Con un precedente articolo del 25/08/2018 ci siamo fatti portavoce di un malumore generale diffuso tra i tecnici della ricostruzione post sisma del centro Italia che riguarda le condizioni di lavoro indecorose al quale sono sottoposti gli stessi per portare avanti quello che è in principale modo cosa di pubblico interesse, la ricostruzione post sisma degli edifici privati.

A fondo pagina l’articolo che invitiamo a leggere cliccando sull’immagine.

Le questioni sollevate riguardavano essenzialmente il trattamento economico destinato ai tecnici di ricostruzione privata, in particolare ci si soffermava a ragionare sulla legittimità e sull’opportunità di definire dei prezzi da miseria per le prestazioni tecniche effettuate.

Ci chiedevamo poi:

Perché questa svendita della professionalità tecnica?

Perché queste tariffe imposte?

Chi ha deciso la vita e la morte dei tecnici locali?

Perché nella decisione non sono stati coinvolti i tecnici locali?

Ragionavamo ancora sul fatto che le ordinanze e le convenzioni del Commissario provocavano lo svilimento della professionalità e il contemporaneo abbassamento della qualità dei servizi.

Tutte questioni troppo importanti da poter lasciare abbandonate nel dubbio.

La cosa che salta agli occhi in questa penosa vicenda è che una certezza c’è ed è quella che a decidere per i tecnici locali sono stati dei tecnici che nulla hanno a che fare con la ricostruzione.

La rete professioni tecniche è costituita da soggetti estranei alla ricostruzione, e quindi per quale illogico motivo sono stati chiamati a decidere le sorti dei tecnici estranei alla ricostruzione?

Per chi non la conoscesse presentiamo la rete professioni tecniche che è composta da questi soggetti:
– L’Ing. ARMANDO ZAMBRANO, Coordinatore della Rete Nazionale delle professioni dell’area tecnica e scientifica;
– il Dottore Agronomo Andrea Sisti, Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali; SALERNO
– L’Arch. Giuseppe Cappochin, Presidente del Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori; PADOVA
– L’Ing. Armando Zambrano Presidente del Consiglio Nazionale Ingegneri; SALERNO
– Il Geom. Maurizio Savoncelli, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati; LA SPEZIA
– Il Geologo Francesco Peduto, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi; SALERNO
– Il Perito Giampiero Giovannetti, Presidente del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali; FIRENZE
– Il Chimico Nausicaa Orlandi, Presidente del Consiglio Nazionale dei Chimici; VENETO
– Il Tecnologo Alimentare Carla Brienza, Presidente del Consiglio Nazionale dei Tecnologi Alimentari; BASILICATA

Ma non è che la rete professioni tecniche, per portare il risultato ai tecnici del resto del Paese, abbia scambiato il divieto di cumulo di incarichi dei tecnici locali con delle tariffe da fame?

Comunque, a seguito dell’articolo, abbiamo ricevuto tantissime segnalazioni e manifestazioni di interesse a portare avanti un discorso di contestazione per raddrizzare il torto originario delle tariffe e altre situazioni.

Tra i commenti dell’articolo precedente potete leggere delle note di colleghi di settore che fanno rabbrividire, professionisti che lavorano a 2,5 euro all’ora di utile. Nemmeno i raccoglitori di pomodori lavorano a questi prezzi di schiavitù.

Se le regole del gioco restano invariate i tecnici falliranno in stragrande maggioranza, potete contarci.

Ma vediamo cosa è emerso dalla pubblicazione dell’articolo.

PREZZI FISSI VIETATI DALL’ANTITRUST

Qualcuno ha fatto notare che le tariffe dettate dal Commissari non definiscono prezzi fissi in quanto viene solo determinato il contributo massimo concedibile per la prestazione; ebbene vi sbagliate, la convenzione tra commissario e reti tecniche impone che per le opere a contributo non possano essere richiesti maggiori compensi.

