamente meglio i discorsi vogliamo evidenziare delle semplici e intuitive comparazioni.

In primo luogo si parte con il fare un confronto con le altre ricostruzioni:

  • la ricostruzione di Marche e Umbria 1997 stabiliva un massimale del 20% del contributo oltre al quale si doveva procedere alla verifica della parcella presso gli ordini professionali;
  • la ricostruzione dell’Aquila attraverso una convenzione ordini – regione si definiva che dal calcolo classico della parcella si effettuasse una riduzione del 30% (trenta per cento);
  • la ricostruzione in Emilia prevedeva invece un massimale del 10% del contributo contributo ammesso;

Andiamo poi a fare un confronto da ricostruzione pubblica e privata prendiamo ad esempio un importo di intervento di 900.000 euro per demolizione e ricostruzione di edificio residenziale:

  • con decreto parametri per opere pubbliche, prendiamo in considerazione una categoria residenziale dal basso grado di difficoltà, tutte le fasi progettuali e relative competenze:         160.000  euro (oltre 40.000 spese accessorie)
  • edilizia privata post sisma massimali imposti:                                              90.000 euro

Potremmo tranquillamente dire che per la ricostruzione del centro Italia rispetto al mercato delle altre ricostruzioni manca il 5-10%, rispetto al mercato pubblico invece, considerando un ribasso medio del 40%, manca il 15-20%.

Questo fare sbilenco e di certo non a favore delle libere professioni ci fa sorgere un concatenamento di dubbi:

Ma chi ha deciso di svendere il lavoro dei tecnici locali?

Chi sono questi soggetti per decidere la nostra vita o morte?

Chi lo ha fatto aveva potere di sottoscrivere delle regole del genere?

L’emergenza in atto autorizza a calpestare la professionalità di noi tutti?

Siamo convinti che con le regole definite, che determinano un’incongrua remunerazione e un prezzo pressoché fisso dei servizi,  non si tutela quell’elevato livello morale, etico e qualitativo che il cliente legittimamente si aspetta dal professionista oltre che l’equo compenso delle prestazioni da questo effettuate.

Tutto il contrario di quello che dovrebbe essere.

IL RUOLO DEGLI ORDINI E LA RETE PROFESSIONI TECNICHE

Appare necessario riflettere sulla natura degli Ordini professionali in funzione del ruolo che essi svolgono nel procedimento di formazione delle tariffe per capire se la sottoscrizione della convenzione detta possa essere legittima e vincolante per gli iscritti.

Gli Ordini professionali sono enti pubblici associativi, espressione degli esercenti una determinata libera professione, nei cui confronti l’ente svolge poteri autoritativi sia di vigilanza che di tutela delle ragioni economiche; da questo deriva che i Consigli degli Ordini sono corpi amministrativi ed i consiglieri pubblici ufficiali.

Per ciascuna delle professioni esiste, generalmente, un Consiglio nazionale composto dai rappresentanti dei singoli ordini locali, anch’esso con natura di ente pubblico, con il principale compito di presiedere sul piano nazionale all’ordinamento proprio di quella professione.

Per quanto attiene specificamente le professioni di ingegnere ed architetto, la legge 24 giugno 1923 n. 1395 ha istituito gli Ordini provinciali di categoria, conferendogli quindi natura di enti pubblici.

In base al Regio decreto 23 ottobre 1925, n. 2537, tutti gli iscritti all’albo professionale eleggono i loro rappresentanti che vanno a comporre il Consiglio dell’ordine provinciale, tra le cui attribuzioni principali (oltre alla tenuta dell’albo ed alla tutela dell’esercizio professionale), vi è la competenza a predisporre ogni triennio la tariffa professionale e a fornire, su richiesta, pareri sulla liquidazione di spese e onorari.

Oltre al ruolo istituzionale, nella realtà delle cose si è verificato, e continua a verificarsi, che oltre alle competenze attribuite loro per legge, Consigli e Federazioni esercitano senz’altro, proprio in ragione della posizione che rivestono nei confronti degli iscritti, la facoltà di orientare i comportamenti di questi ultimi, anche per quanto attiene agli aspetti economici dell’attività professionale, magari attraverso atti regolamentari che esulano dalla ristretta sfera di autonomia normativa attribuita dal legislatore in materia.

È questo a nostro avviso la problematica che mette in crisi le regole definite nella convenzione tra commissario e ordini professionali.

