Comitato tutela tecnici della ricostruzione. Rilevamento retribuzione oraria per pratica di ricostruzione privata.

In precedenti articoli abbiamo parlato di un’investitura che abbiamo ricevuto da molti tecnici locali di ricostruzione per valutare e organizzare ogni possibile contestazione in riguardo all’imposizione di tariffe per la ricostruzione privata post sisma che denigrano la professionalità dei tecnici impiegati e non garantiscono il livello ottimale di aspettativa del fruitore finale.

Questo era l’articolo che illustrava la vicenda:   PRECEDENTI ARTICOLI

Chi segue la pagina di facebook, invitiamo tutti gli interessati a seguirla, è al corrente dell’avvio di una serie di accessi agli atti al commissario e alla rete professioni tecniche per capire cosa originariamente è successo in merito alla definizione delle tariffe professionali che oggi tanto ci preoccupano.

Stiamo inoltre attendendo un parere tecnico di uno studio molto quotato in diritto amministrativo e antitrust per avere contezza sulla regolarità di quanto effettuato anche se diciamo da subito che il sistema tariffario imposto appare contrario alle norme antitrust per la questione dei prezzi fissi e appare anticostituzionale almeno per l’articolo 36 che prevede che: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”

Orbene non abbiamo motivo di credere che per lavoratori non si possano intendere anche noi professionisti in questa condizione di vero e proprio sfruttamento della professionalità.

La questione di ben stimare la retribuzione oraria del nostro lavoro diventa quindi aspetto centrale, tra l’altro potrebbe essere cosa fondamentale nel caso in cui, in vista di una disfatta economica di ciascuno di noi in questa ricostruzione, si rendesse necessario risolvere pacificamente il contratto di incarico tra le parti ai sensi dell’articolo 1467 del codice civile per cui nei contratti a esecuzione continuata o periodica ovvero a esecuzione differita, se la prestazione di una delle parti è divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili, la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto.

Non è un aspetto banale, l’exit strategy dobbiamo sempre averla pronta, svincolarsi da un contratto in maniera pacifica senza richiesta di danni dalla controparte potrebbe essere già un buon risultato.

Comunque al fine di dimostrare l’imposizione tariffaria infondata e dannosa del Legislatore, oltre che costruirci una exit strategy, è fondamentale fare quello che forse si doveva fare alle origini della vicenda o che dovrebbero fare ordini e osservatori nati con la ricostruzione.

Dobbiamo assolutamente rilevare la retribuzione oraria dei tecnici con riferimento alle pratiche della ricostruzione altrimenti rischieremo sempre di parlare in maniera infondata o di aria fritta come si usa dure.

Per quanto detto chiediamo a tutti i tecnici di ricostruzione di collaborare e compilare la scheda allegata in excel dal quale cercheremo di tirare fuori un costo orario medio per tipologia di pratica:      RILEVAMENTO DATI RETRIBUZIONE TECNICA RICOSTRUZIONE PRIVATA

I dati saranno impiegati per portare evidenza di eventuali problematiche riguardanti una retribuzione sotto soglia di decoro o prossime alla soglia di sfruttamento.

Sarà nostro onere, non appena ricevuto un numero esaustivo di schede, pubblicare e trasmettere i risultato ottenuti.

Preghiamo tutti i tecnici di collaborare ed essere il più massimo possibile precisi e neutrali, nel calcolo delle ore impiegate computare tutto il tempo richiesto dai sopralluoghi, alle visite in Comune per i precedenti edilizi, alle riunione condominiali, a tutto il resto.

Ringraziamo della collaborazione.

A presto.

07/10/2018

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Illeciti professionali e obbligo di dichiarazione – Art. 80 comma 5 del D. Lgs. n. 50/2016

In un precedente articolo del 17/03/2018 [http://www.gareappaltipubblici.it/illeciti-professionali-proviamo-a-riassumere/] cercavamo di fare chiarezza sulla questione delle esclusioni derivanti gli illeciti professionali facendo un quadro riassuntivo della normativa vigente.

In particolare avevamo affermato che “è soprattutto e innanzitutto l’operatore economico, nelle dichiarazioni contenute nel DGUE, che deve fornire ogni indicazione relativa a possibili illeciti professionali precedenti, così da consentire alla stazione appaltante di valutare la rilevanza del provvedimento segnalato nonché delle successive misure riparatorie adottate che, a loro volta, devono essere indicate nel DGUE”.

