Il Codice appalti che vorrei

E’ notizia di questi giorni che un gruppo di soggetti delle istituzioni sta rimettendo mano al codice appalti visto il flop pauroso ottenuto dalla riforma Cantone.

Dovrebbero far parte del gruppo la stessa ANAC, il Ministero Infrastrutture, associazioni di categoria e altri.

Sul tema della semplificazione c’è, in realtà, un largo consenso. «Semplificare è positivo» per il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che ricorda come sugli appalti ci sia una “questione temporale, cioè in quanto tempo facciamo le infrastrutture che indichiamo di realizzare”.

Questo non toglie che «il Codice degli appalti non ha funzionato e quindi – dice il vicepresidente Ance Edoardo Bianchi – riteniamo che debba essere rivisitato in tutte quelle parti in cui non ha dato l’esito sperato».

I costruttori chiedono «un esame in serenità senza schierarsi politicamente».

I risultati – dice Bianchi – «dovevano essere più trasparenza e velocità nell’impegnare le risorse pubbliche ma alla legge delega i cui contenuti ancora oggi sono fondamentali è succeduta una genesi elefantiaca di un codice che con quella legge non c’entra per nulla».

Nel mirino dei costruttori le promesse “mancate” di una soft regulation che invece si è tradotta «in regolamenti più lunghi e copiosi del passato, con solo una ventina di provvedimenti attuativi adottati su 60.

Il motto dovrebbe essere allora “Meno anticorruzione e più semplificazione”.

Visto il particolare momento, sperando di stimolare qualche riflessione, portiamo in evidenza alcune problematiche riscontrate negli ultimi anni nel settore dei lavori pubblici con qualche personale proposta di soluzione:

  • Eliminazione delle certificazioni tra i requisiti di partecipazione alla gara, la corsa alla certificazione sta diventando un ostacolo per l’accesso agli appalti delle piccole imprese, dove sta scritto che per poter partecipare ad una gara occorrano la ISO, OHSAS, SA, RATING, ecc… Non basta essere l’unico paese in Europa dove per partecipare ad una gara occorre la SOA?
  • Eliminare definitivamente la sciagurata disposizione che prevede l’indicazione dei costi aziendali sicurezza e del costo del personale in sede di offerta. Non serve a nulla. Rimandiamo gli approfondimenti degli aspetti in sede di aggiudicazione. Abbiamo riempito i TAR con questa malsana pensata. E’ causa di esclusione? Soccorso istruttorio? Non è esclusione? No! E’ semplicemente inutile.
  • Terne subappaltatori in genere, eliminare la dichiarazione in gara, al momento dell’autorizzazione del subappalto richiederemo quello che serve e approfondiremo finchè si vorrà.
  • Terne subappaltatori per attività a infiltrazione mafiosa, eliminare assolutamente, non è applicabile, impossibile per un’impresa trovare forniture di bitume o ferro disponibili a disporre il DGUE dall’altra parte dell’Italia.
  • Contenere la deriva telematica, troppe centrali di acquisto telematiche, di fatto il proliferare di questa situazione sta diventando ostacolo per le piccole imprese che devono accreditarsi su una miriade di stazioncine e albetti. Obbligo di Mepa nazionale e un portale per Regione e basta! Oltre tutto quanti soldi si stanno inutilmente spendendo per portali e piattaforme di enti che fanno si e no due gare all’anno?
  • Gravi illeciti professionali, capiamo che significa e disegniamo una casistica chiara.
  • Favorire il criterio dell’idoneità operativa per la selezione degli inviti alle negoziate, favorire chi è meglio organizzato sul territorio da più garanzie di corretta esecuzione e minore impatto sull’ambiente.
  • Risolvere definitivamente i margini di interpretazione per i sistemi di calcolo dell’anomalia anche fornendo dei fogli elettronici o formule di calcolo.
  • Ridurre il campo alle gare con offerta economicamente più vantaggiosa, queste gare sono troppo onerose e lunghe.
  • In caso di gare con offerta economicamente più vantaggiosa portare tutti i criteri sia quantitativi che qualitativi in ambito di on/off predisponendo una griglia di possibili migliorie. Mi offri questo ti assegno questo punteggio e fine della storia così riducendo ogni discrezionalità di scelta.
  • Eliminare il pagamento della tassa ANAC. Unico paese europeo ad avere una tassa del genere.
  • Attuare delle misure che consentano il pagamento delle commesse pubbliche in trenta giorni. Questo è uno dei grandi problemi che non vogliamo prendere in considerazione.
  • Avviare dei corsi di specializzazione per formare il personale che redige i bandi di gara, spesso il problema deriva da gare mal congeniate.
  • Eliminare il controllo della documentazione amministrativa su tutti i partecipanti di gara. Si parte dall’apertura dell’offerta economica, si controlla sollo la correttezza della documentazione di gara dell’aggiudicatario. Per le gare si impiegherebbe metà del tempo in meno.
  • Realizzare un regolamento unico del codice andando ad eliminare il più possibile decreti ministeriali e linee guida al contorno. Si faciliterebbe la lettura delle norme in questo modo.
  • Ridurre la possibilità del cd. cumulo alla rinfusa dei consorzi stabili impensabile che alcuni lavori su beni culturali e categorie SIOS possano essere effettuate da soggetti non qualificati sfruttando l’attestazione del consorzio.
  • Inserire un obbligo di puntuale verifica della correttezza dei computi metrici estimativi dei progetti posti a base di gara da parte del validatore del progetto. La verifica deve riguardare: l’adozione di prezziari attuali, correttezza delle analisi dei nuovi prezzi introdotti (in termini di mancanza voce prezzo nel prezziario e impiego analisi prezzi corretti e supportati da preventivi di dettaglio dei materiali), completezza delle voci di computo e mancanza di voci di spesa che possano introdurre contenzioso e maggiori rischi per l’appaltatore. Ricordiamo in proposito a chi demonizza le riserve e le varianti che queste il più delle volte sono causate da progetti sbagliati e contabilità sottodimensionate.

