Finalmente normato l’affidamento diretto per la scelta dell’impresa da impiegare per la ricostruzione privata post sisma

AFFIDAMENTO DIRETTO PER LA RICOSTRUZIONE PRIVATA

L’ordinanza 85, art. 4, ha finalmente regolamentato le modalità di effettuazione degli affidamenti di ricostruzione privata con possibilità di affidare direttamente i lavori ad impresa con idonei requisiti.

Quindi il beneficiario del contributo entro trenta giorni dalla comunicazione di ammissibilità a contributo, a pena di improcedibilità della domanda di concessione, trasmette all’Ufficio speciale il nominativo dell’impresa incaricata di eseguire i lavori individuata alternativamente in una delle modalità:

a) scelta direttamente dal soggetto legittimato a chiedere il contributo tra quelle in possesso di requisiti e iscritte all’anagrafe per la ricostruzione;

b) scelta dal soggetto legittimato a chiedere il contributo mediante procedura concorrenziale tra almeno tre ditte intesa all’affidamento dei lavori alla migliore offerta, alla quale possono partecipare solo le imprese in possesso di requisiti e iscritte all’anagrafe per la ricostruzione.

Considerati gli esigui ribassi offerti dalle imprese nel periodo in cui incorreva l’obbligo di confronto concorrenziale, nonché il notevole aggravio di lavoro per il reperimento dei preventivi da parte dei beneficiari, la misura è di certo un’ottima semplificazione.

C’è da ricordare poi che il prezziario cratere, imposto per la ricostruzione è già di per sé meno remunerativo dei prezzi medi di mercato medi rilevabili dai prezziari regionali (-10% almeno).

ALTRI NODI DA SCIOGLIERE

L’IDONEA ATTESTAZIONE SOA DEI LAVORI

In tema di affidamenti di lavori privati e requisiti di affidamento sarebbe auspicabile a questo punto un chiarimento del legislatore della ricostruzione circa la definizione dell’idonea attestazione SOA da determinare per i progetti di ricostruzione privata.

C’è una ricorrenza di richiesta di categorie generali (OG1 – OG2) ed una esclusione totale di richiesta di categorie speciali (OS13 – OS21 – OS18 A – OS32 – OG11) situazione che acclara un grave errore di impostazione dei requisiti tecnico economici organizzativi alla base del progetto di ricostruzione.

Di certo, l’impresa generale edile (OG1) con frequenza si sta venendo a trovare a intervenire su settori speciali per il quale non possiede idonea competenza ed esperienza pregressa in termini di SOA posseduta (legno, acciaio, impianti, prefabbricati, opere speciali, ecc..).

Si auspica perciò un intervento risolutivo.

QUOTE MINIME E MASSIME NELLE ASSOCIAZIONI TEMPORANEE

Altra questione riguarda la qualificazione del soggetto raggruppato in ATI per il quale la norma speciale non definisce quali sarebbero le quote minime e massime tra associazioni orizzontale e verticali (non c’è richiamo a norme analogiche di derivazione pubblicistica quali il D. lgs. 50/2016 e il DPR 207/2010).

Nota bene che i limiti all’ATI garantiscono la non frammentazione della partecipazione al raggruppamento, la corretta allocazione delle responsabilità infragruppo, e la disciplina della qualificazione in caso di aggregazione.

Tutt’altro che formalità.

IL SUBAPPALTO MAGGIORATO DELLO SBLOCCA CANTIERI

Tutti hanno ritenuto che la ricostruzione privata post sisma nel previgente regime normativo fosse soggetta ad un limite quantitativo del 30 per cento del contratto d’appalto, sembrava esserci un espresso rimando del Decreto 189 alla normativa sugli appalti pubblici (ricordiamo che la ricostruzione privata non è un appalto pubblico).

Orbene il rinvio alla disciplina  codicistica non ci sarebbe: la disposizione che ci ha in qualche modo ingannato è contenuta nell’art. 31 comma 6 del Decretone Sisma “Nei contratti fra privati, è possibile subappaltare lavorazioni speciali, previa autorizzazione del committente, nei limiti consentiti dalla vigente normativa” .

L’articolo non rimanda a nulla! I limiti consentiti dalla vigente normativa. Quale normativa?

Trattando l’articolo di edilizia privata e non pubblica non possiamo in nessun modo pensare che la vigente normativa di cui si fa riferimento sia quella degli appalti pubblici, potremmo invece sostenere con qualche certezza in più che potrebbe trattarsi di un rinvio al Codice Civile che di fatto non ha limiti quantitativi.