In seguito a ciò che avevamo in qualche modo anticipato, importanti indicazioni sono arrivate da due sentenze del Consiglio di Stato, sez. V.

La sezione, con la sentenza n. 3592 del 11 giugno 2018, facendo riferimento all’art. 80 comma 5 lett. c), ha affermato che è attribuito “alla stazione appaltante un potere di apprezzamento discrezionale in ordine alla sussistenza dei requisiti di “integrità o affidabilità” dei concorrenti. Costoro, al fine di rendere possibile il corretto esercizio di tale potere, sono tenuti a dichiarare qualunque circostanza che possa ragionevolmente avere influenza sul processo valutativo demandato all’amministrazione. Tenuto conto dell’ampia formulazione della norma e in assenza di indicazioni di segno contrario, deve inoltre ritenersi che le condotte significative ai fini di una possibile esclusione non siano solo quelle poste in essere nell’ambito della gara all’interno della quale la valutazione di “integrità o affidabilità” dev’essere compiuta, ma anche quelle esterne a detta procedura.”

Quindi spetta solo alla stazione appaltante e non al concorrente la discrezionalità riguardo la fondatezza dei requisiti di affidabilità di cui all’art. 80 del D. Lgs. n.50/2016.

Un’ulteriore e fondamentale precisazione giunge con la sentenza n. 5500 del Consiglio di Stato, sez. V, del 24/09/2018 in cui in particolare si afferma che “l’odierna appellante era tenuta a dichiarare le significative carenze nell’esecuzione di un precedente contratto di appalto o di concessione che ne avevano causato la risoluzione anticipata, rientrando nell’ambito dell’obbligo dichiarativo di cui si discute tutti gli eventi che, benché oggetto di contestazione ed ancora sub iudice, avessero dato corso ad azioni di risoluzione contrattuale ovvero ad azioni risarcitorie ad iniziativa del committente pubblico, in ragione della (valutata) commissione di gravi errori nell’esecuzione dell’attività professionale.

[…] La tematica, infatti, esprime gli immanenti principi di lealtà e affidabilità e professionale dell’aspirante contraente che presiedono in genere ai contratti e in specifico modo – per ragioni inerenti alle finalità pubbliche dell’appalto e dunque a tutela di economia e qualità della realizzazione – alla formazione dei contratti pubblici e agli inerenti rapporti con la stazione appaltante. Non si rilevano validi motivi per non effettuare una tale dichiarazione, posto che spetta comunque all’amministrazione la valutazione dell’errore grave che può essere accertato con qualunque mezzo di prova (cfr. Cons. Stato, V, 26 luglio 2016, n. 3375).

Il concorrente è perciò tenuto a segnalare tutti i fatti della propria vita professionale potenzialmente rilevanti per il giudizio della stazione appaltante in ordine alla sua affidabilità quale futuro contraente, a prescindere da considerazioni su fondatezza, gravità e pertinenza di tali episodi.

La dichiarazione mendace su di un requisito di importanza vitale non può che comportare l’esclusione della concorrente, la quale, celando un importante precedente sui gravi illeciti professionali, si è così posta al di fuori della disciplina della gara, non consentendo alla stazione appaltante potesse svolgere un vaglio adeguato e a tutto campo.”

Da ciò consegue che in sede di partecipazione alle gare d’appalto ogni operatore è tenuto a dichiarare in maniera estensiva e a comunicare alla stazione appaltante qualsiasi situazione precedente che possa rilevare sotto il profilo professionale.