Il Commissario e la rete professioni tecniche potevano imporre, attraverso una convenzione, delle regole economiche nuove per la remunerazione dei servizi tecnici relativi alla ricostruzione post sisma?

Erano deputati a farlo in linea generale? Ed oltretutto in questa modalità penalizzante per le professioni?

Come compreso il dubbio sorge dalla circostanza che Consigli, Ordini e Federazioni di categoria siano, a tutti gli effetti, enti associativi di diritto pubblico, che soggiacciono prima che alle ovvie regole di tutela professionale anche a quelle regole antitrust.

Stiamo parlando di prezzi fissi imposti, illeciti per la normativa antitrust, e oltretutto non remunerativi che potrebbero creare lo svilimento economico della professione oltre che un grave abbassamento qualitativo dei servizi offerti.

Il Parlamento europeo, in una risoluzione sulle tariffe delle professioni autonome adottata il 5 aprile 2001, ha sancito in modo inequivocabile che gli Stati membri sono autorizzati a stabilire e mantenere regimi di tariffe obbligatorie nei minimi e massimi, sempre che ciò avvenga nel perseguimento dell’interesse generale, al fine, cioè, di tutelare quell’elevato livello morale, etico e qualitativo che il cliente legittimamente si aspetta dal professionista.

Nel caso della ricostruzione post sisma non abbiamo né minimi e massimali ma solo prezzi imposti e per di più non in grado di tutelare tecnico e committente.

Sarebbe stata corretto equo e logico adottare una modalità di ribasso medio consigliato sulle parcelle professionali del 20-30% magari (come avvenuto al l’Aquila 2009 e Marche Umbria 1997) al fine di tener conto degli aspetti molteplici che riguardano la professione, non appiattendo così totalmente il valore delle prestazioni, e salvando il minimo utile per poter sopravvivere.

Ma sembra che qualcuno abbia pensato bene di agire in maniera unilaterale magari pensando: “si fa così e basta, per chi vuole lavorare ecco le tariffe” senza però comprendere che in questo modo si rischia di danneggiare irrimediabilmente il motore della ricostruzione.

E senza motore, si sa, non si va troppo lontani.

CONCLUSIONI

Crediamo che l’errore originario dell’imposizione di tariffe sia stata una vera e propria svendita della professionalità del territorio perpetrata senza coinvolgimento, senza controllo e senza alcuna condivisione.

I tecnici operanti nella ricostruzione devono essere rappresentati da soggetti del territorio e non da rappresentanti di reti tecniche a livello nazionale, il rischio, come avvenuto, è di impostare previsioni normative scollate dalla realtà.

Un vero atto di forza in sfregio agli attori più importanti della ricostruzione al quale si dovrà porre necessariamente rimedio, o per annullamento dell’accordo o per revisione radicale dello stesso, altrimenti sarà rivolta, pacifica certamente, ma pur sempre rivolta.

Desidereremmo poi sapere se:

Nell’approvazione della convenzione tra rete professioni tecniche e commissario è avvenuto il giusto coinvolgimento dei tecnici interessati dalla ricostruzione?

Sono state effettuate le necessarie valutazioni economiche per poter definire delle tariffe minime decorose?

Si sono effettuati dei confronti con le altre ricostruzione?

Sono state effettuate le dovute consultazioni dei tecnici locali anche attraverso gli ordini di riferimento?

Il nascente comitato si occuperà poi di tante altre situazioni quali ad esempio: continuo aggravio di competenze non retribuite, soluzioni al cumulo di incarichi, pagamento di un anticipo per far fronte alle spese di avvio progettazione, verifica preventiva delle ordinanze, perché la ricostruzione non può e non deve essere imposta ciecamente nei palazzi governativi romani ma dettata ragionevolmente dall’esperienza dei professionisti del nostro territorio.

L’obiettivo ricordiamolo è quello di salvarsi e non arricchirsi, quello che non si vuole è che a pagare la ricostruzione siano i professionisti tecnici.

Resta inteso che per poter incidere si debba essere numericamente significativi pertanto chiediamo partecipazione attiva e condivisione del messaggio.

Per maggiori informazioni e adesioni al comitato scriveteci.

