La clausola di territorialità o idoneità operativa può essere inserita nella disciplina di gara, deve essere verificata rispetto alla singola gara in quanto è nella discrezione della stazione appaltante definire i requisiti di partecipazione ai sensi dell’art. 83 d.lgs. n. 50/2016, comunque senza cadere in sproporzioni o chiusure totali alla concorrenza.

Abbiamo parlato più volte di clausole territoriali, appalti riservati e idoneità operativa soprattutto in tema di ricostruzione post sisma dove riteniamo che in particolari condizioni sia necessario fissare dei paletti per la partecipazione alle gare d’appalto promuovendo imprese e tecnici che siano operativamente idonei a seguire dei lavori in particolarissime e impervie condizioni.

Questi sono gli articoli sul quale si portavano le riflessioni:

Appalti riservati, a km zero, e idoneità operativa. Parte 1

Appalti riservati per la ricostruzione, la Regione Marche ci prova sul serio. Parte 2

Ricostruzione post sisma e procedure negoziate su idoneità operativa. Parte 3

Lo scrivente ha sempre sostenuto che la condizione di territorialità fosse da comprendere di volta in volta, caso per caso, tanto da aver sempre sponsorizzato una soluzione territoriale per tutti gli appalti di ricostruzione post sisma del centro Italia.

Chi vuole lavorare nella ricostruzione potrà farlo purchè dimostri l’idonea minima organizzazione sulla base di:
A. Idoneità operativa geografica operativa rispetto al luogo della commessa
B. Idoneità organizzativa pregressa rispetto agli anni di operatività sul territorio
C. Idoneità logistica e di benessere dei lavoratori rispetto alla disponibilità di spazi idonei

Mentre i più ci davano torto una sentenza del TAR Torino del 16.07.2019 n. 811, allegata a fondo pagina, conferma invece quando da noi sostenuto.

Quando si dice che era nell’aria…

Secondo la sentenza la legittimità della clausola di territorialità deve essere risolta, caso per caso, alla luce delle concrete caratteristiche della prestazione oggetto di gara.

Nel caso in specie la condizione organizzativa territoriale doveva essere soddisfatta in tempi celeri e imponeva all’offerente l’onere di immediata organizzazione dell’attività pur non imponendo una chiusura del mercato assoluta alla partecipazione a imprese che non avessero sede o uffici nella città metropolitana.

Questa la clausola di gara impugnata e risultata poi legittima da parte della verifica del TAR:

Di fatto i requisiti di esecuzione della prestazione sono espressione dell’ampia discrezionalità di cui gode la stazione appaltante, rinveniente il proprio limite solamente nelle previsioni illogiche o sproporzionate, la clausola di territorialità deve essere ritenuta ragionevole, avuto riguardo alle specifiche caratteristiche della commessa da svolgere.


Non si tratta pertanto di una clausola inserita in violazione dei principi di libera concorrenza e di massima partecipazione, in quanto consente all’impresa di organizzarsi in caso di aggiudicazione e senza obbligarla a sostenere anzitempo l’onere del reperimento dell’immobile e del personale per l’espletamento del servizio (cfr. Consiglio di Stato, Sezione V, 18/12/2017, n. 5929).

Per tornare alle ricostruzioni post sisma del Paese sarebbe allora il caso che i Commissari e i Governatori delle Regioni ragionino su questi temi al fine di favorire l’intervento di imprese e tecnici attrezzati, capaci di risolvere la molteplicità di problematiche che la ricostruzione presenta.

TAR Torino, 16.07.2019 n. 811

Consiglio di Stato, V, 18 dicembre 2017, n. 5929

Arch. Paolo Capriotti

19/07/2019

© Riproduzione riservata Capriotti Appalti Solutions

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