L’art 10 della convenzione allegata all’Ordinanza 12 del Commissario stabilisce, tra i criteri finalizzati alla predisposizione del contratto tipo, che:

h) il compenso per le prestazioni professionali relative ai lavori, i cui costi risultano ammissibili al contributo, è esclusivamente quello derivante dalla applicazione delle percentuali massime stabilite negli artt. 8 e 9 del presente protocollo d’intesa.

Se sono prezzi fissi, vedremo cosa ci dirà lo studio legale che sta studiando la questione: abbiamo proceduto infatti a dare un incarico a uno studio legale, tra i migliori a livello nazionale, che si occupa esclusivamente di diritto amministrativo e antitrust per verificare intanto se ci sono profili di illegittimità nell’operato dell’amministrazione pubblica nel definire tariffe fisse e indecorose per la professionalità.

Siamo certi intanto che l’assetto imposto dalle tariffe non era opportuno.

EQUO COMPENSO TECNICO

Un altro aspetto importante riguarda poi la verifica dei monte ore impiegato dai tecnici per la redazione delle pratiche. Il decoro della professione, ma anche il fatto di non creare un meccanismo di sfruttamento dei tecnici locali, impone che vengano definite delle tariffe minime che consentano un benché minimo utile.

Siamo certi che nel definire le tariffe nessuno si sia posto il problema di stimare le ore di lavoro e le spese necessarie nochè di imporre che almeno un tecnico impiegato debba portare a casa 15 – 20 euro all’ora per il lavoro svolto. Per questo modo di fare cieco e scorretto non posso far a meno di pensare, ogni volta, al caporalato che nella definizione Treccani:

caporalato s. m. [der. di caporale]. Forma illegale di reclutamento e organizzazione della mano d’opera, spec. agricola, attraverso intermediari (caporali) che assumono, per conto dell’imprenditore e percependo una tangente, operai giornalieri, al di fuori dei normali canali di collocamento e senza rispettare le tariffe contrattuali sui minimi salariali.

Stiamo esagerando? Non credo! Unica differenza è che non ci troviamo nel settore agricolo.

CONTRASTO TRA NORME

Altra questione riguarda un contrasto tra norma generale e ordinanze. Le previsioni dell’Art. 34 comma 5 D. Lgs. 189/2016 stabiliscono che il contributo massimo, a carico del Commissario straordinario, per tutte le attività tecniche poste in essere per la ricostruzione privata, è stabilito nella misura, al netto dell’IVA e dei versamenti previdenziali, del 10 per cento, incrementabile fino al 12,5 per cento per i lavori di importo inferiore ad euro 500.000. Per i lavori di importo superiore ad euro 2 milioni il contributo massimo è pari al 7,5 per cento.

Le previsioni sono quindi queste, dove le variabili sono applicabili per le due colonne laterali:

importo lavori fino 500.000 500.000 – 2.000.000 oltre 2.000.000
contributo spese tecniche max 12,5% 10,0 % max 7,5%

Vediamo invece le previsioni percentuali di contributo destinate alle competenze tecniche per la ricostruzione privata contenute nell’Ordinanza n. 12  “Protocollo d’intesa tra il Commissario Straordinario per la ricostruzione e la Rete Nazionale delle Professioni dell’area tecnica e scientifica”

3. Per gli interventi relativi ai lavori di riparazione con rafforzamento locale/ripristino con miglioramento sismico/demolizione e ricostruzione degli immobili relativi alle attività economiche, con tipologia prefabbricata o similare, la percentuale massima, differenziata in base all’importo dei lavori, è la seguente:

– per lavori con importi fino a € 500.000,00                                                                                              11,5%
– per lavori con importi eccedenti € 500.000,00 fino a € 1.000.000,00                           9,0%
– per lavori con importi eccedenti € 1.000.000,00 fino a € 2.000.000,00                      8,0%
– per lavori con importi eccedenti a € 2.000.000,00 7,0%

4. Per gli interventi relativi ai lavori di riparazione con rafforzamento locale/ripristino con miglioramento sismico/demolizione e ricostruzione per gli edifici residenziali, prevalentemente residenziali o riconducibili alla tipologia residenziale, la percentuale massima, differenziata sulla base dei diversi importi dei lavori, è la seguente:

– per lavori con importi fino a € 150.000,00 12,5%
– per lavori con importi eccedenti € 150.000,00 fino a € 500.000,00 12,0%
– per lavori con importi eccedenti € 500.000,00 fino a € 1.000.000,00 10,0%
– per lavori con importi eccedenti € 1.000.000,00 fino a € 2.000.000,00 8,5%
– per lavori con importi eccedenti a € 2.000.000,00 7,5%

Per quanto imposto dalla norma generale le fasce centrali di finanziamento dovevano essere pari al 10% in quanto non prevista nessuna forma di tolleranza e/o gradazione.

Non era inoltre previsto che i tecnici non potessero richiedere delle quote di partecipazione sulle competenze professionali in quanto veniva solo determinato il contributo massimo concedibile.

Un contrasto bello e buono che va a discapito del professionista ovviamente.

AGGIORNAMENTO TARIFFE PER MAGGIORI COMPETENZE RICHIESTE

Su segnalazione del Dott. Paolo Bisogni, che ringraziamo immensamente, si rileva che:
“I corrispettivi professionali – già di per se bassi – sono stati fissati dalla Rete delle Professioni tecniche, di concerto con il Commissario, sulla base delle procedure note alla data del 9 gennaio 2017.
Con il proseguire del tempo, gli USR ed i Comuni, nonché lo stesso Commissario, hanno aggiunto (direi moltiplicato) le verifiche da effettuare e di conseguenze le attività in capo ai professionisti. Basta pensare al riesame delle schede AeDES (il 100% nella regione Lazio) che sono state riprodotte (e giurate) “n” volte anche per difformità formali
Aggiungiamo l’incombenza degli accessi agli atti per la verifica delle conformità urbanistiche (che doveva essere in capo agli USR ed ai comuni), il deposito presso il Genio civile regionale (Lazio) anche per i progetti di riparazione del danno (anch’essa in capo agli USR, secondo le Ordinanze precedenti il 9 gennaio).
In poche parole le tariffe sono state fissate valutando un carico di lavoro che, alla prova dei fatti e con il succedersi del tempo, delle Ordinanze e delle regole inserite ex post da USR e comuni, è lievitato almeno del 30%.
A mio avviso già basterebbe per chiedere una revisione delle parcella, alla luce del moltiplicarsi degli adempimenti da gennaio 2017 ad oggi.” 

CONCLUSIONI 

Le tariffe professionali unilateralmente imposte devono essere riviste per i motivi descritti e per fare questo si deve fare la voce grossa perché non è concepibile che i tecnici paghino la ricostruzione.

Per continuare sulla strada della contestazione, che stiamo intraprendendo insieme, è necessario metterci la faccia però, non possiamo pensare sempre di mandare avanti gli altri.

Chi scrive è tecnico di ricostruzione e dice che siamo abituati male, sempre sotto il cappello di qualcuno, sempre mansueti, sempre poco pronti a contestare, sempre poco pronti a farci rispettare.

I passi da fare sono chiari: capire la legittimità di quello che è stato fatto, conciliare una revisione delle tariffe e in caso di mancato ascolto sarà impugnazione dei provvedimenti e altro ancora.

Se sarà comitato, sindacato, associazione o semplicemente una petizione on line lo vedremo a breve, la cosa importante è essere tutti presenti con una organizzazione snella e motivata a raggiungere il risultato.

Prego chi fosse interessato a seguire l’iniziativa di battere un colpo. Si porteranno avanti i discorsi se ci sarà la dovuta condivisione e partecipazione, altrimenti faremo come abbiamo sempre fatto.

Ognuno a testa bassa nel proprio ufficio ad imprecare contro questo e quello quando in realtà dovremmo solo prendercela con noi stessi che siamo incapaci di rappresentarci e lamentare nelle dovute maniere.

D’ora in vanti si ragionerà su una pagina di Facebook:

Tutela professioni tecniche ricostruzione post sisma centro Italia

Cordialità.

26/08/2018

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