25/08/2018

© Riproduzione riservata Capriotti Appalti Solutions

22 commenti
  1. Fernando De Santis
    Fernando De Santis dice:

    Concordo completamente su tutto.
    Finalmente con questo Comitato saremo in grado di tutelare l’Onorabilità della nostra Professione e certamente di contribuire fattivamente e con la professionalità dovuta alla ricostruzione

    Rispondi
  2. arnaldo veggi
    arnaldo veggi dice:

    Del Rio ha equiparato le competenze dei geometri e periti industriali a quelle di ingegneri e architetti in materia antisismica e di tutela storico artistica e culturale. Oltre ad aver svenduto la nostra professione la si è anche delegittimata. La pratica di promettere il 5% ai proprietari titolari di contributo ha infine, trasformato il mercato della ricostruzione nel mercato delle vacche.

    Rispondi
    • PaoloCapriotti
      PaoloCapriotti dice:

      Mi scusi Dott. Veggi ma non capisco lo questione del 5% sinceramente. Grazie dello spunto prezioso di riflessione.

      Rispondi
  3. Ing. Riccardo Tacconi
    Ing. Riccardo Tacconi dice:

    È sicuramente difficile avere un anticipo prima di aver consegnato il progetto, ma è decisamente assurdo che a concessione contributiva avvenuta, che presuppone l’approvazione del progetto dal punto di vista sismico, ambientale, urbanistico e contributivo, venga liquidato il solo 80% delle prestazioni progettuali e non la loro totalità per di più chiamandolo anticipo, non si tratta infatti di un anticipo dell’80% ma di un ritardo del 20%. Si pensi poi che questo 20% viene liquidato a stati di avanzamento fino alla fine dei lavori, con tempi che qui di potenzialmente dipendono da un altro soggetto e cioè dal DL. Se veramente si vuole parlare di anticipo e di incentivare la velocità nella consegna delle pratiche si dovrebbe prevedere un anticipo alla consegna del progetto, considerata anche lestenuante attività necessaria durante l’attività istruttoria per aspetti spesso non previsti da alcuna normativa, benché dalle varie Ordinanze.
    Altro aspetto è quello del minimo di € 6000 di prestazioni professionali che, per mera dimenticanza della rete delle professioni, non è previsto per le attività economiche. In alcuni casi per danni lievi su un capannone si lavora per parcelle di circa 1000, 2000 euro, cosa facilmente definibile come ridicola.
    E ancora quando non vi è l’obbligo di nomina di un collaudatore, le relative prestazioni vengono svolte dal DL ma non viene riconosciuto il 4% di prestazioni professionali. Credo che anche questa sia una cosa assurda.
    Altro aspetto è relativo alle zone con vincolo paesaggistico, per i progetti che in base alla DPR 31 sono esenti dallautorizzazione paesaggistica. Gli USR in questi casi non riconosco la percentuale relativa di prestazioni professionali, come se valutare ed asseverare la circostanza non fosse un lavoro ed una assunzione di responsabilità.
    Avrei molto altro da dire, ma rischierei no smettere più di scrivere.
    Ing.Riccardo Tacconj

    Rispondi
  4. Michele Tataseo
    Michele Tataseo dice:

    Concordo pienamente. Aggiungerei che:
    – per arrivare a finanziamento, con la ricostruzione che di fatto non è mai partita, occorrono anni dallo conclusione della fase progettuale, mentre noi tecnici dobbiamo anticipare, oltre al nostro lavoro, anche quello dei collaboratori;
    – oltre al progetto occorre la redazione di una serie di elaborati e documenti (Stato di danno, Vulnerabilità, Livello operativo, documentazione amministrativa etc.), che non viene retribuita.
    Sono a disposizione per qualsiasi tipo di iniziativa.
    Michele Tataseo

    Rispondi
  5. nicolino tarsia
    nicolino tarsia dice:

    quello che accade per la ricostruzione post sisma accade, sfortunatamente, anche per altre questioni. Vengono previsti limiti in molti altri campi vedi ad esempio i bandi della regione basilicata per la concessione di contributi ai comuni per l’adeguamento sismico delle scuole o per quello per il miglioramento della viabilità rurale. La verità è che la nostra categoria ( professioni tecniche) è oltremodo bistrattata e non ha alcun potere di contrattazione con chi ci governa al contrario di medici e giornalisti. I nostri governanti non hanno la minima idea di come si redige un progetto o cosa significhi dirigere un cantiere.
    contate su di me

    Rispondi
  6. Nicola Cerasa
    Nicola Cerasa dice:

