In fase di esecuzione del contratto i problemi più ricorrenti per gli operatori economici negli appalti pubblici sono quasi sempre sintomatici dell’inefficienza della pubblica amministrazione che conduce alle due seguenti patologie:

– ritardi nei pagamenti;
– difficoltà di esecuzione di commesse mal progettate;

Entrambe le problematiche portano immancabilmente ad una riduzione dell’utile dell’impresa. Da una parte aumentano i costi ricorrendo all’anticipazione dei crediti, dall’altra aumentano i costi per andamento anomalo dei lavori.

C’è da dire che il pagamento dell’anticipazione (pari al 20% dell’importo a base di gara) almeno per i lavori ha risolto brillantemente in anticipo il problema di mancanza di liquidità legato ai ritardi dei pagamenti.

Vediamo come possiamo affrontare le due problematiche senza lasciare per strada l’utile già minimo …

Ritardi nei pagamenti

Ricordiamo che la PA come ogni altro soggetto dovrebbe pagare, salvo eccezioni del mondo della sanità, entro 30 giorni, ai sensi del D. Lgs. 9.11.2012, n. 192, in attuazione di Legge delega (art. 10, Legge 11.11.2011, n. 180) che apporta modifiche e integrazioni al D. Lgs. 231/2002, al fine dell’integrale recepimento della direttiva 2011/7/UE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.

Sul ritardo dei pagamenti nei confronti delle imprese appaltatrici di lavori, servizi e forniture da parte di pubbliche amministrazioni si smentisce categoricamente che il patto di stabilità o la mancata erogazione del finanziamento da parte di un soggetto sovraordinato sia un motivo valido per le amministrazioni per ritardare i pagamenti nei confronti delle imprese (come detto il pagamento deve avvenire entro 30 gg dalla fattura).

Molto spesso si tratta solo di responsabilità per cattiva gestione e/o errata programmazione da parte degli amministratori. Si veda la Delibera della Corte dei Conti, sezione controllo – Regione Sardegna – Deliberazione n° 118/2011/par, che ribadisce il concetto in tal senso.

La Delibera dovrebbe farci capire che non si può accettare supinamente qualsiasi giustificazione addotta dagli enti che ritardino nei pagamenti e che pretendono il rispetto dei patti contrattuali: si ritiene infatti che l’ immobilismo delle aziende, magari propense più a “salvaguardare i rapporti con l’ ente” che a pretendere il rispetto dei propri diritti, sia una delle maggiori cause generatrici di questa insostenibile situazione.

Quanto sopra si aggiunge alla facoltà per l’ impresa appaltatrice di sospendere le attività in caso di mancato pagamento di un importo cosistente dell’ importo contrattuale (eccezione d’ inadempimento ex art. 1460 c.c.).

In caso di tardato pagamento l’impresa può poi richiedere il pagamento dei relativi interessi maturati che saranno pagati dall’Amministrazione e messi a conto del dipendente che ha causato il ritardo.

Commesse mal progettate

La commessa mal progettata, per mancato approfondimento o errate valutazioni, si ripercuote con un negativo effetto domino sull’esecuzione e il buon andamaneto dei lavori.

Si pensi ad esempio alle più classiche di situazioni derivanti:
– opere contabilizzate male (con ammanchi che potrebbero ripercuotersi sull’utile dell’impresa)
– pareri e nulla osta non ottenuti in fase progettuale (con sospensioni ingiustificate che producono un’estensione dell’impegno dell’impresa e quindi maggiori costi)
– mancanza del titolo per realizzare la commessa (si pensi a lavori eseguiti su proprietà altrui)
– varianti derivanti errori progettuali (con sospensioni ingiustificate)

Cosa fare in questi casi? In vista di una significativa erosione del nostro minimo utile dovremmo fidarci del buon senso dell’Amministrazione? O cercare attivamente di risolvere le questioni?

Per chi non voglia solo affidarsi al buon senso dell’Amministrazione ci sono degli strumenti per recriminare quanto spettante.

Il Codice Contratti, sulla scorta di un processo partito da diversi anni con il D. Lgs. n. 53/2010 Direttiva Ricorsi, prevede diverse soluzioni da percorrere per prevenire il contenzioso e non finire difronte al Giudice Ordinario affollando così le già sature sale dei tribunali.

Questi sono gli strumenti che vi invitiamo a conoscere:

Art. 205. Accordo bonario per i lavori: consente di recuperare in maniera abbastanza snella il 15% dell’importo del contratto. L’accordo bonario si raggiunge attraverso l’iscrizione di riserve, fare riserve è un’arte, richiede conoscenze in campo di contabilità lavori, organizzazione cantiere e vita amministrativa della commessa. Per portare a casa quanto sperato ci vuole esperienza e si deve prestare attenzione alla tempestività di iscrizione, gli ultimi orientamenti giurisprudenziali hanno bruciato ogni possibilità di accordo bonario su riserve intempestive.

Art. 208. Transazione: Le controversie relative a diritti soggettivi derivanti dall’esecuzione dei contratti pubblici di lavori, servizi, forniture, possono essere risolte mediante transazione nel rispetto del codice civile, solo ed esclusivamente nell’ipotesi in cui non risulti possibile esperire altri rimedi alternativi. Ove il valore dell’importo oggetto di concessione o rinuncia sia superiore a 100.000 euro, ovvero 200.000 euro in caso di lavori pubblici, è acquisito il parere dell’Avvocatura dello Stato.

Art. 209. Arbitrato: Per cui le controversie su diritti soggettivi, derivanti dall’esecuzione dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi, forniture, concorsi di progettazione e di idee, comprese quelle conseguenti al mancato raggiungimento dell’accordo bonario possono essere deferite ad arbitri.

Come possiamo aiutarti?

Possiamo aiutarti noi ad affrontare queste situazioni in via stragiudiziale e giudiziale, conosciamo i rimedi e i modi per risolvere celermente tutti i problemi. Il più delle volte è più facile di quanto sembra. Illustraci il problema e ti daremo una rosa di soluzioni.

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