11/07/2018

Arch. Paolo Capriotti

© Riproduzione riservata Capriotti Appalti Solutions

8 commenti
  1. Pier Lucio Mereu
    Pier Lucio Mereu dice:

    Regolamentare l’ istituto dell’avvalimento. È impensabile che con la sola iscrizione alla Camera di commercio si possano fare lavori per milioni servendosi della certificazione di un altra impresa. Rivedere il calcolo della soglia di anomalia, è improponibile eseguire i lavori con ribassi così alti, nel breve periodo in cui si è applicato il metodo del meno 20% i ribassi si sono notevolmente abbassati .

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  2. PaoloCapriotti
    PaoloCapriotti dice:

    Buonasera Lucio. Grazie del contributo prima di tutto. L’avvalimento di fatto ha avuto con il nuovo codice delle limitazioni importanti: divieto per le categorie culturali, divieto per SIOS quando di rilievo. Per il discorso -20% che dire? abbiamo tutti sognato in quell’anno, diversi colpacci in aggiudicazione all’1, 2, 5 %. Ma questo sistema non poteva andare troppo sbilenco e illogico. Sull’argomento vorrei dire che il vero problema è che la verifica di congruità delle offerte anomale, o apparentemente anomale, non viene fatta con cura o per dirla peggio spesso i RUP non sanno farla perché non conoscono quegli aspetti economici che riguardano l’impresa. A presto

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  3. Michele
    Michele dice:

    Regolamentare la formulazione dei Prezzi da parte dei progettisti…Non è possibile ritrovarsi dei progetti (quasi tutti) in cui nell’analisi dei prezzi delle singole lavorazioni il progettista parte dal prezzo di acquisto dei materiali già SCONTATO (prezzo netto alle imprese)…in queste situazioni anche col 10% di sconto non si hanno margini di utile Salvo non pagare le forniture, scarsa qualità dei materiali o sottopagare manovalanza e/o subappaltatori.
    Per non parlare dei lavori a corpo in cui quello previsto da computo non c’entra nulla con quanto richiesto dagli elaborati (superficialità, incompetenza dei progettisti, malafede o sottomissione (fammi il progetto completo e di qualità ma i soldi disponibili sono questi…)

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  4. Calogero
    Calogero dice:

    Cantone e Renzi hanno distrutto le piccole e medie imprese.aumentando le turbativa d’asta..continuando a vessare e truffare le imprese che vergogna…lo sviluppino passa attraverso gli impiegati.funzionari e pensionati..

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  5. elpidio de vincenzo
    elpidio de vincenzo dice:

    Sappiamo tutti che il ribasso che scriviamo è legato più a criteri di casistica geografica piuttosto che a giusta valutazione di un appalto in particolare. Il non assoggettare a ribasso la mano d’opera è stato l’unico istituto capace di permettere ribassi accettabili. Che fine ha fatto?
    Mi risulta che l’Umbria sia l’unica regione dove la mano d’opera non è soggetta a ribasso. Mi/ci chiarisci l’ambito?
    Grazie Paolo

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    • PaoloCapriotti
      PaoloCapriotti dice:

      Il fatto di non rendere assoggettabile a ribasso la manodopera non ha portato grandissimi risultati. In quel periodo si sono visti ribassi fino al 95% giustificati in sede di verifica di congruità. Questa la dice lunga sul fatto che niente può salvare dalla piaga del ribasso selvaggio. Una cosa che dovrebbe migliorarsi è l’attenzione che le amministrazioni dovrebbero avere nella verifica di congruità delle offerte anomale. Molti RUP non sanno analizzare le offerte e spesso questa importante fase di screening della verifica di serietà dell’offerta viene trascurata e come noto non si può fare alcuna contestazione essendo la verifica per la gran parte discrezionale (possono contestarsi solo abnormità manifeste). Per venire all’Umbria la regione con propria legge ha imposto che nei bandi di gara debba essere scorporato il costo della manodopera (non so come il contrasto giuridico tra norma nazionale e regionale sarà risolto). In effetti vedendo le statistiche in Umbria si nota che i ribassi di aggiudicazione sono gli stessi della media nazionale quindi diciamo che in complessivo in Umbria si lavora meglio e con maggior margine grazie alla norma regionale “salva costo del personale”. Grazie degli interessanti spunti.

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  6. ROBERTO GARDONI
    ROBERTO GARDONI dice:

    Finalmente qualcuno si muove per riformare il sistema appalti e si deve ringraziare l’arch. Capriotti sempre pronto a sollevare le problematiche che affligono pesantemente le imprese
    italiane sottoposte a vessazioni di ogni tipo ,preparate per combattere la corruzione , ma che non risolvono assolutamente nulla , fanno solo impazzire le ditte che vogliono lavorare .
    Per concludere vorrei solo tornare sulle offerte c.d. ” economicamente più vantaggiose ” , sistema diabolico creato per combattere i massimi ribassi , ma nessuno si è accorto che la
    quasi totalità di queste gare viene aggiudicata col ribasso fino al 30% e se si considera
    che che le migliorie apportate raggiungono anche il 20 % dell’importo ,si arriva al 50% e questo non è MASSIMO RIBASSO ?? Senza contare che spesso le migliorie richiesto
    altro non sono che lavorazioni richieste dalla committente a titolo gratuito !!

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