Riteniamo utile ricordare che le Linee guida ANAC n. 6, al par. 5, indicano che “la durata dell’interdizione alla partecipazione alle procedure di affidamento conseguente all’accertamento delle fattispecie di cui al comma 5, lett. c) dell’art. 80 del codice è stabilita ai sensi del comma 10 del predetto articolo. Essa è pari a cinque anni, se la sentenza penale di condanna non fissa la durata della pena accessoria; è pari alla durata della pena principale se questa è di durata inferiore a cinque anni. La durata dell’interdizione è pari a tre anni, decorrenti dalla data dell’accertamento del fatto individuata ai sensi delle presenti linee guida, ove non sia intervenuta una sentenza penale di condanna”

Invitiamo pertanto le imprese a dichiarare:
– condanne esecutive per reati fallimentari, tributari, urbanistici e/o di abusivo esercizio di una professione;
– risoluzioni contrattuali;
– condanne al risarcimento del danno o altre sanzioni;
– inadempimento di una o più obbligazioni contrattualmente assunte;
– carenze del prodotto o servizio fornito;
– adozione di comportamenti scorretti;
– ritardi negli adempimenti;
– errori professionali nell’esecuzione del contratto;
– altro.

Consigliamo di prendere visione delle Linee guida ANAC per avere un quadro completo sulle situazioni che possano rilevare sotto il profilo professionale.

Linee guida n. 6 ANAC

 

04/10/2018
Dott. Alessandro Lattanzi

Somministrazione di personale, subappalto di sola manodopera, distacco di manodopera. Quali differenze? Quali problematiche nascoste?

Comitato tutela professioni tecniche sisma centro Italia. Si parte!

Con un precedente articolo del 25/08/2018 ci siamo fatti portavoce di un malumore generale diffuso tra i tecnici della ricostruzione post sisma del centro Italia che riguarda le condizioni di lavoro indecorose al quale sono sottoposti gli stessi per portare avanti quello che è in principale modo cosa di pubblico interesse, la ricostruzione post sisma […]

Categoria scorporabile inferiore a 150.000 € e dichiarazione requisiti art. 90 d.P.R. 207/2010

Corso di formazione per tecnici e rup sulle riserve “di nuova generazione” 26/10/2018

Il 26 Ottobre 2018 dalle ore 9.30 alle ore 16.30 presso l’Hotel David Palace, Porto San Giorgio (FM) presenteremo il corso di formazione/aggiornamento sulle riserve e sugli strumenti per la prevenzione della controversie in fase di esecuzione del contratto d’appalto pubblico.

Il corso è rivolto a pubbliche e amministrazioni e operatori economici.

I relatori del corso sono: l’Avv. Emilia Piselli dello studio legale Piselli and Partners di Roma e l’Arch. Paolo Capriotti della Capriotti Appalti Solutions.

Per maggiori informazioni e scrizione al corso vai al link:

 

Ricostruzione post sisma, in arrivo l’ordinanza “salva liquidità” per tecnici e imprese

Forse ci siamo, il Commissario sta per approvare un’ordinanza che darà realmente una svolta alla ricostruzione sempre se ci sarà la dovuta adesione e l’impegno all’accordo da parte degli istituti bancari.

Il provvedimento prevede misure attraverso le quali le banche aderenti all’accordo possono anticipare le somme necessarie per il pagamento delle spese occorrenti per far fronte agli interventi e danni conseguenti agli eventi sismici relativi alla ricostruzione privata.

Il settore bancario ha manifestato particolare attenzione alle esigenze delle popolazioni colpite dagli eventi sismici anzidetti, in particolare avviando nell’immediatezza dei fatti una serie di autonome iniziative per il superamento della fase emergenziale e, successivamente, collaborando con le Amministrazioni pubbliche competenti per favorire la ricostruzione dei territori, il rapido rientro dei cittadini nelle proprie abitazioni ed il pronto riavvio delle attività produttive.

E visto che i tempi necessari per l’emanazione dei provvedimenti di liquidazione dei contributi determinano maggiori esigenze di liquidità per le imprese edili e dei tecnici, a fronte delle quali è necessario un ulteriore supporto da parte del settore bancario.

Ecco alcuni spunti …

Condizioni per la realizzazione dell’operazione

Le operazioni disciplinate dall’accordo sono impostate su base individuale dalle banche aderenti, senza alcuna forma di automatismo nella relativa concessione.

Nell’effettuare l’istruttoria, le banche si attengono al principio di sana e prudente gestione, nel rispetto delle proprie procedure e ferma restando la loro autonoma valutazione. I procedimenti istruttori e di delibera interni sono di esclusiva competenza e responsabilità delle banche aderenti.

Caratteristiche delle operazioni di anticipazione per le imprese

L’anticipazione può essere concessa fino al 100% dei singoli SAL, relativi all’esecuzione dei lavori, alle prestazioni di servizi e alle acquisizioni di beni necessari all’esecuzione degli interventi ammessi a contributo, e/o dell’importo del contratto di affidamento dei lavori, comunque fino a concorrenza dell’importo del contributo spettante.

Il tasso di interesse delle operazioni di anticipazione è liberamente negoziato tra le parti. La quota capitale è rimborsata in un’unica soluzione al momento della liquidazione del SAL e/o dell’importo del contratto anticipato da parte del Soggetto Beneficiario e comunque alla data ultima indicata nel contratto di finanziamento. La quota interessi è corrisposta dal Soggetto Destinatario secondo il piano di rimborso previsto dallo stesso contratto.

Condizioni di realizzazione delle anticipazioni in favore dei Professionisti

Le operazioni di anticipazione possono essere realizzate dalle banche secondo le medesime modalità anche in favore dei Professionisti che si occupano della progettazione, per la sola parte relativa alle spese di progettazione e per indagini e rilievi, prima del rilascio del provvedimento di assegnazione del contributo, a condizione che questi presentino alla banca:

– l’atto di valutazione del “livello operativo”, rilasciato dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione per le domande di contributo relative a “danni gravi”, con il quale viene dichiarata l’ammissibilità del contributo per la pratica in oggetto;

– la dichiarazione di avvenuta presentazione della pratica per i “danni lievi” e di ammissibilità del contributo rilasciata dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione.

L’importo massimo delle spese di progettazione anticipabili, nei limiti di quanto previsto ai commi 3 e 4 dell’art. 8 del Protocollo d’Intesa allegato all’Ordinanza n. 12 del 2017, è pari al 50% del compenso dovuto e delle spese sostenute per le indagini.

Per le anticipazioni concesse ai Professionisti, la quota capitale è rimborsata alla banca in un’unica soluzione al momento della liquidazione del “SAL 0”. Restano ferme per i Professionisti tutte le altre previsioni contenute nel presente Protocollo, ove applicabili.

Conclusioni

La bozza di ordinanza fa ben sperare, dobbiamo solo augurarci che le banche aderiscano e si impegnino a garantire la liquidità alla macchina della ricostruzione.

E che non accada, come siamo stati abituati a sentire negli ultimi anni, che le banche concedano gli anticipi solo a chi ha garanzie sostsnziose, o peggio presti i denari ai soliti amici.

In un precedente articolo, in basso il collegamento, si raccontava del nascente comitato per la tutela dei tecnici della ricostruzione dove tra le altre cose si lamentava della necessità di liquidità per poter far girare il sistema; la notizia dell’ordinanza in uscita ci fa pensare che un torto potrebbe essere addrizzato ora desidereremmo tutti che si rimetta mano alle infami tariffe professionali imposte in maniera subdola ai tecnici della ricostruzione privata.

Solo allora sarà ricostruzione.

05/09/2018

Arch. Paolo Capriotti

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Nasce il comitato per la tutela dei tecnici della ricostruzione

Da molti colleghi e colleghe del settore tecnico, operativi soprattutto della regione Marche, viene la proposta di costituire un comitato di soggetti aderenti alle professioni tecniche per tutelare il decoro delle professionalità in ambito di ricostruzione post sisma del centro Italia.

Il perché di questa libera scelta nasce in particolare dal fatto che gli stessi professionisti non si sentano opportunamente tutelati e rappresentati nell’esercizio delle proprie attività professionali.

Questo perché nella ricostruzione le professioni tecniche sono spesso state rappresentate da soggetti giuridici distanti dai territori colpiti e soprattutto distanti dagli interessi dei professionisti tecnici operanti.

L’idea che aleggia negli studi tecnici professionali del centro Italia è che, qualcuno estraneo alle dinamiche della ricostruzione, decida con assoluta incompetenza e contezza su quale debbano essere le regole della ricostruzione post sisma.

Diciamolo pure che i ritardi nella ricostruzione arrivano di certo anche per un’incertezza normativa che non può che derivare dalla bassa conoscenza delle dinamiche e degli scenari.

Non è pensabile che qualcuno a Roma, che magari non ha mai visto una crepa su un muro, possa scrivere delle ordinanze che impongano le regole della ricostruzione; i maggiori conoscitori della materia sono i tecnici della ricostruzione pertanto questi debbono essere coinvolti nella definizione delle norme affinché le cose comincino a girare per il verso giusto.

C’è da dire poi, tema assolutamente centrale, che i tecnici del centro Italia sono esausti, logorati economicamente e amareggiati per come stanno andando le cose.

Sono costretti ad anticipare le spese progettuali, lavorare sotto pressione con scadenze inique, sottostare a penali assurde, e come se non bastasse debbono disfare il proprio lavoro ogni volta che un’ordinanza modifica l’assetto di uno scenario.

Il tutto per quattro becchi di quattrino che non tengono conto della complessità dei progetti, si pensi alla sovrapposizione di aspetti progettuali: alle strutture, alla geotecnica, all’impiantistica, alla sicurezza e all’acustica ecc..

Come primo obiettivo ci sarebbe proprio da addrizzare un torto originario troppo grande, quello che riguarda dei prezzi troppo bassi imposti per le competenze tecniche di ricostruzione privata.

Uno svilimento della professionalità che non può essere accettato soprattutto da chi, da due anni, gratuitamente corre a destra e a sinistra, con notti insonni e ritmi disumani, a rincuorare e dare supporto al sistema ricostruzione come ai cittadini.

 

RICOSTRUZIONE E SPESE TECNICHE 

La normativa per la ricostruzione ha creato una palese disparità di trattamento in ambito di remunerazione dei servizi tecnici prestati: per le opere pubbliche si è definita una determinazione della tariffa a base di gara sulla scorta del Decreto ministeriale 17 giugno 2016 (cd. Decreto Parametri), per la ricostruzione privata invece si sono definiti delle soglie massime di contribuzione fisse che di fatto determinano il corrispettivo esatto spettante (né minimi, né massimali, né importi a base di gara su cui trattare).

Queste sono le percentuali di contributo destinate alle competenze tecniche per la ricostruzione privata contenute nell’art. 7 del “Protocollo d’intesa tra il Commissario Straordinario per la ricostruzione e il Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali, il Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori, il Consiglio Nazionale Ingegneri, il Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati, il Consiglio Nazionale dei Geologi, il Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e Periti Industriali Laureati, il Consiglio Nazionale dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati, il Consiglio Nazionale dei Chimici, il Consiglio Nazionale dei Tecnologi Alimentari, riuniti nella Rete Nazionale delle Professioni dell’area tecnica e scientifica” allegato all’ordinanza 29 del Commissario.

§ 3. Per gli interventi relativi ai lavori di riparazione con rafforzamento locale/ripristino con miglioramento sismico/demolizione e ricostruzione degli immobili relativi alle attività economiche, con tipologia prefabbricata o similare, la percentuale massima, differenziata in base all’importo dei lavori, è la seguente:

– per lavori con importi fino a € 500.000,00                                                                      11,5%

– per lavori con importi eccedenti € 500.000,00 fino a € 1.000.000,00                          9%

– per lavori con importi eccedenti € 1.000.000,00 fino a € 2.000.000,00                       8%

– per lavori con importi eccedenti a € 2.000.000,00                                                             7%

§4. Per gli interventi relativi ai lavori di riparazione con rafforzamento locale/ripristino con miglioramento sismico/demolizione e ricostruzione per gli edifici residenziali, prevalentemente residenziali o riconducibili alla tipologia residenziale, la percentuale massima, differenziata sulla base dei diversi importi dei lavori, è la seguente:

– per lavori con importi fino a € 150.000,00                                                                       12,5%

– per lavori con importi eccedenti € 150.000,00 fino a € 500.000,00                          12%

– per lavori con importi eccedenti € 500.000,00 fino a € 1.000.000,00                      10%

– per lavori con importi eccedenti € 1.000.000,00 fino a € 2.000.000,00                   8,5%

– per lavori con importi eccedenti a € 2.000.000,00                                                          7,5%

Dall’esperienza pregressa si comprende immediatamente che le percentuali imposte per la ricostruzione privata sono troppo basse, comunque al fine di fondare analiticamente meglio i discorsi vogliamo evidenziare delle semplici e intuitive comparazioni.

In primo luogo si parte con il fare un confronto con le altre ricostruzioni:

  • la ricostruzione di Marche e Umbria 1997 stabiliva un massimale del 20% del contributo oltre al quale si doveva procedere alla verifica della parcella presso gli ordini professionali;
  • la ricostruzione dell’Aquila attraverso una convenzione ordini – regione si definiva che dal calcolo classico della parcella si effettuasse una riduzione del 30% (trenta per cento);
  • la ricostruzione in Emilia prevedeva invece un massimale del 10% del contributo contributo ammesso;

Andiamo poi a fare un confronto da ricostruzione pubblica e privata prendiamo ad esempio un importo di intervento di 900.000 euro per demolizione e ricostruzione di edificio residenziale:

  • con decreto parametri per opere pubbliche, prendiamo in considerazione una categoria residenziale dal basso grado di difficoltà, tutte le fasi progettuali e relative competenze:         160.000  euro (oltre 40.000 spese accessorie)
  • edilizia privata post sisma massimali imposti:                                              90.000 euro

Potremmo tranquillamente dire che per la ricostruzione del centro Italia rispetto al mercato delle altre ricostruzioni manca il 5-10%, rispetto al mercato pubblico invece, considerando un ribasso medio del 40%, manca il 15-20%.

Questo fare sbilenco e di certo non a favore delle libere professioni ci fa sorgere un concatenamento di dubbi:

Ma chi ha deciso di svendere il lavoro dei tecnici locali?

Chi sono questi soggetti per decidere la nostra vita o morte?

Chi lo ha fatto aveva potere di sottoscrivere delle regole del genere?

L’emergenza in atto autorizza a calpestare la professionalità di noi tutti?

Siamo convinti che con le regole definite, che determinano un’incongrua remunerazione e un prezzo pressoché fisso dei servizi,  non si tutela quell’elevato livello morale, etico e qualitativo che il cliente legittimamente si aspetta dal professionista oltre che l’equo compenso delle prestazioni da questo effettuate.

Tutto il contrario di quello che dovrebbe essere.

IL RUOLO DEGLI ORDINI E LA RETE PROFESSIONI TECNICHE

Appare necessario riflettere sulla natura degli Ordini professionali in funzione del ruolo che essi svolgono nel procedimento di formazione delle tariffe per capire se la sottoscrizione della convenzione detta possa essere legittima e vincolante per gli iscritti.

Gli Ordini professionali sono enti pubblici associativi, espressione degli esercenti una determinata libera professione, nei cui confronti l’ente svolge poteri autoritativi sia di vigilanza che di tutela delle ragioni economiche; da questo deriva che i Consigli degli Ordini sono corpi amministrativi ed i consiglieri pubblici ufficiali.

Per ciascuna delle professioni esiste, generalmente, un Consiglio nazionale composto dai rappresentanti dei singoli ordini locali, anch’esso con natura di ente pubblico, con il principale compito di presiedere sul piano nazionale all’ordinamento proprio di quella professione.

Per quanto attiene specificamente le professioni di ingegnere ed architetto, la legge 24 giugno 1923 n. 1395 ha istituito gli Ordini provinciali di categoria, conferendogli quindi natura di enti pubblici.

In base al Regio decreto 23 ottobre 1925, n. 2537, tutti gli iscritti all’albo professionale eleggono i loro rappresentanti che vanno a comporre il Consiglio dell’ordine provinciale, tra le cui attribuzioni principali (oltre alla tenuta dell’albo ed alla tutela dell’esercizio professionale), vi è la competenza a predisporre ogni triennio la tariffa professionale e a fornire, su richiesta, pareri sulla liquidazione di spese e onorari.

Oltre al ruolo istituzionale, nella realtà delle cose si è verificato, e continua a verificarsi, che oltre alle competenze attribuite loro per legge, Consigli e Federazioni esercitano senz’altro, proprio in ragione della posizione che rivestono nei confronti degli iscritti, la facoltà di orientare i comportamenti di questi ultimi, anche per quanto attiene agli aspetti economici dell’attività professionale, magari attraverso atti regolamentari che esulano dalla ristretta sfera di autonomia normativa attribuita dal legislatore in materia.

È questo a nostro avviso la problematica che mette in crisi le regole definite nella convenzione tra commissario e ordini professionali.