    Cari colleghi, nel comunicarvi che condivido completamente quanto scritto esprimo anche qualche parere personale.
    Secondo quanto ho potuto constatare in questi 2 anni, uno dei motivi per cui la ricostruzione dal Sisma Centro Italia non ancora parte in modo appropriato è proprio dovuto alla indegna esiguità delle tariffe professionali previste per i servizi tecnici per la ricostruzione.
    Anche se non sono nella TOP 500 ho lavorato molto nella ricostruzione per il Sisma del 2009: in quel caso le parcelle erano state abbassate di circa il 40 % (30 % di ribasso sugli onorari e 10 % di riduzione delle spese forfetarie) e vi posso assicurare che in 8 anni, lavorando solo per la ricostruzione, ho accumulato circa 40.000 € di debiti.
    Le tariffe per il Sisma 2016, da calcoli da me effettuati, sono di circa il 30-35 % più bassi di quelle del Sisma del L’Aquila del 2009. Occuparmi dei servizi tecnici per ilo nuovo terremoto comporterebbe secondo me di trovarmi, tra 5-6 anni di lavoro, con oltre 100.000 € di debiti.
    Per il Sisma del 2016 avrei una trentina di casi da seguire, ma ad oggi non ancora decido se occuparmene o meno proprio perché, memore delle spese non coperte col Sisma 2009, non intendo accumulare altri debiti per il nuovo. Tra l’altro le prestazioni necessarie per concludere una pratica del Sisma Centro Italia sono parecchio aumentate rispetto al precedente, il che comporta di appesantire ulteriormente la struttura dei collaboratori dello studio.
    Francamente non capisco come mai molti colleghi hanno deciso di lavorare sulla ricostruzione post sisma 2016, considerando l’esiguità delle tariffe e soprattutto le numerose vessazioni contro i professionisti contenute in tutte le ordinanze dove si parla di prestazioni professionali: siamo i soli colpevoli di tutti i ritardi e le inadempienze, siamo soggetti alla cancellazione dall’Elenco, ci tolgono il compenso e ci espongono a risarcimenti danni a favore dei committenti. E’ una situazione inammissibile se pensiamo che la ricostruzione si può fare solo se vi sono tecnici qualificati disposti a lavorarci. ALZIAMO LA TESTA E RIVENDICHIAMO IL NOSTRO RUOLO, CENTRALE E INDISPENSABILE PER UNA BUONA E VELOCE RICOSTRUZIONE.

    Rispondi
  7. Massimo Romano
    Massimo Romano dice:

    Buongiorno. Evviva in Italia c’è qualcuno che si preoccupa per la nostra categoria!
    Da sempre indignato per la snaturalizzazione delle nostre professioni, da cui dipendono le vite di migliaia di persone, sono pronto ad agire con voi nella direzione intrapresa.
    Contate su di me per la diffusione della iniziativa.

    Rispondi
  8. ing. ilias pierangeli
    ing. ilias pierangeli dice:

    Buongiorno, leggo l’articolo e faccio delle considerazioni personali sulla mia esperienza di ricostruzione in RE 2012 (solo industria), facendo un calcolo delle ore spese ho guadagnato circa 2,5€ l’ora… mole di lavoro esagerata se si conta della burocrazia legata alla rendicontazione per il contributo, schede FAST terremoto Lazio-Abbruzzo-Marche mese di luglio e agosto per conto del CNI bellissima esperienza professionale, ma del rimborso previsto (benzina-mangiare ecc.) forse in autunno 2019 vabbè è volontariato, ma nel frattempo ho preso una multa per velocità (10km/h in eccesso) non conoscendo le strade…. sostituzione di due gomme (strade impervie e detriti di ogni genere), ma la beffa è quella che inserito nell’elenco speciale dei Tecnici per la ricostruzione dopo un anno mi cancellano perchè non in regola con l’Inarcassa (ho un rateizzo dei contributi…come molti colleghi immagino), da questo elenco non ho avuto nessun segnale se non questo….. tutto ciò è vergognoso ti usano quando serve a loro e ti eliminano per restringere “le fila”, non mi sembra giusto ed è molto denigrante…logicamente (perchè noi ci vogliamo bene…) ho aderito alla campagna per la giornata nazionale “diamoci una scossa…del 30 settembre”, la nostra è una missione non una professione….

    Rispondi
    • PaoloCapriotti
      PaoloCapriotti dice:

      Caro collega sono profondamente addolorato nell’apprendere quello che descrive. 2,5 euro a ora sono schiavitù non libera professione. Si deve portare avanti una class action seria e compatta. Le cose non possono continuare così. Credo che questa ricostruzione sia il tragico epilogo di un percorso catastrofica di decadenza delle professioni tecniche e la colpa di tutto questo non è difficile da imputare.

