Come spesso accade nel settore appalti pubblici i dubbi sono nell’aria e chissà per quale motivo ignoto arrivano ad ondate le stesse chiamate per richieste di aiuto.

Un periodo siamo stati sommersi dallo tsunami della stima dei costi aziendali di sicurezza interna (che qualcuno continua a non capire e con rischio assoluto si buttano numeri a caso poi difficilmente giustificabili) in un altro periodo la terna subappaltatori per i servizi a infiltrazione mafiosa (per il caso non abbiamo trovato soluzioni se non contestare e boicottare le richieste in quanto causa di costituzione di ostacolo alla concorrenza) per l’estate 2018 la tendenza è invece quella che riguarda la seguente domanda:

 

Le competenze degli architetti e degli ingegneri rientrano nel MEPA? 

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Chi si rivolge a noi per avere risposte alla domanda subito dopo richiama una circolare, diffusissima in rete, diramata dal Consiglio Nazionale Ingegneri (n. 133/2017) con la quale viene diffuso un documento, a cura del Dipartimento Centro Studi della sua Fondazione, che sostiene la non obbligatorietà e l’inapplicabilità del ricorso ai mercati elettronici per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura dopo le modifiche dell’art.36 del Codice dei Contratti (D.Lgs 50/2016).

Diciamo subito che la circolare del Dipartimento Centro Studi non si annovera tra le fonti del diritto e che per quanto si possa dire lascia il tempo che trova in ordine alla definizione della questione.

Il parere del Consiglio Nazionale degli Ingegneri sembrava tradurre gli umori dei suoi associati più che altro, nel frangente storico sembravano tutti essersi barricati nella trincea per non essere coinvolti nella riforma elettronica delle gare d’appalto pubbliche telematiche e dei mercati elettronici della Pubblica Amministrazione.

Come spesso accade le riforme non piacciono. C’è chi è pigro e non vuole aggravare il lavoro quotidiano ma c’è poi chi ritiene di essere sempre andato bene con la ruota quadrata e per questo non vede il motivo di una ruota rotonda.

Comunque il documento offre un’accurata analisi circa il funzionamento dei mercati elettronici, con particolare riferimento a quello della Pubblica Amministrazione , ed approfondisce la materia alla luce della peculiare disciplina dei servizi di ingegneria ed architettura raggiungendo due conclusioni.

La prima è che l’art. 36, comma 6 del Codice dei contratti, nella parte in cui prescrive la sola facoltà dei soggetti aggiudicatori di ricorrere ai mercati elettronici (ivi incluso il MEPA), fa ritenere abrogate le norme che prescrivono l’obbligatorio prioritario ricorso a detti mercati.

La seconda conclusione è che l’ambito di operatività del principio dell’obbligatorio ricorso ai mercati elettronici soffre di alcune limitazioni collegate alla particolare natura dei beni e servizi oggetto di affidamento ed i servizi di progettazione (in generale i servizi intellettuali), in quanto servizi non standardizzati, ma la cui esigenza è quella di risolvere le problematiche legate alle richieste ed esigenze del caso specifico e che, pertanto, non possono essere oggetto di strumenti di negoziazione elettronica.

Sulla prima conclusione nulla da eccepire, sulla seconda c’è un errore di impostazione nel fondare il ragionamento che rende invalida la stessa conclusione.

Prima di arrivare ai principi focalizziamo un momento però quello che è successo all’atto pratico, qualcosa di formidabile dal punto di vista del caso.

Mentre nel palazzo del Dipartimento Centro Studi della Fondazione si scriveva la circolare, nel palazzo del COSIP si approvavano dei nuovi bandi del mercato elettronico che riguardavano proprio i servizi  tecnici, praticamente Consip smontavano in simultanea, nella stessa città, le convinzioni degli Ingegneri.

Guardate le coincidenze, la circolare redatta dal Dipartimento è datata 23/10/2017 i bandi del Consip per il Mepa sono stati pubblicati tra novembre e dicembre 2017, come se non bastasse le due sedi sono distanti nemmeno un chilometro a Roma.

Nello stesso luogo e nello stesso periodo i due soggetti raggiungevano conclusioni diametralmente opposte.

Ecco la circolare:   CIRCOLARE CONSIGLIO NAZIONALE INGEGNERI

In pratica ritengo che la seconda conclusione del Dipartimento Centro Studi della Fondazione, quella dell’inapplicabilità del Mepa ai sevizi tecnici, sia errata perché non è vero che in generale i servizi intellettuali non possono essere standardizzati, probabilmente, per oggi, potrebbe valere questa tesi per i servizi che riguardano l’affidamento di attività di progettazione, direzione lavori, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione, collaudo, indagine e attività di supporto ma non per altro.

Infatti il Consip contrariamente a quello che il Dipartimento dice individua dei servizi tecnici standardizzabili e sforna il prodotto sul MePA rendendo possibile il suo acquisto attraverso di esso da parte della PA.

Per oggi abbiamo concluso nelle nostre riflessioni estive.

Nelle prossime puntate cercheremo di rispondere alle seguenti domande:

  • quali sono i servizi tecnici acquistabili sul MEPA? standardizzati o no?
  • la non ricaduta nel Mepa riguarda le professione regolamentate o le iscrizioni agli ordini?
  • è possibile acquistare in maniera estensiva prodotti non a catalogo? Metaprodotto o Codice CPV?
  • quali requisiti di abilitazione?
  • altro.

Buona estate a tutti i lettori.

PS: Ringrazio vivamente tutto l’Ordine degli Ingegneri di Ancona per le riflessioni avviate insieme sul tema in occasione di corsi dei formazione svolti.

10/08/2018

Arch. Paolo Capriotti

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