Tra Codice Civile e Codice Contratti Pubblici il subappalto ha ambiti e caratteristiche non sempre coincidenti e la norma speciale della ricostruzione non aiuta a delineare un profilo preciso,  viste le penalità che sono in gioco per un subappalto illegittimo sarebbe bene capire meglio la questione.

Il dubbio c’è, il fatto che le successive ordinanze commissariali hanno poi detto qualcosa in più non risolve la questione.

Inoltre lo specifico rimando alle lavorazioni speciali cosa vuole dire?

Si possono subappaltare solo le opere speciali così come definite dalla qualificazione negli appalti pubblici?

Trattasi di Opere Specialistiche OS?

In fine si rileva che nella disciplina dei contratti pubblici il limite è stato modificato con la Legge 55/2019 che ha introdotto un nuovo limite variabile da 0 a 40%.

Ammesso che il limite alla normativa fosse quello pubblicistico del codice contratti come opererà il limite al subappalto di ultima generazione descritto dalla Legge 55/2019?

Il committente privato, corrispondente alla stazione appaltante nel ciclo della commessa pubblica, potrà decidere se aumentare la percentuale di subappalto?

Tutte situazioni da chiarire, va bene la prassi, va bene interpretare, ma non si possono lasciare aspetti così importanti in un limbo.

RIFLESSIONI SUL SUBAPPALTO DALLA RICOSTRUZIONE AQUILANA

Per finire di complicarci la vita andiamo alla ricostruzione della città dell’Aquila dove attraverso circolari dell’ufficio proposto il limite al subappalto sarebbe sull’importo del contratto e non legato alla tipologia di opere: generali o specialistiche, prevalenti o scorporabili.

Altra cosa di interesse  è che, nella ricostruzione aquilana, il committente dei lavori può liquidare direttamente i subappaltatori, senza passare dalla ditta che si è aggiudicata la commessa, per superare il collo di bottiglia generato da un’altra legge scritta anch’essa in modo poco chiaro, la numero 99 del 2013, sulla certificazione degli avvenuti pagamenti che spetterebbe, appunto, alla ditta aggiudicataria.

Potrebbe essere quest’ultima una modalità di pagamento interessante da adottare anche nel centro Italia sempre facendo liberare il subappaltatore dall’appaltatore considerata l’estraneità del committente al contratto di subappalto.

CONCLUSIONI

Molte delle problematiche descritte riguardano in particolare dei richiami alla normativa sui contratti pubblici che non sono ben messi a fuoco in termini di portata del rinvio.

Ad esempio la norma speciale per la ricostruzione ci dice che per poter lavorare l’impresa ha bisogno dell’attestazione SOA ma non ci dice che il sistema di qualificazione è quello degli appalti pubblici, in questo modo restano inapplicabili tutta una seria di accorgimenti che sarebbe necessario definire.

Nel caso, restano quindi esclusi tutti quegli istituti e modalità di operare di stampo codicistico: l’applicazione dell’avvalimento, la definizione delle quote di qualificazione, il mantenimento del requisito in esecuzione del contratto (la norma della ricostruzione richiede infatti solo il requisito per l’affidamento).

Peggio ancora avviene per il subappalto dove non si comprende se il subappalto per la ricostruzione sia da intendersi analogo a quello degli appalti pubblici o se invece è analogo solo per i limiti imposti, che tra l’altro come detto, non tornano nemmeno essendo divenuti variabili e opzionabili dalla stazione appaltante in sede di gara.

Gli interventi di ricostruzione privata, rientrano nella fattispecie anche curie e parrocchie, è pacificamente escluso dall’applicazione del codice contratti pubblici, questo equivale a dire che di regola si applicano le regole del Codice Civile salvo norme specifiche dettate dalla norma speciale della ricostruzione che a sua volta può rinviare in maniera puntuale ad aspetti ristretti e limitati della normativa dei contratti pubblici.

Proprio questa promiscuità di regimi crea e creerà grandi problemi di interpretazione, sarebbe stato utile che gli innesti della normativa sui contratti pubblici entrassero in maniera completa per non creare questa frammentazione di lettura e queste lacune nelle disposizioni.

Senza rimandare parzialmente poteva bastare dire:

  • la qualificazione degli appalti è quella dei lavori pubblici;
  • il subappalto e i limiti sono quello del lavori pubblici.

Arch. Paolo Capriotti

22/08/2019

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