Il Commissario e la rete professioni tecniche potevano imporre, attraverso una convenzione, delle regole economiche nuove per la remunerazione dei servizi tecnici relativi alla ricostruzione post sisma?

Erano deputati a farlo in linea generale? Ed oltretutto in questa modalità penalizzante per le professioni?

Come compreso il dubbio sorge dalla circostanza che Consigli, Ordini e Federazioni di categoria siano, a tutti gli effetti, enti associativi di diritto pubblico, che soggiacciono prima che alle ovvie regole di tutela professionale anche a quelle regole antitrust.

Stiamo parlando di prezzi fissi imposti, illeciti per la normativa antitrust, e oltretutto non remunerativi che potrebbero creare lo svilimento economico della professione oltre che un grave abbassamento qualitativo dei servizi offerti.

Il Parlamento europeo, in una risoluzione sulle tariffe delle professioni autonome adottata il 5 aprile 2001, ha sancito in modo inequivocabile che gli Stati membri sono autorizzati a stabilire e mantenere regimi di tariffe obbligatorie nei minimi e massimi, sempre che ciò avvenga nel perseguimento dell’interesse generale, al fine, cioè, di tutelare quell’elevato livello morale, etico e qualitativo che il cliente legittimamente si aspetta dal professionista.

Nel caso della ricostruzione post sisma non abbiamo né minimi e massimali ma solo prezzi imposti e per di più non in grado di tutelare tecnico e committente.

Sarebbe stata corretto equo e logico adottare una modalità di ribasso medio consigliato sulle parcelle professionali del 20-30% magari (come avvenuto al l’Aquila 2009 e Marche Umbria 1997) al fine di tener conto degli aspetti molteplici che riguardano la professione, non appiattendo così totalmente il valore delle prestazioni, e salvando il minimo utile per poter sopravvivere.

Ma sembra che qualcuno abbia pensato bene di agire in maniera unilaterale magari pensando: “si fa così e basta, per chi vuole lavorare ecco le tariffe” senza però comprendere che in questo modo si rischia di danneggiare irrimediabilmente il motore della ricostruzione.

E senza motore, si sa, non si va troppo lontani.

CONCLUSIONI

Crediamo che l’errore originario dell’imposizione di tariffe sia stata una vera e propria svendita della professionalità del territorio perpetrata senza coinvolgimento, senza controllo e senza alcuna condivisione.

I tecnici operanti nella ricostruzione devono essere rappresentati da soggetti del territorio e non da rappresentanti di reti tecniche a livello nazionale, il rischio, come avvenuto, è di impostare previsioni normative scollate dalla realtà.

Un vero atto di forza in sfregio agli attori più importanti della ricostruzione al quale si dovrà porre necessariamente rimedio, o per annullamento dell’accordo o per revisione radicale dello stesso, altrimenti sarà rivolta, pacifica certamente, ma pur sempre rivolta.

Desidereremmo poi sapere se:

Nell’approvazione della convenzione tra rete professioni tecniche e commissario è avvenuto il giusto coinvolgimento dei tecnici interessati dalla ricostruzione?

Sono state effettuate le necessarie valutazioni economiche per poter definire delle tariffe minime decorose?

Si sono effettuati dei confronti con le altre ricostruzione?

Sono state effettuate le dovute consultazioni dei tecnici locali anche attraverso gli ordini di riferimento?

Il nascente comitato si occuperà poi di tante altre situazioni quali ad esempio: continuo aggravio di competenze non retribuite, soluzioni al cumulo di incarichi, pagamento di un anticipo per far fronte alle spese di avvio progettazione, verifica preventiva delle ordinanze, perché la ricostruzione non può e non deve essere imposta ciecamente nei palazzi governativi romani ma dettata ragionevolmente dall’esperienza dei professionisti del nostro territorio.

L’obiettivo ricordiamolo è quello di salvarsi e non arricchirsi, quello che non si vuole è che a pagare la ricostruzione siano i professionisti tecnici.

Resta inteso che per poter incidere si debba essere numericamente significativi pertanto chiediamo partecipazione attiva e condivisione del messaggio.

Per maggiori informazioni e adesioni al comitato scriveteci.

25/08/2018

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