      Rispondi
  9. Francesco
    Francesco dice:

    Credo che gli Ordini professionali vadano scavalcati. Dovremmo trovare un luogo di incontro, conoscerci ed iniziare a parlare.
    La tua mail è arrivata in un momento in cui iniziò ad avere disturbi del sonno, cosa che non mi è mai capitata prima di qualche tempo fa.

    Rispondi
  10. Maurizio Pirulli
    Maurizio Pirulli dice:

    condivido pienamente d’accordo per una associazione e pronto a descrive con atti la mia traumatizzante esperienza con l’ufficio ricostruzione per un edifico di categoria B ……

    Rispondi
  11. PaoloCapriotti
    PaoloCapriotti dice:

    Si sta proseguendo con sollecitudine ed entusiasmo nell’attività di analisi e studio necessaria a comprendere la legittimità del sistema imposto. E’ necessario per una volta metterci la faccia, lasciare per un ora le nostre pratiche e fermarci a capire, non possiamo sperare che questa volta vadano avanti gli altri.
    Questi sono i signori che hanno imposto in parte le regole del gioco, manco uno del cratere, vi pare normale?
    – il Sig. VASCO ERRANI, Commissario Straordinario per la ricostruzione nei territori dei Comuni delle Regioni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria interessati dall’evento sismico del 24 agosto 2016 EMILIA ROMAGNA
    – L’Ing. ARMANDO ZAMBRANO, Coordinatore della Rete Nazionale delle professioni dell’area tecnica e scientifica; – il Dottore Agronomo Andrea Sisti, Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali; SALERNO
    – L’Arch. Giuseppe Cappochin, Presidente del Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori; PADOVA
    – L’Ing. Armando Zambrano Presidente del Consiglio Nazionale Ingegneri; SALERNO
    – Il Geom. Maurizio Savoncelli, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati; LA SPEZIA
    – Il Geologo Francesco Peduto, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi; SALERNO
    – Il Perito Giampiero Giovannetti, Presidente del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e Periti Industriali Laureati; FIRENZE
    – Il Chimico Nausicaa Orlandi, Presidente del Consiglio Nazionale dei Chimici; VENETO
    – Il Tecnologo Alimentare Carla Brienza, Presidente del Consiglio Nazionale dei Tecnologi Alimentari; BASILICATA

    Rispondi
  12. paolo bisogni
    paolo bisogni dice:

    Condivido l’idea e l’iniziativa, aggiungendo una considerazione.
    I corrispettivi professionali – già di per se bassi – sono stati fissati dalla Rete delle Professioni tecniche, di concerto con il Commissario, sulla base delle procedure note alla data del 9 gennaio 2017.
    Con il proseguire del tempo, gli USR ed i Comuni, nonché lo stesso Commissario, hanno aggiunto (direi moltiplicato) le verifiche da effettuare e di conseguenze le attività in capo ai professionisti. Basta pensare al riesame delle schede AeDES (il 100% nella regione Lazio) che sono state riprodotte (e giurate) “n” volte anche per difformità formali
    Aggiungiamo l’incombenza degli accessi agli atti per la verifica delle conformità urbanistiche (che doveva essere in capo agli USR ed ai comuni), il deposito presso il Genio civile regionale (Lazio) anche per i progetti di riparazione del danno (anch’essa in capo agli USR, secondo le Ordinanze precedenti il 9 gennaio).
    In poche parole le tariffe sono state fissate valutando un carico di lavoro che, alla prova dei fatti e con il succedersi del tempo, delle Ordinanze e delle regole inserite ex post da USR e comuni, è lievitato almeno del 30%.
    A mio avviso già basterebbe per chiedere una revisione delle parcella, alla luce del moltiplicarsi degli adempimenti da gennaio 2017 ad oggi.
    Buon lavoro a tutti

    Rispondi
    • PaoloCapriotti
      PaoloCapriotti dice:

      Paolo grazie delle osservazioni. Ottimi spunti di riflessione che potrebbero verosimilmente essere utilizzati per chiedere la revisione degli accordi.
      Aggiungo che ci sono degli errori di incongruenza tra quanto imposto nel decreto 189 e i successivi accordi con la rete professioni tecniche.
      A breve ci saranno aggiornamenti importanti. Seguiteci.

      Rispondi

Trackbacks & Pingbacks

  1. […] Nasce il comitato per la tutela dei tecnici della ricostruzione […]

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *