Il comma 13 dell’art. 105 del codice contratti pubblici prevede una forma di tutela del subappaltatore per mezzo del pagamento diretto da parte del committente pubblico, “La stazione appaltante corrisponde direttamente al subappaltatore, al cottimista, al prestatore di servizi ed al fornitore di beni o lavori, l’importo dovuto per le prestazioni dagli stessi eseguite nei seguenti casi: a) quando il subappaltatore o il cottimista è una microimpresa o piccola impresa; b) in caso di inadempimento da parte dell’appaltatore; c) su richiesta del subappaltatore e se la natura del contratto lo consente.”

Se per i casi a) e b) non abbiamo dubbi interpretativi si rilevano particolari problematiche per l’ipotesi legata alla natura del contratto d’appalto contemplata alla lettera c), dove in pratica non viene definito un bel nulla.

Il legislatore italiano ha tradotto letteralmente la formulazione contenuta nella direttiva comunitaria senza preoccuparsi di dar senso, non offrendo di fatto alcun elemento interpretativo volto a chiarire quale sia la natura del contratto che consente il pagamento diretto.

In concreto e in mancanza di indicazioni specifiche va detto il pagamento diretto appare sempre ammissibile, non riscontrandosi ragioni riconducibili alla natura del contratto di appalto che possano rendere non praticabile tale soluzione.

Ma la questione che vorremmo approfondire non è tanto quella dell’ambito di applicazione della norma quanto invece la prassi di concretizzazione della stessa in base alle obbligazioni assunte dal terzetto: Committente, Appaltatore, Subappaltatore.

Dunque. Chi fattura a chi? Chi paga chi? Chi libera chi?

Ad esempio in caso di raggruppamento temporaneo dove esiste un unico contratto tra committente e appaltatore (plurisoggettivo) la questione è più semplice, almeno sembra, “Il rapporto esistente tra le associate e la capogruppo di un raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) – istituito per l’esecuzione di un appalto pubblico – si inquadra, giuridicamente, nella figura del mandato collettivo speciale con rappresentanza, che, ai sensi dell’articolo 48, comma 16, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (c.d. codice appalti pubblici e contratti di concessione) “…non determina di per sé organizzazione o associazione degli operatori economici riuniti, ognuno dei quali conserva la propria autonomia ai fini della gestione, degli adempimenti fiscali e degli oneri sociali”. Ne deriva che gli obblighi di fatturazione ai sensi dell’articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, nei confronti della stazione appaltante, sono assolti dalle singole imprese associate relativamente ai lavori di competenza da ciascuna eseguiti. Ci aiuta a comprendere l’Agenzia delle Entrate con il Principio di diritto del n. 17/ 2018.

Le problematiche nel caso dell’ATI non riguardano tanto l’assetto delle obbligazioni, prestazioni – corresponsioni, bensì la contabilità interna al gruppo che deriva in primis dalla necessità di effettuare differenti ribassi in sede di offerta, ma questa è un’altra storia.

Torniamo però sullo schema di subappalto e pagamento diretto del subappaltatore…

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